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sabato 17 febbraio 2018

In viaggio sull' Orient Express




Un vagone è stato ritrovato in Spagna, in aperta campagna: era completamente abbandonato, dentro c'era solo una gallina. Una vettura di soggiorno era nascosta in Francia, dimenticata chissà dove assieme al suo incredibile tesoro: una delle più grandi collezioni di pezzi originali di Lalique. Altre stavano nelle officine della Compagnie Internationale de Wagons - lit, alcune in qualche museo, una a Brema. Rimettere insieme l'Orient Express non è stato facile. Ma c'è chi l'ha fatto.








Già. Avete presente il " treno dei re "? Ecco. Non è rimasto ( solo ) sulle pagine del celebre giallo di Agatha Christie o nei fotogrammi di qualche film di James Bond. Nossignori: l'Orient Express continua a viaggiare per mezza Europa e, con un pizzico di fortuna, potreste addirittura vederlo passare in stazione. Magari mentre aspettate il vostro regionale. Certo se pensate di adocchiare diplomatici, spie e avventurieri dal vago sapore letterario resterete delusi: oggi il convoglio dei convogli è un treno turistico. Anzi un " Museo Viaggiante ".








L'idea è nata a Montecarlo. E nel 1977, quando sono state messe all'asta ben 4 delle vetture originali costruite tra il 1925 3 il 1930: James Sherwood ne comprò due ( le altre se le aggiudicò il Re del Marocco, tanto per dire. ). Da allora è cominciata una vera e propria caccia al pezzo per recuperare vagoni e carrozze che nel frattempo erano finiti un po' dappertutto: negli anni 30 di vetture come quelle ne circolavano cieca 900. Su una di queste fu addirittura firmato l'importante armistizio tra la Francia e la Germania.








Ma non è tutto. Perchè ricreare il mito dell'Orient Express non è cosa da poco e sicuramente non si limita all'assemblaggio di qualche vagone ( 18 per essere precisi ). Il lavoro, quello duro è stata l'opera di restauro. Sì, perchè quelle carrozze tutte brandy e bicchieri di cristallo dovevano essere messe in grado di correre sui binari moderni e dovevano essere accomodate in modo da restituire la loro originaria ( e affascinante ) bellezza.








Ogni vettura è diversa dall'altra. Il treno " continentale " ( quello cioè che anche oggi fa il tragitto notturno ) è costituito da 12 vetture letto, 3 vetture ristorante, alcuni vagoni di servizio e una carrozza bar, dove fino a notte fonda suona un pianista e vengono serviti drink e bevande. In perfetto stile Belle Epoque!








E' stato un lavoro enorme, reperire pezzi di ricambio non è stato facile al punto che in molti casi architetti e tecnici hanno dovuto affidarsi al lavoro degli artigiani, come per esempio per i bicchieri che , attraverso vecchi disegni ritrovati, sono stati riprodotti minuziosamente. Niente, proprio niente è lasciato al caso.








E non per modo di dire. Mantenere l'iniziale splendore dell'Orient Express è un imperativo al quale non si può prescindere. Al punto che per quasi vent'anni quel treno ha continuato a viaggiare grazie al riscaldamento a carbone. Intendiamoci, ora non è più così: per motivi d'impatto ambientale anche l'Orient Express ha abbandonato gli sbuffi a vapore, ma fino a una manciata di anni fa succedeva.








Altro esempio? Se salite a bordo dimenticatevi la parola congelatore. In fondo in piena Belle Epoque non era facile trovare un frigorifero. Nemmeno sull'Orient Express. Esattamente come succedeva cent'anni fa il cibo freschissimo viene caricato a Venezia o a Boulogne, o dove serve, e lo chef, di assoluta qualità, cucina a bordo. Esattamente come succedeva cent'anni fa, quando nei grandi espressi europei i convogli si fermavano a disposizione dei capicuochi che scendevano per acquistare ciò che si trovava di fresco sul posto.








Il menù però non è quello originale degli anni 30: è stato un po' alleggerito, ma per ragioni, diciamo così,obbligati infatti esistono le carte originali che dimostrano che quei pranzi duravano quattro ore!








