mercoledì 30 ottobre 2013

Sabbia




" I momenti d'oro ci scorrono accanto
nel corso della vita e noi
non vediamo altro che sabbia.

Gli angeli vengono a farci visita
e noi li riconosciamo solo
quando se ne sono andati.
(George Eliot)
( Sabbia, Emanuela Peloso, olio su tela )

lunedì 28 ottobre 2013

Fatterellando: L'Italia dei lumi, il mito Olivetti




" Ognuno può suonare senza timore  e senza esitazione la nostra campana.
Essa ha voce soltanto per un mondo libero, materialmente più fascinoso
e spiritualmente più elevato."

La campana era il marchio distintivo di tutte le attività di Adriano Olivetti: dalla fondazione
che porta il suo nome, al Movimento Comunità - la forza politica che l'industriale canavese
lanciò negli anni '50 - alle Edizioni di Comunità, la casa editrice fondata nel 1946.






Da poco tempo la fondazione Adriano Olivetti e Beniamino De Liguori, nipote
dell'ingegnere, hanno rilevato il marchio dalla Mondadori e rilanciato la casa editrice
che è ritornata nelle librerie, con lo storico simbolo della campana, e gli scritti di Olivetti in una forma 
agile e moderna. Sono usciti "Ai lavoratori", " Democrazia senza partiti ", " Il cammino della comunità ",
" Il mondo che nasce " e a breve " Adriano Olivetti, la biografia ".






Non c'è altro modo  per conoscere a fondo l'imprenditore di Ivrea che leggere i suoi 
scritti. Non bisogna lasciarsi spaventare  dalle introduzioni ai libri affidate a intellettuali
dell'ortodossia di sinistra che ne fanno quasi un paladino del conservatorismo
social - comunista e un difensore della Costituzione " più bella del mondo ".
Dalla viva fonte dei suoi testi  di Olivetti emerge una figura molto più poliedrica e sfaccettata
dell'etichetta di "imprenditore rosso "  che per comodità sia destra che sinistra gli hanno appiccicato.






Olivetti è uno Steve Jobs per la capacità di conquistare il mondo con prodotti innovativi
e con un design rivoluzionario, è un po' Robert Owen per l'utopismo comunitario e la spinta
solidaristica verso gli operai: " L'impresa contrae un debito reciproco con i lavoratori ", scriveva, 
" a causa della fatica che chiede loro. " Per questo motivo gli operai maturano un " risarcimento "
che l'ingegnere di Ivrea ripaga con stabilimenti architettonicamente all'avanguardia: giardini, fontane,
mense, biblioteche e servizi sociali. Fabbriche con ampie finestre per poter guardare il paesaggio
perchè l'operaio non sigilla la sua vita nell'edificio, ma anche per permettere alla comunità di guardare 
nella fabbrica. Gli stabilimenti sono senza recinti, così come i servizi sociali.
Tutto  è concepito per far contaminare la produzione con il territorio, con la Comunità.






Un'idea di società, competizione, solidarietà, capitalismo " in estrema antitesi con quella, 
purtroppo vincente, monopolista e complice della peggiore politica italiana, nata nella vicina 
Torino" come ha sottolineato Luca Negri su "L'Intraprendente".






Anche dal punto di vista urbanistico Ivrea, persino nei periodi di maggior occupazione, non ha subito
un inurbanamento come quello visto a Torino con la Fiat.
Olivetti era terrorizzato dall'inurbanamento e aveva favorito meccanismi che impedissero
lo spopolamento delle campagne. L'ingegnere Adriano da imprenditore guardava al futuro e all'innovazione
ma da pensatore temeva una civiltà industriale che avrebbe negato la spiritualità e distrutto le comunità
tradizionali. " Olivetti ha sempre mantenuto al centro della sua riflessione e della sua attività industriale
l'idea che la fabbrica, i centri produttivi e il progresso siano al servizio della solidarietà e di un 
fine spirituale " , spiega Beniamino De Liguori.






La spiritualità. Un altro aspetto interessantissimo e poco sottolineato della personalità di Olivetti.
Figlio di padre ebreo e madre valdese, cresciuto negli ambienti laici  e azionisti, Adriano si battezza a quasi 50 anni, dopo essersi formato sul personalismo francese di Maritain e facendo dell'identità
cristiana un elemento fondamentale della sua idea  di comunità: " Non si potrà più parlare di divorzio
tra Stato e Chiesa ", scriveva, "cadranno le semplicistiche formule cavouriane o giolittiane della
libera Chiesa in libero Stato ", perchè entrambe si occupano di aspetti inscindibili della vita umana: 
" la soluzione personalista e comunitaria è la sola coerente e soddisfacente ".






