mercoledì 22 aprile 2015

Mito di Arianna, il labirinto e il suo simbolismo



Nel labirinto non ci si perde

Nel labirinto ci si trova

Nel labirinto non si incontra il Minotauro

Nel labirinto si incontra se stessi

H. Kern




La storia che vede coinvolti Arianna e Teseo si intreccia con quella del Minotauro. Minosse, re di Creta, pregò Poseidone (dio del mare) di inviargli un toro, promettendo di sacrificarlo in suo onore. Poseidone acconsentì e fece uscire dal mare un bellissimo e possente toro bianco, di valore inestimabile.

Vista la bellezza dell'animale, Minosse decise di tenerlo per le sue mandrie, come toro da monta, sacrificando al dio un altro animale. Il dio del mare, naturalmente, si accorse dell’inganno e lo punì facendo innamorare perdutamente Pasifae, moglie di Minosse, del toro stesso. Nonostante quello fosse un animale e lei una donna, ella desiderava ardentemente accoppiarsi con esso. Divenne per lei una sorta di ossessione voleva a tutti i costi soddisfare il proprio desiderio carnale.
La donna, per realizzare questa insana passione, venne aiutata da Dedalo, che costruì per lei una vacca di legno montata su ruote, ricoperta di una pelle bovina e con l’interno cavo ove Pasifae si nascose. Il toro la montò considerandola un animale vero.









Dalla loro unione nacque Asterio, chiamato Minotauro (da “minos” che in cretese significa re e “tauro” che significa toro). Questi aveva il corpo umanoide e bipede, ma aveva zoccoli, pelliccia bovina, coda e testa di toro. Era selvaggio e feroce, perché la sua mente era completamente dominata dall'istinto animale.
Naturalmente un mostro del genere non poteva vivere nella reggia di Minosse per il terrore che suscitava in tutte le persone con le quali veniva in contatto. Così il re incaricò Dedalo di costruire un labirinto per rinchiudervi il Minotauro. Si narra che Dedalo, aiutato dal figlio Icaro, alla fine della costruzione, rimanesse prigioniero a sua volta nel labirinto e solo utilizzando lo stratagemma delle ali di cera riuscì col figlio ad uscire da quel luogo.
Il Minotauro si cibava di carne umana e veniva nutrito con i fanciulli e le fanciulle condotte a Creta dalla città di Atene, precedentemente conquistata. A questo punto del mito interviene Teseo, figlio di Egeo e di Etra, eroe indomito, che da Atene parte alla volta di Creta assieme ai giovani da sacrificare al mostro. Promette al padre che al suo ritorno sarebbe tornato con le vele bianche spiegate al vento, segno della sua vittoria sul mostro.









Alla partenza vennero issate delle vele nere adatte alla natura malinconica della spedizione. Giunto a Creta venne ospitato alla corte di Minosse e qui, durante una gara, conosce Arianna che rimane letteralmente folgorata dalla bellezza e prestanza di Teseo. Nasce l’idillio. Teseo chiede ed ottiene di entrare per primo nel labirinto, e con l’aiuto di Arianna che le consegna il famoso gomitolo, si appresta ad affrontare il mostro.








Legato il gomitolo all’entrata del labirinto lo dipanò man mano che si addentrava in quel intricato dispiegarsi di cunicoli, stanze, anfratti, finché non incontrò il mostro. Teseo combatté il Minotauro a mani nude ed alla fine riuscì a spezzargli il collo. Quindi seguendo il filo si avviò all’uscita dove l’attendeva l’ansiosa Arianna. Radunati gli altri giovani, Arianna e Teseo presero il mare alla volta della Grecia. Ma la storia d’amore tra i due volge all’epilogo.
Teseo sulla via del ritorno realizzò le intenzioni di Arianna di convolare a giuste nozze una volta giunti ad Atene. Teseo dal canto suo, non aveva nessuna intenzione di prendere moglie, così mise in atto uno stratagemma per liberarsi della donna.
Con la scusa di dover fare delle provviste decise di far tappa all’isola di Nasso. In piena notte mentre Arianna dormiva, silenziosamente risalì sulla nave, abbandonando la poverina. Forse il termine piantare in asso deriva dall’abbandono di Arianna a Nasso.
Al risveglio Arianna non trova l’amato Teseo, né la nave e gonfia di rabbia e di dolore iniziò a piangere per giorni e giorni. Le sue grida risuonarono per tutta l’isola finché il dio Dioniso la trovò e la prese in sposa. Come regalo di nozze le donò un diadema forgiato da Efesto che alla sua morte venne tramutato nella costellazione della corona boreale. Nel frattempo Teseo ritornò in patria ma dimenticò di cambiare le vele, così il padre Egeo ritenendo che il figlio  fosse morto nell’impresa, si gettò dalle rocce dell’Acropoli in quel mare che da allora prese il suo nome. Teseo divenne re e governò saggiamente sul suo popolo.