Insomma, nell'era del aerei e dell'Alta Velocità, quella dell'Orient Express è sicuramente una voce fuori dal coro. In ( appena ) 36 ore si può viaggiare da Venezia a Londra, ma non è la sola tratta disponibile: da almeno 10 anni l' Orient Express ferma alle stazioni di Istanbul, Praga, Vienna, Budapest: sempre nell'idea dei grandi espressi europei, sempre con quel retro gusto Anni Trenta che lascia anche la malinconia di una stagione ormai passata.








Certo, non è per tutte le tasche: basta fare un giro sul sito per rendersene conto. Ma non è un viaggio normale, è una crociera su ruote. Anzi su binari. Con buona pace di Agatha Christie.








Itinerario

Il viaggio Venezia - Parigi - Londra a bordo del Venice Simplon Orient Express dura 2 giorni e prevede cena, prima colazione, brunch e thè all'inglese pomeridiano, con uno stewart al servizio dei passeggeri durante tutto il tragitto. La stazione di partenza è quella di Santa Lucia a Venezia; il treno ferma 40 minuti nella stazione di Parigi est al mattino del secondo giorno; l'arrivo è a Victoria Station ( Londra )


Le cabine

Salone privato durante il giorno, con divano, poggia piedi e tavolino, che si trasforma in camera per la notte con l'allestimento dei letti. Bagno con asciugamani e oggetti di toeletta. Portabagagli e armadio.


Ristorazione

I pasti vengono cucinati direttamente a bordo da chef di elevata qualità.


Attività

La carrozza - bar è il luogo di riunione privilegiato dei passeggeri, per chiacchiere all'ora del thè, cominciare la serata ascoltando musica o prolungare la notte lungo le vie dell'Europa.








mercoledì 15 gennaio 2014

Londra ritrova il suo locale " tres chic"




Il cafè Royal al 68 di Regent Street a Londra,
sembrava ormai adagiato in una squisita, ma inarrestabile decadenza
quando fu chiuso nel 2009, dopo 148 anni di servizio.
Niente sembrava più adatto a quell'armoniosa strada neoclassica
di Piccadilly, disegnata da John Nash, l'architetto della Reggenza, nel 1821.
Fortunatamente ha riaperto all'interno dell'omonimo luxury hotel, 
restituendo alla capitale inglese uno dei suoi luoghi più chic.






A fondarlo, nel 1865, era stato Daniel Thevenon, un vinaio francese
riparato oltre-manica per sfuggire ai creditori.
Alla cassa sedeva la moglie, Celestine.
Per evitare inconvenienti la coppia aveva deciso di chiamarsi Nichols
e così il locale era stato battezzato cafè- restaurant David Nichols.
Solo dopo l'acquisto di un locale adiacente lo mutarono in
Cafè Royal.







Memori della Francia perduta gli esuli profusero uno sfarzo Luigi XVI
con un profluvio di specchi e dorature a incorniciare gli affreschi sul soffitto.
Le "N " che affioravano ovunque  non erano un'allusione a Napoleone,
ma al nome del padrone che si arricchì rapidamente.






Un successo che non gli impedì di conservare intatto il
salone della prima versione del locale e il salotto detto del domino,
dedicato ai pasti degli habituè che non apprezzavano
il viavai delle sale nuove e le poltrone di velluto cremisi.






Lì si rifugiava Eudyart Kipling  per ritrovare l'atmosfera dei caffè di Parigi.
Un'impressione più che attendibile visto che Gustave Dorè, venuto a Londra
per rappresentare la capitale devastata dall'industrializzazione selvaggia,
si era innamorato di quella lussuosa oasi.
Ben presto il Cafè Royal era diventato il luogo preferito di intellettuali
e artisti, Arthur Conan Doyle, Herbert G.Wells, George Bernard Shaw,
 Rudyar Kipling, William B. Yeats, Walter Sickert, Winston Churchill,
sir Max Beerbohm.