Visionario come Jobs, socialista alla Orwen, Olivetti era anche federalista alla Cattaneo,
per quell'idea istituzionale di comunità reali decentrate e autonome, maturata nell'esilio svizzero 
durante il fascismo. " Contro lo Stato non ho bisogno di spendere troppe parole ", scrive Olivetti,
" è troppo lontano fisicamente e moralmente dai nostri problemi e dai nostri interessi".
Schiacciato dalle due Chiese centraliste - lo statalismo comunista e il paternalismo democristiano -
Olivetti mostra anche accenti sturziani e enaudiani: " Diremo al popolo: non eccitate all'odio di classe,
ricadrebbe su di voi", piuttosto " accusate lo Stato e i partiti che preparano false costituzioni in cui
la polizia di Stato vigilerà sulla libertà di stampa e un ingranaggio invisibile prenderà i danari dai
vostri salari, danari che vi saranno restituiti per un decimo solo in servizi sociali mal condotti."






Socialista, comunitarista, sussidiarista, innovatore, urbanista visionario, cattolico alla guida di
un partito laico, federalista, liberista solidale. Olivetti era tutto questo insieme. Molto più originale e poliedrico della figura che una certa " vulgata ", per pigrizia o per convenienza, ha diffuso negli anni.
D'altronde basta guardare la sua biblioteca o il catalogo delle pubblicazioni della sua casa editrice per
capirne la formazione culturale: spiritualisti come Soloviev, radicali come Guglielmo Ferrero ed
 Ernesto Rossi, anticomunisti come Koestler e Ignazio Silone, economisti con visioni opposte  come
Napoleoni e Einaudi, John Kennethh Galbraith e Joseph Shumpeter, e poi Kierkegaard, 
Weil, Munford e Steiner.






Per molti versi Adriano Olivetti rappresenta quello che in Italia la classe dirigente, il capitalismo,
ma anche la cultura socialista dovevano essere e non sono stati.

" Ma noi non siamo qui a celebrare la genialità di un uomo che non c'è più
ma a comprendere la lungimiranza del suo sguardo e l'attualità 
dell'impianto giuridico da dare alle comunità "




( Fotografie dal web )



Vi invito a passare da  Audrey  per conoscere
la storia della famiglia Olivetti



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La chicca di Melinda

L'innovazione di Olivetti nasce da Ravizza.

Giuseppe Ravizza, avvocato novarese, costruisce nel 1846
Il cembalo scrivano, l'antenato della macchina per scrivere che brevetta nel 1855.
Questa macchina usa un meccanismo di stampa che verrà ripreso nelle
prime macchine Remington prodotte industrialmente a partire dal 1874.
Olivetti, sull'idea di questo progetto iniziale, migliora il modo di costruire le macchine
da scrivere, anzi lo rivoluziona.
L'innovazione di Olivetti nasce da Pascal.
Blaise Pascal crea nel 1642 la prima calcolatrice automatica, la pascalina.
Sulla sua idea, Olivetti rinnova le calcolatrici.
Perciò diciamo: grazie Giuseppe, grazie Blaise, grazie Adriano!



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Il wallpaper di Xavier























sabato 26 ottobre 2013

Gran Bollito Storico Rinascimentale Piemontese






Esistono tre grandi piatti nella tradizione piemontese:
 il Bollito misto, la Finanziera, ed il Fritto misto.
 Piatti antichi, ma fatti ancor oggi, cari al nostro mangiare festivo ed amicale.



Parliamo del Gran Bollito

A partire dal primo novecento, il bollito è un piatto solenne.
E’ un piatto indicato nei grandi raduni familiari, nei banchetti fra amici, ma non va sottovalutato;
come tutti i grandi piatti apparentemente semplici e banali,
 il bollito nasconde numerosi accorgimenti indispensabili per una buona riuscita.
Innanzi tutto la scelta della carne: bue adulto, ben frollato e "mostoso" (non troppo magro, con venature di grasso bianco e morbido)
come già detto questo piatto richiede molta cura e alcune avvertenze per la cottura che,
se trascurate, lo possono trasformare in un piatto insignificante.
 La principale di queste è quella di inserire la carne nell’acqua in ebollizione tumultuosa e non a freddo. Ricordiamo inoltre che, sempre per preparare un buon lesso,
 bisogna che l’acqua sia salata nella giusta proporzione e cioè 7 grammi di sale per ogni litro di acqua,
in caso contrario, si verificherebbe la rapida fuoriuscita dei sali contenuti nella carne
 che di conseguenza resterebbe insipida e filosa.







