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venerdì 9 giugno 2017

Ciao Camilla, cagnolina eroe!







Camilla, 9 anni, coraggiosa, sempre pronta a scattare e a rischiare la sua vita per salvare quella degli altri. Camilla, eroina fino alla fine, muore sul campo, nella sua ultima missione. Dopo giorni di cure in una clinica veterinaria del savonese.








La border collie del nucleo cinofilo ligure dei Vigili del fuoco era diventata famosa per aver scavato senza sosta tra le macerie nelle zone del terremoto di Amatrice, per essere intervenuta anche durante le alluvioni di Genova e a Molo Giano, per aver cercato tra le vittime della Torre Piloti, oltre all'impegno dimostrato durante le centinaia di ricerche di persone scomparse nei boschi.








La cagnolina purtroppo si era ferita il primo giugno proprio mentre cercava un essere umano nelle campagne a ridosso di Bergeggi, nel savonese: tentava di salvare un 34enne di Savigliano, padre di due figli, precipitato con l'auto da un dirupo sull'Aurelia. Per raggiungere l'automobilista, Camilla è caduta in quel maledetto dirupo. Una caduta che le è stata fatale.








Inizialmente sembrava essersi ripresa, tanto che ha continuato a cercare ma poi, esausta, è svenuta. E' scattata la corsa dal veterinario che le ha diagnosticato una brutta lesione interna. Trasferita in clinica le sue condizioni non sembravano tanto gravi. Ma Camilla è peggiorata all'improvviso. E'. purtroppo stata inutile anche la donazione di sangue da parte di altri cani.










Camilla è stata in servizio per oltre 7 anni, accompagnava i pompieri negli interventi più difficili, salvando vite, senza mai mostrare stanchezza. Ha perso la vita per il troppo coraggio. perchè non temeva il rischio e soprattutto perchè amava salvare gli altri.. E' proprio in uno dei suoi soccorsi esterni, quando precipita nel dirupo che mostra la sua forza di voler andare avanti nonostante le ferite riportate. Nonostante la stanchezza. Non si arrende finchè non cade svenuta.








Una domanda sorge spontanea: siamo sicuri che non andava portata dal veterinario subito dopo la caduta, invece di farla andare avanti con le ricerche. C'era proprio bisogno di farla cadere a terra svenuta per capire che non era più in condizioni?








Ciao dolce, piccola Camilla, corri felice nel sole sul Ponte dell'Arcobaleno!





( fotografie dal web )
( fonte Libero )
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martedì 23 maggio 2017

La bella storia di Rochi e del suo padrone Andrea





Una storia a lieto fine questa di Andrea e del suo cagnolino Rochi che ha tenuto mezza Italia con il fiato sospeso per un'intera settimana.









Il piccolo cane Rochi ha riabbracciato Andrea, il suo padrone. Il lieto fine è arrivato sabato mattina in un giardino condominiale di Grosseto dove Rochi ha fatto la sua comparsa e si è buttato tra le braccia di Andrea.
Andrea ha 72 anni e vive in campagna, vicino al faro di Lampedusa, era tornato a Grosseto, proprio per ritrovare il su amico peloso, grazie alla generosità di un benefattore., che gli ha pagato l'aereo e tutte le spese necessarie  restare in città e poter così  cercare e riabbracciare l'amato peloso.








Fino a notte fonda Andrea era rimasto nei paraggi della stazione, per non disperdere il suo odore nella città e speranzoso che il cane tornasse, come tutte le sere, laddove le loro strade si erano divise.
Rochi però non si è visto. L'ora era tarda e i volontari che gli hanno tenuto compagnia lo hanno accompagnato in albergo, perchè potesse riposare e affrontare una nuova giornata di ricerche.








Entrambi hanno sofferto in questa settimana di lontananza, dopo che quella notte del 13 maggio Rochi era sceso dal treno partito da Alessandria e diretto a Napoli sul quale viaggiava in compagnia di Andrea per tornare a Lampedusa. Svegliatosi dal torpore quando il treno ha fermato a Grosseto, non vedendo il suo padrone, che era andato in bagno, era sceso dal treno da solo perchè convinto di essere arrivato a casa.









Andrea non trovando più il su fedele amico ad aspettarlo ha cominciato a cercarlo e a disperarsi.
Arrivato a Napoli, una volta sceso dal treno ne ha denunciato la scomparsa alla Polfer, e, non potendo fare diversamente, è tornato nella sua Lampedusa.









Preoccupato e disperato ha  affidato un appello ai social  " ho solo lui, aiutatemi a trovarlo".
E così un esercito di volontari si è mobilitato. Finchè è stato il cane a ritrovare il suo padrone.
Lo hanno visto in tanti, in questi giorni, questo meticcio peloso in giro per la città, ha vagato in cerca di cibo. Più che impaurito era un cagnolino spaesato, affamato, assetato.
Ma ben orientato e deciso.