Oscar Wilde lo frequentava con l'amato lord Alfred Douglas.
Un giorno furono sorpresi al caffè dal padre di Alfred che, invece
di fare una scenata al figlio, si lasciò convincere a cenare con loro e si
lasciò sfuggire: " Non mi stupisce che tu gli sia tanto affezionato,
è un uomo straordinario. "
L'atmosfera era tragicamente mutata quando Wilde,
 processato per omosessualità, vi aveva pranzato con Shaw e un altro
amico, che l'avevano vanamente messo in guardia, esortandola a riparare
in Francia.






Filippo Tommaso Marinetti, che amava creare scandali
presentando il futurismo nei caffè più eleganti delle metropoli,
aveva deciso di dare battaglia nello sfarzo dek Cafè Royal.
Nessuno avrebbe degnato di uno sguardo quello che sembrava uno 
dei atanti avventori in smoking, se Marinetti non avesse cominciato a 
tempestarsi il petto di pugni, esclamando: " Bisogna avere polmoni robusti
per queste battaglie! "






La lettura del Manifesto, prima in italiano, incomprensibile alla maggior
parte dei presenti, e poi in inglese, non  aveva destato curiosità in quei bohèmien 
d'alto bordo. Lo appoggiava moralmente un curioso personaggio,
il pittore Wyndham Lewia, che però dopo aver ascoltato il collega italiano, gli
voltò le spalle attaccandolo e annunciando che l'avanguardia britannica del vorticismo
stava per dare " il colpo di grazia all'impressionismo, al futurismo
e a tutti i rifiuti della scienza ingenua ".






In quella " casa delle chiacchiere e delle cause perse ",
Katherine Mansfield, sentendo due avventori leggere ad alta voce,
ridendo, alcune poesie di D.H.Lawrence, aveva strappato loro di mano
il volume. L'autore dell'Amante di Lady Chatterley detestava il sottile
snobismo di quel ritrovo, " L'atmosfera di vizi meschini e di meschine gelosie
e arte altrettanto meschina. "
Eppure, doveva ammetterlo,era difficile resistere alle sue attrattive.






Che l'amata Vita Sackville West sedesse  tra quei velluti con un'altra
indispettiva Virginia Woolf.
" Che tu fossi stata a colazione al Cafè Royal senza venirmi a trovare
è stata per me una bruciante ferita!...
" Oh, il Cafè Royal! "






Nel 1937 il barman del locale, Billy Tarling,  pubblicò nel
Caffè Royal  cocktail book
le ricette che avevano attirato tante celebrità. Da Elizabeth Taylor a Mick Jagger, 
da Brigitte Bardot a Muhammad Ali Cassius Clay, fino alla principessa Diana,
nussuno resisteva al fascino un po'fanè del Cafè Royal.
Si diceva anche che Michael Collins. il leader indipendentista irlandese,
fosse stato arrestato proprio in quel tempio della civiltà inglese.
Ma (questa ) era solo una leggenda.




( Giusepe Scaraffia, Touring giugno 2013 )
( Fotografie dal web )



















mercoledì 24 luglio 2013

Storia e leggenda della rocca di Gibilterra terra d'assedio




Trecento anni fa ( il 13 luglio ) veniva firmato nella città olandese 
di Utrecht il Trattato che sanciva  il definitivo passaggio alla Gran Bretagna
del Territorio di Gibilterra, già militarmente conquistato dai
britannici il 5 agosto 1704 ad opera dell'ammiraglio - filibustiere
Sir George Rooke.






Il Trattato prevedeva il passaggio alla Gran Bretagna anche dell'isola 
più orientale delle Baleari, Minorca,  che dopo un batti e ribatti tra 
Francia, Spagna e la stessa Gran Bretagna, tornrrà definitivamente agli 
iberici nel 1802 attraverso la pace di Amiens.






Prima del 1713, gli Spagnoli tentarono disperatamente di tornare in possesso
di Gibilterra ( nel 1705 e nel 1712 ) ma furono sempre respinti dalle forze inglesi.
A dire il vero anche dopo il Trattato ( nel 1720 3 nel 1727 ) ci furono
tentativi andati a vuoto e poi, con il Trattato di Siviglia nel 1729,
la questione venne definitivamente risolta, ancora in favore degli inglesi.