Vittorio Emanuele Il, quando era Principe di Savoia in attesa del trono,
scappava dalla Corte di Torino «per lui bigotta e noiosissima dove era costretto a recite di devozioni, a portare rigide uniformi dai colletti alti e duri, e a mangiare male, cattivi brodetti magri e speziati, alla maniera della corte di Vienna»
 e andava spesso  a Moncalvo, con tre scopi:
andare a caccia, fruire di spicciativi amori con villanelle compiacenti e fare con gli amici
allegre mangiate di Bollito, generosamente accompagnato da Barbera.
 L'Accademia Italiana della Cucina ha ricostruito la ricetta chiamandola del
 Grande Bollito Storico Risorgimentale Piemontese.
 Occorre anzitutto «un soggetto adatto»:  di razza piemontese, «della fassone» o «della coscia»
o «dal culo triplo», ben alimentato, di buon carattere, tranquillo,
 che non abbia mai lavorato né.. .fatto sport «questo dice, per ridere, ma non del tutto, l'Accademia».
 La carne, ben frollata, va cotta tutta immergendola in acqua già bollente,
 poco salata «si ritocca alla fine», con dentro il mazzo dei profumi
«rosmarino, aglio, lauro, sedano, cipolla, gambi di prezzemolo»
e tirata su al momento del servizio.







Il segreto dei sette tagli

Il Bollito si compone di 7 Tagli: groppa o capocollo o tenerone, gamba o stinco, pancia o scaramella o biancostato o grasso- magro, culatta, cappello da prete o «arrosto della vena» o sottopaletta, punta col suo fiocco, infine la Rolata «copertina di petto arrotolata e legata su un ripieno di lardo o prosciutto, salame cotto, due uova e una carota intere, erbe aromatiche e pepe, che viene poi tagliata a fette».
In pentole diverse si cuociono invece i 7 ammennicoli od ornamenti
- che sono pure carne, anzi sono loro che fanno il vero Bollito tipico -
vale a dire la Testina «completa di musetto, orecchio ed occhio, bocconi del buongustaio»,
 la Lingua, lo Zampino, la Coda «è buonissima, inoltre fa il brodo gustoso e perfetto»,
la Gallina, il Cotechino e la Lonza
«una copertina di petto grassa arrotolata sui suoi aromi, e arrostita a fuoco forte,
unico pezzo arrosto che fa parte del Bollito!».
 Si va a tavola e subito - dopo appena qualche pezzo di cacciatorino per far la bocca al primo Barbera - viene servito il gigantesco Bollito caldo e fumante,
 distribuito in 14 pezzi per ciascun commensale, si intende in due o tre riprese, e salvi i generosi bis.
 Sul tavolo, grosso pane di campagna a fette, e sale grosso che va sparso nel piatto sui tocchi di carne calda, ripulendoli poi col coltello.







Ci voglio 7 «bagnetti» e sette contorni
Il grande «piatto unico» va completato con i suoi 7 bagnetti e 7 contorni.
Qualcuno dice che si dovrebbero aggiungere: «7 appetiti»!
 Se questo favoloso Bollito va ordinato e predisposto per tempo,
 più facilmente si può fare quello sui 3 tagli e 3 ammennicoli, con 3 contorni e 3 bagnetti,
che può essere piatto di tutte le domeniche.
Allora i 3 bagnetti saranno quello verde rustico
 «trito di aglio, prezzemolo, acciuga, mollica bagnata nell'aceto, olio e una punta di spagnolino»,
il bagnetto verde raffinato «gli stessi ingredienti con meno aglio, in più capperi, uovo sodo,
qualche sottaceto tritato e qualche erbetta odorosa dell'orto» e il bagnetto rosso
di tomatiche cotte «con alloro, zucchero, aceto e poca senape».
 I contorni indispensabili sono le patate bianche lesse
«che ognuno potrà schiacciarsi nel piatto a suo piacere, con burro fresco e con buon olio,
disponibili in tavola»,
gli spinaci al burro con o senza acciuga,
una insalata di cipolle rosse lesse in aceto, ben croccanti.
Vino, solo buon Barbera, che io preferisco invecchiato
. Dopo tanto bollito, è finita, viene solo il dolce!