Che dire di Arianna? Considerarla una donna sedotta ed abbandonata mi sembrerebbe di farle un nuovo oltraggio. In realtà parliamo di una principessa che avuto il torto di innamorarsi della persona sbagliata, che ha ceduto all’irresistibile forza dell’amore e per questa si è resa complice dell’uccisione del fratellastro, d’accordo, un mostro assetato di sangue, ma comunque sangue del suo sangue.
Non ha avuto esitazione a lasciare la casa paterna per andare a vivere ad Atene, città assoggettata da Creta, che chiedeva un tributo annuo di sette giovanetti e sette giovanette da dare in pasto al Minotauro, verosimilmente non vi avrebbe trovato calore e solidarietà. La forza del suo amore le faceva superare ogni ostacolo. Donna intelligente ed astuta, è sua l’idea del gomitolo, senza la quale Teseo, ancora oggi si troverebbe a girovagare per il labirinto in cerca dell’uscita.
Ma la sua intelligenza e la sua astuzia non la salvano dall’inganno di Teseo, probabilmente perché il suo amore le aveva fatto cadere tutte le normali difese, si fidava di quell’uomo, mai si sarebbe aspettato un tradimento dal suo amato. Così si addormenta tranquilla sull’isola, ignara del destino che l’attende.
Catullo (carme 64) descrive l’angoscia, il dolore di Arianna che vede allontanarsi dall’isola la nave con il suo amore.









Ed ecco sulla riva di Dia fra scrosci di onde
Arianna vede fuggire Teseo all'orizzonte
sulla nave che veloce s'allontana e in cuore
presa dal delirio non vuol credere ai propri occhi,
ora che strappata alle illusioni del sonno
si ritrova abbandonata sulla spiaggia deserta.
Batte coi remi il mare, l'ha dimenticata, fugge,
lasciando che i venti disperdano le sue promesse.


Realizza di essere stata abbandonata e dà libero sfogo al dolore ed alla rabbia, il pianto è straziante… finchè, come nelle favole che si rispettino, interviene il salvatore nelle vesti di Dioniso che la raccoglie e la fa sua sposa, regalandole quel diadema che rimarrà in eterno nel firmamento a testimonianza di una donna di valore.








Il Labirinto



Ciascuno di noi costruisce il proprio labirinto. Incontrando numerosi ostacoli nel corso della vita e tentando di superarli, non facciamo altro che iniziare un percorso di crescita entrando e uscendo di continuo da labirinti quotidiani. Il messaggio iniziatico del labirinto è presente in ogni istante del nostro vivere: l’iniziazione con il suo carico simbolico è la chiave per comprendere questo tema, e vuol dire rinascere una volta raggiunta l’uscita, dopo aver superato una sorta di simbolica morte temporanea. Ma, tra i molti interrogativi che possiamo porci, uno merita particolare attenzione: qual è l’uscita del labirinto?








Scopriamo che questo mondo è, con il suo caos, il risultato di un processo mentale che viene da lontano, dal passato remoto. Il centro di questo meccanismo è situato a Creta, nel secolo II a.C., nel Tempio di Cnosso, un luogo denso di contenuti misterici. Pensando a Cnosso evochiamo subito il labirinto come forma simbolica perché rappresenta un vero e proprio mito: è il labirinto onirico che si traduce in realtà perduta nei secoli e in archetipo dell’architettura intricata creata dall’uomo. Come un sogno del passato, Cnosso è la conseguenza dell’inconscio umano che ragiona “labirinticamente”. E, d’altra parte, il dedalo è una forma primaria della mente, un contenuto celebrale. Il labirinto è “un’idea” che, solo in un secondo momento, prende forma estetica attraverso la materia: è il percorso dell’uomo che insegue la conoscenza. Il dedalo è, dunque, la vita stessa.