Ma, inutile a dirlo, agli Spagnoli l'idea di avere truppe inglesi nel 
proprio territorio proprio non andava giù e 50 anni dopo.
nel 1779, approfittando dell'im pegno bellico inglese dall'altra
parte dell'Atlantico, contro i ribelli Americani, gli Spagnoli operarono
un blocco navale e terrestre contro Gibilterra.






L'assediop terminato nel 1783, fu senza dubbio uno dei più memorabili
della storia e divenne presto leggenda con gesta ed atti di coraggio e sacrificio
che esaltarono tutta la popolazione e che fecero del generale
George Augustus Eliott, Governatore della Rocca,
l'eroe degli eroi, aiutato peraltro dalle navi degli ammiragli
George Brydges Rodney e Richard Howe
che in due occasioni riuscirono a forzare il blocco navale spagnolo
portando sollievo alla popolazione stremata.






Il tentativo fallito e l'espansione coloniale della Spagna, fecero
dimenticare per tutto l'800 la ferita di Gibilterra e gli inglesi ne approfittarono
per rendere il Territorio una piazzaforte militare inespugnabile.
Durante le due Guerre Mondiali del '900, Gibilterra fu una imprendibile
base per sommergibili ma nel 1950 la Spagna riprese a rivendicare la sua sovranità
sul Territorio.






Nel 1967 fu indetto un Referendum tra la popolazione per conoscere 
il loro orientamento che diede una vittoria superiore all'80% per il mantenimento
di dipendenza a favore della Gran Bretagana così come una successiva
proposta di condivisione gestionale Anglo - Spagnola
indetta nel 2002 attraverso la Comunità Europea per dirimere le tensioni
tra i due Paesi membri, fu clamorosamente bocciata dai Gibilterrini
con un bulgaro 98%.







La vicenda si tinse anche di rosa quando nel 1981  
il Principe Carlo e Diana Spencer vollero iniziare il loro viaggio di nozze
partendo da Gibilterra e lo stesso è accaduto l'anno scorso
nel 60° anniversario dell'ascesa al trono della regina
Elisabetta II dove la Casa Reale di Spagna era totalmente assente
alle celebrazioni.






Gibilterra resta inglese e la leggenda dice che finchè
l'ultimo macaco sarà sulla Rocca
nulla potrà cambiare.








( Sergio De Benedetti, Libero dell' 11 luglio 2013 )
( fotografie dal web )












mercoledì 3 aprile 2013

Innamorarsi in Savoia




I luoghi della felicità sono di rado monumentali, sembra che i grandi sentimenti
abbiano bisogno per sopravvivere di spazi modesti.
Quello di Jean - Jacques Rousseau, a Chambery, nella Savoia francese,
è sopravvissuto per almeno tre secoli.
E' una deliziosa casa a un piano, La Charmettes, rimasta miracolosamente intatta,
in piena campagna, come il giorno in cui il futuro 
filosofo dell'illuminismo, allora sedicenne, sperimentò per la prima volta
nella sua vita la gioia.
" Qui inizia la breve felicità della mia vita,
i tranquilli ma troppo rapidi momenti che mi hanno dato il diritto
di dire che ho vissuto. "






Le stanze, scrupolosamente ricostruite, sono un raro esempio
dell'estetica di quel secolo, il Settecento, in cui una misteriosa grazia 
consentiva all'artificiosità di sposarsi alla naturalezza.
Nel soggiorno, il delicato fasto delle pareti marmorizzate in grigio e rosa
viene ammansito dalla perfetta semplicità dei mobili Luigi XV
e da un insegnamento destinato ad essere rimosso nell'800: la sobrietà
Una discrezione estetica che limitava spontaneamente i quadri e i bibelot,
incorniciati dal vuoto.