Antico Gran Bollito Misto Piemontese

Sette tagli di carne:

Capocollo o Tenerone
Stinco
Scaramella
Culatta o Scamone
Cappello da prete o Arrosto della vena
Punta col suo fiocco
Noce

Sette frattaglie:

Lingua
Testina con musetto
Coda
Zampino
Cotechino
Gallina o Cappone
Rollata o Lonza

Sette salse:

Salsa verde ricca
Salsa verde rustica
Salsa rossa
Salsa al cren
Salsa cugnà
Salsa al miele
Mostarda


In certe parte del Piemonte alcune vengono sostituite o aggiunte alle 7, che sono:

Salsa pearà
Salsa peverada

Sette accompagnamenti:

Cipolline al burro o insalata di cipolle rosse
Patate lesse
Rape lesse
Foglie di verda al burro
Zucchini al burro
Finocchi al burro
Carote lesse

Per il brodo:
Acqua
Carote
Cipolle
Sedano
Aglio
Sale
Rosmarino
Pepe nero
un sacchetto di Fieno












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Iniziamo la lunga spiegazione della cottura di questo magnifico piatto unico e conviviale.

Innanzitutto sfaterò subito il detto" Buon bollito vien da sè buon brodo"
NO!


Regola principale da apprendere è che:

Per ottenere un buon brodo ( qualsivoglia sia la carne che si usa o il taglio) bisogna immergere la carne,
 le verdure e gli aromi in acqua fredda a proseguire poi la cottura.

Per ottenere un buon bollito, bisogna immergere la carne a liquido in bollitura, mai prima,
così facendo le proteine della carne e i suoi nutrienti non verranno rilasciati nel liquido







Tenete presente che, o avete una cucina industriale, o dovrete cuocere i vari pezzi a tempi alterni,
primo perchè i vari componenti non vanno cotti tutti nella stessa pentola,
secondo perchè i pezzi di carne non sono così piccoli e quindi dovranno essere messi in pentole adeguatamente grandi, terzo perchè ogni pezzo ha tempi di cottura differenti.

I componenti dovrete dividerli così:

Una/due pentole per cuocere i sette tagli di manzo assieme alla coda.
Una pentola per cuocere la lingua.
Una pentola per cuocere la testina.
Una pentola per cuocere la gallina o il cappone.
Una pentola per cuocere il cotechino assieme allo zampino.
Una casseruola per arrostire la rollata.

Ricordatevi che per prepararlo, ci vorrà moltissimo tempo, parecchie ore.

Iniziate pulendo da parti dure e fibrose, da legamenti e ossa sbriciolate i vari pezzi di carne;
 legateli con il filo da cucina.
Fiammeggiate la gallina /cappone, legategli le zampe.
Preparate la rollata stendendo il pezzo di petto, dovrà essere ben grasso,
ricopritelo con delle fette un pò spesse di prosciutto cotto, sale e rosmarino e aglio schiacciato e spalmato.
Arrotolatela su se stessa e legatela con del filo da cucina in modo che in cottura non vada ad aprirsi.







MANZO: 3h1/2 tempi differenti per ogni pezzo
In una pentola a bordi molto alti, versate abbondante acqua fredda e aggiungetevi:
Le carote, le cipolle,il sedano, l'aglio,il rosmarino, alcuni grani di pepe e
 se riuscite a trovarlo, un sacchettino di garza con del fieno secco dentro.
Portate a ebollizione e lasciate bollire per circa 20 minuti.
A questo punto aggiungetevi i sette tagli di manzo, più la coda;
se avete una pentola piccina, o dei tagli molto grossi,
fate questo procedimento su 2 pentole.
State attendi, il fuoco và a fiamma bassa, la cottura dovrà essere dolce e prolungata;
schiumate spesso le varie casseruole, attenzione non scuocere i vari pezzi,
 che hanno obbligatoriamente cotture differenti; una volta che un pezzo è cotto,
tiratelo fuori e mettetelo in un contenitore dove rimarrà al caldo.








ROLLATA 1h1/2
Circa un oretta prima di portare in tavola, ricordatevi di arrostire lentamente la rollata su un letto di burro fuso e foglie di salvia, sfumate con del buon vino bianco e procedete fino a cottura ultimata.
Tenetela in caldo.