Il mito greco del labirinto e del Minotauro di Cnosso si colloca tra la leggenda e l’allegoria, non è quindi un racconto verosimile ma evoca comunque figure e situazioni elevabili a simboli carichi di significato. Non abbiamo a che fare con una storia già conclusa ma con un simbolo che conserva ancor oggi la sua efficacia, cosa che influisce naturalmente anche sulla nostra visione. C’è una connessione cruciale tra i miti arcaici e i simboli prodotti dall’inconscio: ciò consente di identificare e di interpretare questi simboli in un contesto che conferisce loro prospettiva storica non meno che significato psicologico. La mente inconscia dell’uomo moderno conserva tuttora quella capacità simboleggiatrice che un tempo trovava espressione nelle credenze e nei rituali primitivi: e tale capacità svolge ancora un ruolo di vitale importanza psichica.









L’avventura del labirinto ha un significato di morte simbolica, un viaggio nel mondo degli inferi, un viaggio nell’aldilà. La via verso l’interno simboleggia al tempo stesso anche la via verso il basso e l’uscita vittoriosa dal labirinto può essere paragonata al riemergere dalla superficie del mare. Teseo penetra da solo nel labirinto, sostiene la lotta col Minotauro, riesce anche a uscire dal labirinto mediante l’astuzia e la prudenza (filo di Arianna); superata questa prova diventa re e fondatore di città.









Nel labirinto si nota una materializzazione pressoché perfetta del processo di iniziazione. Al centro del labirinto, l’ iniziando è solo con la sua realtà interiore, vi incontra se stesso, un principio divino, un Minotauro o qualsiasi altra cosa possa essere rappresentata da un “centro”. In ogni caso con il centro si intendono anche il luogo e la possibilità di una conoscenza così fondamentale da richiedere un mutamento di direzione radicale. Chi vuole tornare fuori dal labirinto, deve fare dietrofront e ripercorrere i suoi passi. Un mutamento di direzione significa il massimo allontanamento possibile dal proprio passato. L’inversione del moto al centro non significa perciò solo la rinuncia all’esistenza passata, ma anche un nuovo inizio. Chi esce dal labirinto, ne esce non come il vecchio, ma come rinato in una nuova fase o piano dell’esistenza. Al centro hanno luogo la morte e la rinascita. La via verso il centro del labirinto simboleggia la via verso il mondo sotterraneo, dove il ritorno alla madre Terra è connesso con la speranza di una rinascita. Il dedalo sembra assumere la forma di uno scambio simbolico in cui la morte e la vita sono lo sdoppiamento di una stessa realtà.









Il gioco del labirinto ha un significato rituale: serve a scongiurare – rappresentandola – la paura della morte, l’angoscia dell’uomo di fronte alla nullificazione di tutte le cose. E’ un percorso in due tempi: l’entrata nel labirinto e il faccia a faccia col mistero costituiscono la prima parte, in cui gli attori del gioco sperimentano la perdita di sé. Il ritorno alla luce rappresenta una nuova nascita, attesta la continuità della vita, che di generazione in generazione rinnova se stessa. Il “cuore” del labirinto assomiglia a un utero materno e il filo di Arianna ad un cordone ombelicale. Il Minotauro è un embrione, un germoglio  nel ventre della madre: ombra inquietante di possibilità inespresse, con cui, ciascuno è chiamato a confrontarsi.