Qui Jean - Jacques, fuggito dalla ruvida Ginevra, ebbe la sorpresa di incontrare
Madame de Warens.
Piccola e graziosa, Francoise - Louise " aveva un'aria carezzevole e tenera,
uno sguardo dolcissimo, un sorriso angelico, bellissimi capelli color cenere ".
La differenza d'età, la donna aveva dodici anni più di lui,
poteva solo confortare quello spaurito adolescente la cui madre
era morta partorendolo.
" Lei mi chiamava piccino, io mamma."






Riottoso ad entrare nel mondo dei modesti lavori 
ai quali poteva ambire, Rousseau trovò in lei un'amante -
" impossibile vedere un seno più bello " scrisse -
e un'educatrice.
Ben lontana dall'essere solo una seduttrice, con un rapido matrimonio
annullato dopo pochi mesi, quell'intelligente avventuriera era fuggita da Vevey
con la cassa della sua manifattura di calze di seta, 
lasciandosi dietro molti debiti.
Poi aveva abiurato al protestantesimo. Un atto allora molto apprezzato
dal potere politico e dalla chiesa di Roma.






La pensione che ottenne dai Savoia fu con ogni probabilità una ricompensa 
per il suo mestiere di spia.
Era stata incaricata di convertire altri  al cattolicesimo,
e Rousseau accettò distrattamente la cerimonia, pur di restare al suo fianco.
C'è ancora la rustica alcova in cui il ragazzo non sentiva il minimo
problema ad alternarsi con l'altrettanto tollerante
Claude Anet, segretario e amante della padrona di casa.
Sullo sfondo floreale delle pareti si stagliano una modesta stampa
in bianco e nero e un raro esempio di
" table de chevet " 
e cioè di comodino dell'epoca.






Nel giardino alla francese delle Charmettes,
un vero giardino di Candide, si alternavano graziosamente
piante medicinali, alberi da frutto e ortaggi.
Ma Jean - Jacques preferiva passare lunghe ore passeggiando
nella campagna circostante.






I rari tentativi di trovare al giovane una sistemazione all'esterno,
che l'avrebbero costretto a rinunciare all'amata e ai libri che divorava,
fallivano misteriosamente.
D'altronde come rinunciare a " una mamma giovane e carina,
deliziosa da carezzare", una donna che pensava solo a 
" salvarlo dai pericoli della giovinezza  " ?






Intanto Rousseau studiava e si formava un magazzino di idee per il futuro,
e imparava a vestirsi, a suonare, a conversare e a comportarsi.
Solo un'amante avrebbe potuto riuscire a tanto,
ma quel delicato equilibrio fu incrinato dalla morte inattesa di Anet,
presto sostituito da un altro meno affascinante.
La " mamma " sembrava inconsolabile e l'ospite intuì
malinconicamente che il suo tempo era scaduto






Reagì chiudendosi in camera a leggere o facendo 
lunghe passeggiate per sfogare di nascosto il suo dispiacere.
" Poco a poco iniziai a sentirmi isolato e solo
nella stessa casa di cui prima ero l'anima....Sentii che il disamore
di una donna cui tenevo tanto accresceva il mio dolore e che,
smettendo di vederla, avrei sofferto di meno della separazione "






Quando alcuni anni dopo la rivide, era precocemente invecchiata,
quasi irriconoscibile e Jean Jacques si chiese:
" E' la stessa Madame de Warens, un tempo così brillante? "




( Fonte: Touring )
( fotografie dal web )



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UNA CURIOSITA'

La tisana inventata da Madame de Warens
per indurre il sonno si basava su:
anice verde, finocchio, menta piperita,
anice stellata, verbena, ruchetta.
Meglio, si raccomandava, calcolare
un cucchiaino da caffè per tazza.


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mercoledì 20 marzo 2013

" Dr. Livingstone, I presume" La vita del grande esploratore






David Livingstone, medico, esploratore e missionario.
nacque nella città scozzese di Blantyre il 19 marzo 1813.
I suoi genitori erano contadini e fecero sacrifici enormi per farlo studiare,
ripagati comunque con ogni affetto e bravura.






Il desiderio di prodigarsi per gli altri portò David ad iscriversi 
dopo la laurea presso la Società delle Missioni di Londra.
Nel 1840 venne inviato nell'Africa meridionale a 
Kuruman nel Bachuanaland ( attuale Botswana),
dove da anni era presente il pastore protestante e missionario
Robert Moffat, anch'egli scozzese.