GALLINA O CAPPONE: 1h 1/2 - 2h
Fiammeggiate la gallina o il cappone, fiammeggiando tutto il corpo e
togliendo minuziosamente ogni piumetta ; lasciategli la testa e le zampe, ovviamente super pulite,
sempre se ai commensali non farà senso, altrimenti levateli.
Cuocetelo in una pentola in cui avrete precedentemente messo abbondante acqua , sale, una carota,
una cipolla del sedano, delle foglie di salvia e un rametto di rosmarino
 e portato a ebollizione, dopo 10 minuti dall'ebollizione aggiungete la gallina
 che in base al peso cuocerà in 1 ora e mezza circa.








TESTINA: 2h

Fate cuocere per due ore, in una pentola separata la  la testina con una manciata di sale grosso,
 mezza cipolla, uno spicchio d’aglio, il pepe nero, ed una carota.








COTECHINO: 4h
Ricordatevi che il cotechino ha una cottura lunghissima, la procedura è la seguente:
Si procede bucando la pelle del cotechino con uno stuzzicadenti in parecchi punti
per permettere la fuoriuscita del vapore durante la cottura,
poi lo si avvolge in una garza, lo si lega e lo si mette in una pentola di acqua fredda,
 tanta che ne sia ricoperto.
Mettere la pentola, con coperchio, su un fuoco medio e attendere che inizi a bollire.
A questo punto abbassare il fuoco in modo che dal coperchio esca solo un filo di vapore.
Deve bollire così per altre quattro ore.
 Alcuni sostituiscono l'acqua dopo un paio d'ore con altra già bollente.








LINGUA: 3h1/2 più 12h di ammollo

La lingua và trattata in maniera particolare, appena comprata và strofinata con del sale grosso,
in questo modo ogni eventuale residuo ci potesse ancora essere, verrà eliminato.
Fatto questo dovrà essere messa in ammollo in acqua per 12 ore, e poi cucinata.
L'acqua dell'ammollo và cambiata ogni 2 ore circa.
Una volta pronta, và messa in acqua fredda con aggiunta di carote cipolle e sedano
 e cotta per circa 3 ore, o finchè punzecchiandola con una forchetta non riscontrerete più nessuna resistenza.
Attenzione che , una volta cotta dovrete lasciarla nel suo brodo
( che dovrà poi essere butato via) e prima di servirla dovrete tirarla fuori,
spellarla della sua pelle dura ,tagliarla a fette e servirla.








Gli accompagnamenti, vien da sè che li sapete fare no?
Bollite le verdure che vanno servite lesse e tenetele al caldo.
Saltate le verdure che vanno cotte nel burro e tenetele al caldo.







Le salse sono un'altro paio di maniche......



Salsa Verde Ricca e Rustica ( BAGNET VERD )





Tra le due l'unica differenza è che nella Ricca si aggiungono 2/3 rossi d'uovo sodi e 10 capperi dissalati.

1 mazzo di prezzemolo lavato e asciugato
3 acciughe dissalate
2 spicchi d'aglio
150 gr di mollica di pane raffermo
aceto di mele
sale
olio ligure

Mettete a bagno la mollica nell'aceto e poi strizzate via tutto il liquido.
In un mortaio/mixer tritare i componenti solidi e inspessiteli con l'olio a filo, finchè non otterrete una crema dalla consistenza spalmabile.
Il Bagnet verd è una salsa che va preparata il giorno prima





Salsa Rossa ( BAGNET RUS)

6 grossi pomodori maturi
1 cipolla grossa
1/2 peperone rosso
2 spicchi di aglio
1 carota
olio di oliva
aceto di vino
peperoncino rosso q.b.
1 cucchiaino di zucchero q.b.
Sale q.b.

Lavati e tritati i pomodori, la carota, la cipolla il peperone e l'aglio,
si uniscono un pizzico di peperoncino, un cucchiaio di aceto, un cucchiaino di zucchero,
 sale e olio di oliva.
Si pone il tutto in un recipiente e si lascia cuocere a fuoco lento,
per circa tre ore, finché la salsa raggiunge una certa densità.
Si passano, quindi, le verdure al setaccio, si unisce altro olio di oliva, e, ancora, un po' di sale.