Nella mitologia dunque ritroviamo il toro in veste di Minotauro, al centro del labirinto: il Minotauro è la versione negativa del toro, suggestiva rappresentazione del male da sconfiggere per superare la prova, per raggiungere uno status superiore, per procedere all’iniziazione. Il toro è al centro del dedalo e viene sacrificato: con il suo sangue genera vita e prosperità e scaccia via il negativo temuto tanto nel passato quanto nel presente. Il toro rappresenta, forse, la nostra stessa immagine al negativo, l’alter ego malefico di ciascuno di noi. Jung parla del Minotauro come dell’archetipo dell’immagine materna divorante e del percorso dell’anima verso l’equilibrio del proprio sé: esso è nella maggior parte dei casi espressione della brutalità, dell’istintualità irrazionale che non conosce morale , della violenza al di là del bene e del male. Il labirinto permette, attraverso la nostra guida, Arianna, di ritornare a tale componente di noi stessi, di prenderne atto, di rielaborarla per giungere ad un nuovo equilibrio. Noi stessi siamo artefici, cause efficienti della costruzione del dedalo al fine di isolare in un serrato ambito le nostre soverchianti angosce. Il Minotauro sostituisce allora l’angoscia libera originaria e allorchè la situazione diviene costrittiva, claustrale e il soggetto non ha possibilità di fuga, la conseguenza può essere il panico. Infatti, per coloro che soffrono di attacchi di panico è fondamentale avere nel loro percorso, fuori da casa , dei punti di riferimento familiari che creano come un filo conduttore rassicurante rispetto al perdersi nel mondo.








Il labirinto può essere interpretato anche come il tentativo, vano, da parte di Minosse di mascherare le proprie incoerenze, ipocrisie: il Minotauro è la rappresentazione antinomica del lato umano di Minosse, mistificato da quello politico. Dentro il labirinto vive, metaforicamente, lo stesso Minosse, che non vuole rinunciare al sé alienato della sua vita privata, nonché alla finzione di una vita pubblica irreprensibile. Il mito del Minotauro è il tentativo di celare il fallimento della politica scissa dall’etica, e quindi è di fatto un mito istituzionalizzato. E’ la rappresentazione simbolica del definitivo passaggio da una forma sociale comunitaria-primitiva a una chiaramente schiavistica. Minosse si rifiuta di sacrificarlo perché antepone al sé collettivo il sé privato.L’uccisione del Minotauro non è che l’espressione di una impossibilità, quella di poter continuare a celare ai cittadini del regno la dicotomia tra leggi giuste e società ingiusta. E’ la presa di coscienza della debolezza intrinseca del potere, un colpo inferto alla sua apparente legalità e stabilità. Nell’intreccio del mito Minosse non avrebbe mai potuto uccidere il Minotauro, perché sarebbe stato come uccidere se stesso, cioè la coscienza alienata. Il Minotauro cerca di fuggire dal labirinto ma non può, perché il labirinto  è diventata la sua seconda casa, in cui può vivere la sua seconda natura.









Nel labirinto, nel rito iniziatico, non c’è puro amore e mera fratellanza, bensì alleanza e violenza. C’è sostanzialmente una struttura negativa da cui tutto discende. L’amore è il frutto proibito, al centro del dedalo, un episodio all’interno di una complessiva impalcatura che comunica violenza. L’amore è la rosa tanto agognata dall’uomo, l’irraggiungibile bellezza a cui il genere umano mira per riscattarsi. Così Arianna rappresenta molto di più di un’aiutante che dona un mezzo fatato (il filo) a Teseo, per condurlo sano e salvo all’uscita del labirinto. Arianna è la rosa del labirinto, l’amore stesso. L’uomo, immerso nella violenza, sempre la cerca, la vuole. Arianna è l’eterno segreto della vita, fonte indispensabile che allontana i fantasmi e le paure.









Una linea dunque unisce vari aspetti del labirinto e su di essa viaggiano i frammenti principali della concettualizzazione sul dedalo: il rito e il culto, la danza rituale, il sacrificio e l’iniziazione, l’amore e l’uscita dal labirinto. In tutte le civiltà il labirinto sta a rappresentare in una guisa contorta e confusa il mondo della coscienza patriarcale; esso può essere penetrato solo da coloro che siano preparati a ricevere una speciale iniziazione al mondo misterioso dell’inconscio collettivo. In particolare, la via della conoscenza interiore proposta dal simbolo del labirinto ha rappresentato lo spostamento di Creta dalla cultura matrilineare a quella patriarcale.








Dopo aver superato questa prova rischiosa, Teseo porta in salvo Arianna, una fanciulla in pericolo. Questo salvataggio simboleggia la liberazione della figura dell’Anima dall’aspetto divorante dell’immagine materna. Finché essa non si è realizzata l’uomo è incapace di entrare positivamente in rapporto con le altre donne.