Nel 1844 ne sposò la figlia Mary.
Per otto anni, tra mille difficoltà,David svolse la doppia attività
di medico e di esploratore, visitando il deserto del Kalahari
fino a spostarsi verso nord per scoprire il lago Ngami






Fu anche il primo a raggiungere il fiume Zambesi nel 1851,
per poi tornare a Città del Capo.






Preoccupato per la salute della moglie e per i bambini
nati dalla loro unione ( Robert, Helen e James ), David decise
di far rientrare la famiglia in Inghilterra.
 Intraprese poi un lungo viaggio attraverso la Zambesi.
scoprendo il lago Didolo, per essere nel maggio del 1854 a Luanda,
capitale dell'attuale Angola, sulla costa atlantica, dopo aver percorso 
più di tremila chilometri.






Alla fine dello stesso anno, Livingstone si rimise in cammino e,
attraverso la Rhodesia (a ttuale Zimbabwe ). arrivò fino 
alle cascate dello Zambesi, che lui ribattezzo Vittoria in onore
della regina britannica, per raggiungere nel 1856 la cittadina di 
Quelimane, nell'attuale  Mozambico centrale, sull'Oceano Indiano.
Questa volta i chilometri percorsi furono più di quattromila.






Dopo un ritorno a Londra, dove rimase per circa un anno,
nel 1858 ripartì ancora da Quelimane in compagnia della moglie  e di
alcuni giovani europei desiderosi d'avventura che gli procurarono non pochi fastidi.
Risalito ancora una volta lo Zambesi, scoprì  il lago Niassa e perlustrò minuziosamente
l'altopiano dei grandi laghi quando d'improvviso, a metà del 1862 , la moglie
morì di malaria.





Prostrato ma impossibilitato a tornare subito indietro David attese
più di un anno  per rientrare a Kuruman e comunicare al suocero
la terribile notizia.
Nel 1864 tornò in Inghilterra, ma l'anno dopo
era già oltre il lago Nissa per determinare lo spartiacque tra
quest'ultimo e il lago Tanganika.






Nel 1866 scoprì i laghi Mweru e Bangweulu e risalì
il fiume Lualaba, mentre dall'inizio del 1868 si dedicò ai rilevamenti
del Tanganika.






Per tutto l'anno e anche per la metà del successivo di Livingstone 
si persero le tracce e allora il direttore del giornale New York Herald
Gordon Bennet, inviò il giornalista ed esploratore gallese, naturalizzato americano,
Henry Morton Stanley jr., che conosceva bene quella parte dell'Africa
in quanto aveva partecipato nel 1867 - 68 alla campagna britannica contro
il Negus dell'Etiopia, Teodoro.






Partito da Zanzibar, Stanley  si mosse verso Bagamoyo e 
raggiunse il Tanganika, dove il 3 novembre 1871 ( alcuni dicono
il 28 ottobre ) lo trovò nel villaggio Uliji mentre tranquillamente
sistemava le carte del suo lavoro.






Stanley rimase con lui per tutto il 1972 esplorando il lago,
ma non senza ovviamente aver avvertito subito del ritrovamento 
di Livingstone attraverso l'ufficio telegrafico di Fort Jesus
( Mombasa in Kenia ).






Consunto dalle privazioni e dalle malattie, Livingstone si spense il I° maggio1873
sul lago Bangweulu, nell'attuale Zambia.
E' sepolto a Londra nell'Abazia di Westminster.




( Sergio De Benedetti, Libero del 14 marzo 2013)
( Fotografie dal web )


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Volto pagina per un attimo, ieri c'è stata la Messa d'Intronizzazione
di Papa Francesco
 e davanti a questa immagine ho pensato 
" ecco, questo è il mondo che vorrei",
sventolavano insieme, nella stessa piazza, le bandiere di tutta la Terra





" Non dobbiamo avere paura della bontà e
nemmeno della tenerezza."
( Papa Francesco )


















Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")