sabato 27 maggio 2017

La Marmellata di fragole e limoni e ricordi dal passato





C'è un aria diversa giù in giardino, il vento non è più gelido ma tiepido, non c'è più neve sulle montagne, c'è una leggera aria d'estate e profumo di fragole tutto intorno.
Le fragole ...non riesco a vederle e neppure a pensarle senza che mi torni prepotente alla memoria il ricordo del mio papà e della nostra comune passione per il pane con le fragole.









Non so come funziona in città ma qui in paese succede che non è necessario uscire ogni mattina per andare dal fornaio ma al contrario è il fornaio, così come il giornalaio, che ogni giorno, di buon mattino fa il giro delle case lasciando pane fresco e ancora tiepido e  per quanto riguarda l'edicolante, notizie quasi sempre sgradevoli.
Bene, anche a casa mia le cose funzionavano così, ogni mattina il panettiere lasciava il sacchetto con il pane, in realtà il sacchetto era un saccone perchè noi eravamo in tanti e le cose funzionavano bene per tutto l'anno, se per caso si avanzava del pane,pazienza la mamma preparava la torta di pane e se l'eccesso era davvero tanto nessun problema lo si dava al vicino per i conigli e a noi tornava sotto forma di uova fresche....








Le cose si mettevano a funzionare un po' meno bene nel periodo delle fragole, eh sì perchè la mia mamma le preparava come le preparava la sua nonna: tagliate a pezzi con lo zucchero, il limone e il succo di una o due arance e lasciate macerare a lungo...il sugo diventava una tentazione incredibile,la passione era non tanto per le fragole quanto per quella " bagna " profumatissima...e inzupparci dentro il pane era una tentazione a cui non aveva senso resistere....








Così in tempo di fragole fin dal mattino mio papà ed io ci aggiravamo furtivi intorno alla cucina a cercare il sacchetto con i panini che mia mamma, conoscendo i suoi polli, occultava nei posti più impensati, quando, finalmente, li trovavamo li nascondevamo per preservarli dalle boccacce adolescenziali del resto della famiglia e poterceli poi godere a fine pasto con le amate fragole...la mia mamma si arrabbiava tantissimo, minacciava di non comprare più fragole ma poi puntualmente arrivavano in tavola...








La passione per pane e fragole mi è rimasta al punto che mesi di dieta ferrea vengono buttati alle ortiche nel giro di pochi giorni,ma come si fa a rinunciare ai sapori di casa, ai sapori che diventano i sapori di una famiglia?   No, proprio non si può...










Questi profumi e questi sapori li ritrovo nella marmellata di fragole e limoni. Avevo trovato questa ricetta anni fa nel blog di Gatto Nero, una ricetta della sua nonna che mi ha subito fatto pensare alle " nostre " fragole ho provato farla ed è stata una vera sorpresa e quindi anche quest'anno mi sono messa all'opera e ha preparato questa squisita marmellata che mi riporta un po' indietro nel tempo.









La Marmellata di fragole e limoni








Ingredienti


1 kg. di fragole

1/2 Kg. di zucchero

2 limoni



Preparazione








Pulite le fragole e mettetele in una casseruola dopo averle tagliate a pezzi









Aggiungete le scorzette e il succo dei due limoni













e lo zucchero


















Lasciare riposare in frigorifero per almeno 12 ore.









Trascorso questo tempo iniziare la cottura 15/ 30 minuti schiumando quando è necessario.








Intanto procedete alla sanificazione dei vasetti secondo le Linee guida del ministero della salute








Quando la marmellata ha raggiunto la giusta consistenza ( che verificherete con la prova del piattino:
la marmellata deve scivolare lentamente ) potete togliere dal fuoco ed invasettare.








Lasciate raffreddare  i vasetti capovolti ( sotto una coperta ) se lo desiderate ribolliteli per 40 minuti. riponete in cantina e...inebriatevi del profumo dell'estate ogni volta che ne aprite un vasetto!





martedì 23 maggio 2017

La bella storia di Rochi e del suo padrone Andrea





Una storia a lieto fine questa di Andrea e del suo cagnolino Rochi che ha tenuto mezza Italia con il fiato sospeso per un'intera settimana.









Il piccolo cane Rochi ha riabbracciato Andrea, il suo padrone. Il lieto fine è arrivato sabato mattina in un giardino condominiale di Grosseto dove Rochi ha fatto la sua comparsa e si è buttato tra le braccia di Andrea.
Andrea ha 72 anni e vive in campagna, vicino al faro di Lampedusa, era tornato a Grosseto, proprio per ritrovare il su amico peloso, grazie alla generosità di un benefattore., che gli ha pagato l'aereo e tutte le spese necessarie  restare in città e poter così  cercare e riabbracciare l'amato peloso.