Salsa di miele ( SAUSA DI AVIJE )

150 gr di miele di acacia
1 cucchiaio di senape in polvere
10 gherigli di noci
qualche cucchiaio di brodo

Eliminate la pellicina scura dai gherigli,
 tuffandoli per qualche minuto in acqua bollente.
 Poi pestateli in un mortaio fino a ridurli in una pasta omogenea, oppure tritateli finemente nel mixer.
Versateli in una ciotola e aggiungetevi la polvere di senape e il brodo, mescolate per rendere omogeneo
Aggiungete a filo il miele e girate finchè non diventerà bella compatta e fluida.
Questa salsa andrebbe fatta il giorno prima e lasciata riposare.





Salsa al Cren

250 gr di rafano
2 cucchiaini di zucchero
8 cucchiai di aceto di mele
100 gr di mollica di pane
2 cucchiaio di olio d'oliva


Lavate la radice di cren o rafano (deve essere molto fresca e tenera) sotto l'acqua corrente, asciugatela bene, quindi raschiatela con il coltello e grattugiatela finemente; mettetela poi in un recipiente e aggiungete 100 gr di mollica di pane, mezzo bicchiere di aceto di mele, due cucchiai di olio, un cucchiaino di zucchero, un pizzico di sale fino e mescolate bene per amalgamare gli ingredienti: ed eccola pronta.







Cugnà

2 kg di uva
1/2 kg di mele renette
1/2 kg di fichi non troppo maturi
1/2 kg di pere Madernassa
10 g di cannella in stecca
15 chiodi di garofano
100 g di gherigli di noci e nocciole tostate.


Pigiate l'uva e fatela passare al setaccio per liberare il mosto dai vinaccioli, dai raspi e dalla bucce.
 Mettete il mosto al fuoco e portatelo ad ebollizione, facendolo consumare a giusta concentrazione.
Aggiungete le mele tagliate a spicchi, i fichi, le pere sbucciate ma lasciate intere,
 la cannella e i chiodi di garofano.
Continuate a far bollire finché la frutta è cotta e l'insieme ha una consistenza sciropposa.
Prima di togliere dal fuoco aggiungete le noci e le nocciole.








Mostarda


La mostarda è lunghissima e difficilissima da fare in casa, consiglio quindi di utilizzarne una già pronta,
in commercio ne esistono di ottime









Ora si passa al bon ton del bollito......che ho generosamente estratto da
“a tavola con il gran bollito piemontese” Consorzio di tutela della Razza Piemontese – Cuneo

Sul tavolo pane, grosse “grisse” e pane di Re Carlo Alberto con le noci, olio e pepe,
ciotole di sale grosso da spargere sulla carne togliendolo poi col coltello al momento di fare il boccone, piattino di burro da schiacciare con le patate bollenti, ampolle di olio extra vergine per condire le patate,
per allungare i bagnetti e le salse, ampolle di aceto di vino rosso per correggere e ritoccare i bagnetti e le salse.

Il commensale si presenti ben vuoto, riposato e ben disposto,
non faccia calcoli di tempo e men che meno di calorie.
Utilizzi un coltello affilatissimo e due piatti, 1 per le sole carni e 1 per i bagnetti e contorni di verdura.

…Non si mischino i bagnetti, non si beva acqua specie in principio, si morda piccolo nel pane e grosso nella carne, è un mangiare da signori!

I Vini Un bianco Arneis o un Favorita per l’aperitivo con stuzzichini di burro e acciuga, si prosegua con un Barbera giovane e vivace, poi Barbera fermo e forte di 2 o 3 anni per tutto il pasto,
al dessert Malvasia o Moscato fermo.
 La conclusione del banchetto:
Una piccola tazza di brodo ristretto con un cucchiaio di Barbera oppure con formaggio grattugiato.







Come dessert uno zabaglione caldo al Barbera con i biscotti di meliga  o con i savoiardi,
Pere Madernassa al vino, caffè, grappe.




( Fotografie dal web )










venerdì 25 ottobre 2013

Compleanno!!!

Ieri era il mio compleanno e oggi voglio condividere con voi
i bellissimi regali che mi avete inviato.

Audrey mi ha lasciata senza parole con il dolcissimo post
che mi ha dedicato e che posto qui sotto...
il regalo veramente grande è la sua amicizia





Tanti auguri Antonella!!!