L’esperienza del labirinto ci propone un processo di iniziazione che ci conduce  verso il Centro, dove siamo soli di fronte alla nostra realtà interiore per prenderne coscienza. Qui ci possiamo perdere , perché il labirinto è luogo di mascheramenti e d’intransitabili nostalgie. Dove la maschera è l’ennesimo, inesorabile, travestimento dello stesso nulla, dello stesso vuoto,  insondabile presenza e lontananza del mistero.





( Immagini dal web )

20 commenti:

  1. Sei sempre molto brava Antonella. leggerò tutto non appena mi sarà possibile. Buona giornata.
    Paola

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    1. Grazie Paola, lo so spesso sono un po' troppo lunga e ci vuole molto tempo a leggere i post...lo leggerai più avanti.
      Un abbraccio.
      Antonella

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  2. Cara Antonella, i tuoi grandi post, ci provano ad insegnarmi tante cose, per questo dico, grazie cara amica.

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    1. Ciao Tomaso, grazie a te per trovare sempre interessanti questi post.
      Buona giornata.
      Antonella

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  3. Mi piace molto la mitologia Greca ^^ e ho letto volentieri il tuo post che è molto curato!
    Complimenti e a presto .. Dream Teller ^^

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    1. Grazie, la mitologia greca otre ad essere affascinante è sempre spunto per grandi riflessioni.
      Un abbraccio.
      Antonella

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  4. 3 De Chirico su 18 foto
    certo che lui era sensibile alle storie dell'antica Grecia,
    era nato lì!
    Te sei sempre brava a metterci sotto il naso queste cose.

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    1. ...e tu mi lusinghi...
      Un abbraccio.
      Antonella

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  5. bellissimo post, molto profondo e ammaliante. Il soggetto, la ricerca di noi stessi, è sempre un'attrazione atavica, una sfida che a volte ci mette di fronte a situazioni che preferiremmo evitare. E' molto difficile fronteggiare il Minotauro.
    Buon week-end! Renata

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    1. Eh sì, Renata, fronteggiare il Minotauro è difficile e ci fa molta paura...non è mai facile guardarsi in faccia senza veli.
      Un abbraccio e buona giornata.
      Antonella

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  6. Sono capitata qui per caso e ti faccio i miei complimenti per questo blog.Grazie :-)

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    1. Grazie Franci, è un piacere averti incontrata.
      Antonella

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  7. Mi ha sempre affascinata questa storia mitologica che poi a ben vedere come si dipana nel tuo post ha molto della nostra realtà.
    Fotografie perfette.
    Felice giornata
    Paolo

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    1. Sai, alla fine ogni storia mitologica è la storia dell'umanità nel suo insieme e nello stesso tempo la storia di ogni singolo uomo. Prima o poi tutti dobbiamo iniziare a percorrere il labirinto della nostra mente ed arrivare davanti al nostri io...
      Felice giornata anche a te.
      Antonella

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  8. Incredibile a quante cose ci sono dietro a questo mito... anche a me ha sempre affascinato questa storia :)
    Bravissima come sempre! Un grande bacione ♥

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    1. Grazie Vivy...questo mito è davvero la storia di ogni singolo uomo sulla terra!
      Un grande abbraccio.
      Antonella

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  9. Fin da bambina sono un'appassionata di mitologia greca e devo dire che ho apprezzato tantissimo questo post! Complimenti!!

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    1. Grazie Auryn, sono contenta che ti sia piaciuto e di averti incontrata.
      Antonella

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  10. Ciao Antonella,
    eccomi, finalmente sono riuscita a trovare il tempo necessario per godermi come si deve questo meraviglioso post che, soprattutto nella parte finale, mi ha affascinata e stregata. brava!!! complimenti!!! questa volta ti sei superata... :D
    Un abbraccione e buon 25 aprile

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    1. Ciao Audrey, grazie...come sai i post sul mito sono tutti dedicati a te, la rubrica stessa è dedicata a te e quindi mi fa maggiormente piacere vedere che lo hai apprezzato. Eh sì, il labirinto della nostra mente e del nostro inconscio è affascinante!
      Un bacione.
      Antonella

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Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")