Fino a notte fonda Andrea era rimasto nei paraggi della stazione, per non disperdere il suo odore nella città e speranzoso che il cane tornasse, come tutte le sere, laddove le loro strade si erano divise.
Rochi però non si è visto. L'ora era tarda e i volontari che gli hanno tenuto compagnia lo hanno accompagnato in albergo, perchè potesse riposare e affrontare una nuova giornata di ricerche.








Entrambi hanno sofferto in questa settimana di lontananza, dopo che quella notte del 13 maggio Rochi era sceso dal treno partito da Alessandria e diretto a Napoli sul quale viaggiava in compagnia di Andrea per tornare a Lampedusa. Svegliatosi dal torpore quando il treno ha fermato a Grosseto, non vedendo il suo padrone, che era andato in bagno, era sceso dal treno da solo perchè convinto di essere arrivato a casa.









Andrea non trovando più il su fedele amico ad aspettarlo ha cominciato a cercarlo e a disperarsi.
Arrivato a Napoli, una volta sceso dal treno ne ha denunciato la scomparsa alla Polfer, e, non potendo fare diversamente, è tornato nella sua Lampedusa.









Preoccupato e disperato ha  affidato un appello ai social  " ho solo lui, aiutatemi a trovarlo".
E così un esercito di volontari si è mobilitato. Finchè è stato il cane a ritrovare il suo padrone.
Lo hanno visto in tanti, in questi giorni, questo meticcio peloso in giro per la città, ha vagato in cerca di cibo. Più che impaurito era un cagnolino spaesato, affamato, assetato.
Ma ben orientato e deciso.









Alla fine di ogni giornata in cui quando non dormiva  cercava di orientarsi in giro per questa città così grande e così strana per lui abituato sull'isola di Lampedusa, sempre a capo chino, rasentando le siepi, annusando ovunque, non facendosi distrarre da nessuno, tornava in zona stazione, dove aveva perso l'odore del suo padrone.









Venerdì sera però, forse un po' sfiduciato per non aver visto il suo umano per una settimana là dove lo cercava, Rochi in stazione non si è fatto vivo.
Forse stanco è andato a cercare cibo e un riparo altrove. I volontari l' hanno cercato,ma del cagnolino non c'era traccia.. Nemmeno la mattina di sabato è tornato in stazione.









All'improvviso, però, un paio di volontarie lo hanno avvistato in una zona poco lontana. Subito è ripartito il tam tam di messaggi perchè altri volontari andassero in albergo a prendere Andrea e lo portassero sul posto. Le due volontarie non hanno perso di vista Rochi e l'hanno seguito a debita distanza per non spaventarlo. Fino a quando il cagnolino non è entrato in un giardino condominiale e ha fatto nuovamente perdere le sua tracce. Di lì a poco è arrivato anche Andrea. Con il cuore in gola ha cominciato a chiamarlo 








Dopo alcuni minuti un ululato di gioia e Rochi è ricomparso alle spalle di Andrea. Ha sentito la sua voce che lo chiamava e si è sporto timidamente da dietro un cespuglio. Quando ha visto che era proprio lui, è balzato fuori come un lampo e, volando sulle quattro zampe, gli è corso dietro. Andrea si è girato e il suo cuore è esploso di gioiaIncredulità, gioia, emozine, pianti. E poi via con tante coccole e tanta pappa.










E' frastornato questo pastore lampedusano che alla città non è abituato, proprio come il suo cagnetto di sette anni e nemmeno 12 chili di peso. Per lui Rochi è un figlio, lo chiama " il mio bambino ".
Ed è felicissimo. Anche Rochi ci tiene a far sentire la sua voce a abbaia felice.









Ieri Andrea e Rochi sono tornati nella loro Lampedusa dopo una serata trascorsa in pizzeria in compagnia dei volontari che si sono prodigati per ritrovare questo batuffolo di pelo marrone, Rochi e Andrea hanno detto il loro grazie a Grosseto e se ne sono andati...ma questa volta Andrea non ha più perso di vista il suo piccolo, grande amico.





( fonte Ilaria Pedrali, Libero del 21 maggio 2017 )
( Fotografie dal web )

sabato 20 maggio 2017

Oropa si colora di rosa per il centesimo Giro d'Italia







In occasione del passaggio del centesimo Giro d'Italia il  "cupolone " di Oropa, la montagna Pantani, e il Battistero di Biella
si colorano di rosa. Uno spettacolo di grande suggestione...




























Il Battistero di Biella accoglie il Giro...