L'amicizia è un tesoro difficile da scovare, un legame complicato da coltivare, un sentimento d'unione e di fedeltà.
Si dice che esistano diversi gradi d'amicizia, si parte dalla simpatia per arrivare all'intimità fatta di confidenze reciproche e fiducia.
Ovviamente questo sentimento ha origini antiche, i Greci portano come esempio d'amicizia quella fra Oreste e Pilade. Aristotele, invece, distingueva tre tipi di amicizia: quella basata sul piacere, quella fondata sull'interesse e quella nata dalla bontà.
Per me, che sono crescita con il libro di Antoine de Saint-Exupéry sotto il cuscino, l'amicizia è fatta da tanti fasi e da un avvicinarsi lento e delicato che diventa quasi un abitudine della quale non si può fare a meno, un po' come accadde tra il Piccolo Principe e la sua volpe.
Oggi è un giorno speciale perchè la mia amica Antonella, autrice del blog Il tempo ritrovato, compie gli anni. Sono settimane che penso ad un regalo diverso, originale e importante, ma gira che ti rigira mi venivano in mente sempre le solite cose scontate, poi però ho pensato alla nostra amicizia a come è nata, ma soprattutto a come è cresciuta con i giorni, i mesi e da un po' di tempo credo che abbia  anche compito più di un anno.
Con Antonella ho condiviso tanto, le gioie, i dolori, le paure, le felicità, i dubbi, i momenti no e anche quelli si, le feste e anche il passato; abbiamo creato una rubrica tutta nostra per sentirci più unite e non passa giorno che non ci sentiamo attraverso una chiamata, un messaggio o una mail.

La cosa assurda e che noi due siamo simili e diverse, il nostro legame è diventato forte come quello di due sorelle anche se potremmo essere madre e figlia, quando parliamo di politica sembriamo più Don Camillo e Peppone, mentre in campo letterario siamo un po' Marai e Hosseini (ovviamente dei poveri, visto che non abbiamo la loro grandezza e bravura), in cucina siamo tradizione e fusione e se fossimo parte integrante della natura io sarei il mare e lei le montagne, lei la luna ed io le stelle. Però tutte queste diversità non possono far nulla per mutare la nostra amicizia, il legame che si è creato e l'alchimia che è nata senza esserci mai viste di persona.


Antonella il mio regalo per te è piccolo e per nulla costoso ma sincero.
Questo è il modo più bello che ho trovato per dirti Tanti Auguri e sentirti un po' vicina anche se sei lontana.
















E poi un grazie a Betty per i delicatissimi fiori






E un grazie a Beatrice e a Xavier
per la loro simpatica cartolina
( la cartolina non sono riuscita a copiarla, ma il cagnetto che 
l'ha consegnata sì...)






Grazie a tutti per i vostri auguri,
un abbraccio!!!







giovedì 24 ottobre 2013

Oriana Fallaci, Gli Antipatici




Pubblicato da Rizzoli nel 1963 e tradotto in sei Paesi,  Gli antipatici è un’inchiesta formidabile e irriverente che raccoglie diciotto faccia a faccia tra la giovane Fallaci e le star più celebri di quei tempi.
Attori, registi, atleti, scrittori, musicisti, politici, playboy: nessuno viene risparmiato dall’ostinazione e il sense of humour della trentaquattrenne Oriana, già candidata all’Olimpo del giornalismo mondiale.






Ci sono personaggi sempre sulla bocca di tutti, e dei quali tutto si sa e tutto si dice: «Ovunque si parla di loro, ovunque si discute di loro, delle loro gesta, dei loro amori, delle loro corride, delle loro poesie»: sono gli antipatici, sono le star che occupano sempre le prime pagine della cronaca e dei pettegolezzi, che invadono la vita di chiunque senza chiedere permesso per spiattellare sulla piazza le loro storie, pubbliche o private che siano.
Personaggi bizzarri, che spesso durante gli incontri svelano lati sorprendenti del proprio carattere, pronti a qualunque cosa pur di farsi notare: sono i protagonisti delle diciotto interviste scelte da Oriana tra quelle pubblicate sull’«Europeo» a partire dal 1954.
Ingrid Bergman, Don Jaime de Mora y Aragón, Nilde Iotti, Federico Fellini, Arletty, Baby Pignatari, Catherine Spaak, Gianni Rivera, Afdera Fonda Franchetti, Antonio Ordoñez, Cayetana d’Alba, Salvatore Quasimodo, Jeanne Moreau, Alfred Hitchcock, Anna Magnani, Porfirio Rubirosa, Natalia Ginzburg e Giancarlo Menotti sono le star intervistate in questa raccolta, dove ogni incontro è introdotto da un ritratto basato sull’impressione personale che la Fallaci si è fatta nel corso della conversazione: «ho fatto precedere ogni intervista da una presentazione [...]. Racconta anche altre cose che non sempre hanno a che fare con l’intervista e che, inevitabilmente, contengono un giudizio sull’intervistato. Ciò non piacerà ai cultori del giornalismo obiettivo per i quali il giudizio è mancanza di obiettività: ma la cosa mi turba pochissimo. Quel che essi chiamano obiettività non esiste. L’obiettività è ipocrisia, presunzione: poiché parte dal presupposto che chi fornisce una notizia o un ritratto abbia scoperto il vero del Vero».