( fotografia del Battistero di Stefano Zavagli dal web )





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sabato 13 maggio 2017

Paese




Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via.
Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualche cosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti

( C. Pavese )

martedì 2 maggio 2017

Andar per Langhe





Hanno nomi che ti porti dietro per una vita. Nomi di paesi che salgono verso il cielo, strade che cominciano e finiscono nel verde. case illuminate dal sole o da una luce che gioca ancora con il passato e rischiara presente e futuro. Bergolo o La Morra, Barolo o Guarene sono gli angoli magici di un piccolo Paradiso che c'era e ci sarà, che è stato e che diventerà. anche sotto le sferzate degli anni che passano e cambiano. Hanno un nome. Le Langhe. E un paesaggio, una storia.


















Un viaggio tra un mar di collina e lunghissimi prati, case, castelli. Un filo di piccole perle, da portare al collo per una vita, da regalarsi o da regalare ad un sogno segreto. Langa di ieri. Forse.Quella che si porta dentro lo zaino da viaggio; un giorno d'Agosto o di ottobre appena sbocciato e che non dovrebbe mai appassire. Langa di ieri, raccolta in mille pagine eroiche e forse un po' stanche di essere sfogliate e confrontate. Basta richiuderle per un girno, affrontando il primo e l'ennesimo viaggio con gli occhi più nuovi, al centro di un paesaggio che è stato.























Là c'era. Di là si vedeva. E si sentiva. Il profumo del tempo e della Storia, i colori più antichi impastati dalla fatica e dalle voglie, dalle sfide e dalla dolcezza. Adesso molto non c'è più e tanto è rimasto, sotto una luce nuova. Le magie, i suoni, le sinfonie , si raccolgono dietro ad ogni curva, salendo per le colline che magari si sono spogliate del mito o nomi e qualità, nome e aspra dolcezza.













Inciampando anche nei sassi lasciati cadere dal vecchio o fatti cadere per far posto al nuovo che macina e impasta, abbatte e divora, cambia in peggio o in meglio. Dipende. Il trucco è forse quello di chiudere certe pagine ed aprirne altre, dimenticare il mito e guardare alla vita. Senza farsi prendere la mano dai sogni e dalla voglia di accarezzare il tempo, di abbracciare amori antichi che sono cresciuti, hanno messo rughe e abiti " color nostalgia ".



















Basta infilarsi nel paesaggio, nel cuore più piccolo della Langa per accorgersi che le colline e i paesi recitano la lezione di sempre: aprono orizzonti, intonano profumi, suonano colori. Un paesaggio che ha la gioia della terra, che respira con la terra magari rubata da una casa troppo alta, da un capannone troppo lungo. Che ha gli umori del Moscato e del Barolo, i confini di mille filari che giocheranno sempre con le voci della vendemmia e delle feste del vino. Ha un nome, La Langa.



















E il cognome sono le strade di un paese solcato da un fiume, i muri che portano al cielo e alle stelle. Il cognome sono i tetti rossi e la terra che d'autunno fiorisce invece di appassire, nasce invece di avvicinarsi alla morte. Il cognome sono i profili di una collina alta, punteggiata da noccioli e faggi, i contorni di un seno che regala dolcezza e maternità, amore e tempesta, gioia e turbamento.
Ha un cognome, la Langa. E il cognome è quel paesaggio da guardare come se si aprisse per caso un libro portato in vacanza.



















Risfogliarlo dopo aver svuotato la valigia che il giorno prima era piena di sole e sogni, di un piccolo grande mare o di boschi infiniti. Una pagina a caso, dentro ci sono ancora i piccoli segni lasciati dalla sabbia o un minuscolo segnalibro verde rubato ad un prato. Granellini di sabbia, una striscia di verde. Piccoli segni che fanno battere il cuore ancora più forte, nostalgia di momenti appena finiti e rinchiusi per sempre in una pagina. La Langa, il suo paesaggio giocano con queste sensazioni. Te le regalano sempre.



















Basta guardare e raccogliere con gli occhi e con il cuore, con le labbra e con il naso i profumi che arrivano da una lunga attesa sul verde di un piccolo mare a portata di mano. Poi richiuderli in un libro che per forza ha pagine nuove, qualche nota stonata e la bellezza di una sinfonia riveduta e corretta dalla vita dell'uomo della Langa.


















Riaprire le pagine di quel libro, giorni e mesi dopo regalerà la voglia di ricordare anche il presente con la nostalgia che si riserva al passato più antico.E con la gioia di sfiorare con la punta delle dita quelle curve che appaiono lungo tutte le strade che portano ai paesi, che sfumano nelle case e nelle cantine, nei boschi e accanto ai vigneti, vicino ai castelli. Perchè la Langa nuova è figlia e madre di quella di ieri perchè la Langa nuova ha nelle sue pagine quei granelli di sabbia lasciati dal passato.


















E questa è stata, per quest'anno, la nostra Pasqua, mi è piaciuto raccontarla così, come un luogo non luogo, come un sogno un po' sbiadito, come una nostalgia che portiamo nel cuore.





Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")