E questo giudizio, inutile sottolinearlo, non sarà sempre lusinghiero. Per portare un unico esempio, su Hitchcock che aveva sempre adorato la Fallaci non potrà fare a meno di scrivere: «Ad essere obiettivi, era decisamente schifoso: gonfio, paonazzo, una foca vestita da uomo. Non gli mancavan che i baffi. Da quel grasso di foca il sudore colava copioso ed olioso, in più fumava un puzzolentissimo sigaro che aveva il solo vantaggio di nasconderlo per lunghi secondi dietro una densa nube azzurrina».





( fotografie dal web )









mercoledì 23 ottobre 2013

L'Avvocato per forza che divenne fondatore del CAI




Il Club Alpino Italiano venne fondato a Torino il 23 ottobre 1863
in base di Quintino Sella che all'epoca era già stato
Ministro delle Finanze nel governo Rattazzi ed avrebbe continuato ad esserlo
nei successivi.
Primo Presidente del Sodalizio fu il Barone Ferdinando Perrone di San Martino.
Non tutti sanno però che Fondatore del CAI fu anche
Bartolomeo Gastaldi, geologo torinese, primo vice-presidente e successivamente
Presidente dal 1864 al 1872.







Bartolomeo nacque a Torino il 10 febbraio 1818.
Secondogenito di un avvocato conosciuto e di Maria Volpato,
della nota famiglia di antiquari ed incisori,
seguì gli studi adeguandosi alla volontà dei genitori, si laureò brillantemente
in legge nel 1839. Nel 1843 il padre mori; Bartolomeo abbandonò l'attività forense per dedicarsi
alle sue vere passioni:  la geologia e la paleontologia.







La sua formazione professionale ebbe dunque un impulso tardivo
poichè Bartolomeo si recò a Parigi  per frequentare presso
il College de France  e la Sorbona
i corsi di mineralogia e scienze naturali soltanto nel 1845 .






Durante il soggiorno transalpino, conobbe il giovane Quintino Sella,
 studioso di cristallografia, con il quale instaurò un duraturo rapporto d'amicizia.
 Tornato in Italia, proprio grazie all'amico divenne segretario
dell'Istituto Tecnico di Torino
ed invitato a collaborare nel riordino della collezione mineralogica del celebre Complesso.







Nel 1854, a seguito del ritrovamento nel lago di Zurigo di
insediamenti abitativi palafitticoli, Gastaldi si mise all'opera nel tentativo riuscito
di trovare qualche cosa di analogo anche nel nostro Paese,
diventando così un autentico precursore della paletnologia,
vale a dire della scienza che studia le civiltà preistoriche.






Intanto, l'Istituto era diventato " Scuola di Applicazione per Ingegneri "
subito dopo l'Unità d'Italia, la sede spostata presso il castello del Valentino
e Bartolomeo nominato assistente alla cattedre di mineralogia e geologia
dove titolare era lo stesso Quintino.
Chiesta da quest'ultimo l'aspettativa per intraprendere l'attività politica,
Gastaldi divenne professore ordinario nel 1863.






Dall'anno dopo, e per ulteriori 14 anni, si dedicò alla stesura
della carta geologica del territorio biellese,
unitamente al progetto più articolato dell'intero comparto delle
Alpi Piemontesi.







Componente dell'Accademia Nazionale delle Scienze dal 1870,
divenne Consigliere Comunale di Torino e nel 1875
assunse la direzione del locale Museo Civico, donando al Museo stesso
la sua importante collezione di reperti paletnologici.
Accademico dei Lincei e membro delle Società Geologiche di Londra e Vienna,
nel 1878 venne nominato professore di Geologia presso l'Università del Piemonte.
Morì improvvisamente il 15 gennaio 1879





( Sergio De Benedetti, Libero del 17 ottobre 2013)
( Fotografie dal web)





Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")