Alla fine di ogni giornata in cui quando non dormiva  cercava di orientarsi in giro per questa città così grande e così strana per lui abituato sull'isola di Lampedusa, sempre a capo chino, rasentando le siepi, annusando ovunque, non facendosi distrarre da nessuno, tornava in zona stazione, dove aveva perso l'odore del suo padrone.









Venerdì sera però, forse un po' sfiduciato per non aver visto il suo umano per una settimana là dove lo cercava, Rochi in stazione non si è fatto vivo.
Forse stanco è andato a cercare cibo e un riparo altrove. I volontari l' hanno cercato,ma del cagnolino non c'era traccia.. Nemmeno la mattina di sabato è tornato in stazione.









All'improvviso, però, un paio di volontarie lo hanno avvistato in una zona poco lontana. Subito è ripartito il tam tam di messaggi perchè altri volontari andassero in albergo a prendere Andrea e lo portassero sul posto. Le due volontarie non hanno perso di vista Rochi e l'hanno seguito a debita distanza per non spaventarlo. Fino a quando il cagnolino non è entrato in un giardino condominiale e ha fatto nuovamente perdere le sua tracce. Di lì a poco è arrivato anche Andrea. Con il cuore in gola ha cominciato a chiamarlo 








Dopo alcuni minuti un ululato di gioia e Rochi è ricomparso alle spalle di Andrea. Ha sentito la sua voce che lo chiamava e si è sporto timidamente da dietro un cespuglio. Quando ha visto che era proprio lui, è balzato fuori come un lampo e, volando sulle quattro zampe, gli è corso dietro. Andrea si è girato e il suo cuore è esploso di gioia. Incredulità, gioia, emozine, pianti. E poi via con tante coccole e tanta pappa.










E' frastornato questo pastore lampedusano che alla città non è abituato, proprio come il suo cagnetto di sette anni e nemmeno 12 chili di peso. Per lui Rochi è un figlio, lo chiama " il mio bambino ".
Ed è felicissimo. Anche Rochi ci tiene a far sentire la sua voce a abbaia felice.









Ieri Andrea e Rochi sono tornati nella loro Lampedusa dopo una serata trascorsa in pizzeria in compagnia dei volontari che si sono prodigati per ritrovare questo batuffolo di pelo marrone, Rochi e Andrea hanno detto il loro grazie a Grosseto e se ne sono andati...ma questa volta Andrea non ha più perso di vista il suo piccolo, grande amico.





( fonte Ilaria Pedrali, Libero del 21 maggio 2017 )
( Fotografie dal web )

martedì 10 gennaio 2017

Il gelo, il barbone e la cagnolina Bianca





" Meglio morire " non ha dubbi Paul senzatetto  che vive per le strade di Milano. Stringe tra le braccia la sua cagnolina, un chihuahua chiaro, di nome Bianca. Non vuole rinunciare a lei per poter trascorrere le ore notturne all'interno dei rifugi allestiti per i clochard e nei quali è vietato l'ingresso ai cani, così preferisce sfidare la morte e il gelo piuttosto che stare senza la sua piccola Bianca.
Ogni estate centinaia di cani vengono abbandonati a un destino di morte certa da chi è pronto a tutto pur di fare una vacanza e in inverno c'è chi non abbandona il suo  neanche per salvarsi la vita.









In queste notti il freddo penetra nella carne come milioni di spilli, Paul, e tanti altri come lui, si difende come può. Alcuni hanno un paio di guanti sdruciti, Paul indossa infradito e due calzini lindi, che lava ogni mattina insieme al resto delle sue poche cose in una lavanderia pubblica.
Bianca lo aspetta davanti all'ingresso e se qualcuno fa cadere una moneta nel cappellino che le sta davnti lei prontamente ringrazia con un inchino. E' felice Bianca. Si è davvero ricchi con poco quando non si possiede proprio nulla, al di fuori di un sacco pieno di tutto ciò che può essere utile e che Paul e Bianca si portano dietro ovunque.









Divieto di accesso, anzi di salvezza, per i cani. Per loro dal freddo non c'è riparo. Così i senzatetto sono costretti a decidere tra la vita e la morte. Una scelta a cui nessun essere vivente dovrebbe essere condannato. E pure la nostra civile società li obbliga a farla. E allora preferiscono non abbandonare al gelo i loro amici a quattro zampe, facendo di un angolo di marciapiede  un comune giaciglio, rischiando la vita e , non di rado,morendo congelati.









Uniti nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, nella stagione calda e in quella fredda. Nella vita e nella morte. E' un rapporto d'amore dei più nobili quello che lega cane  e uomo. E lo diventa ancora di più nella miseria o nella solitudine, due condizioni condivise da entrambi. Due destini segnati dall'abbandono e dall'invisibilità e che si intrecciano in un abbraccio indissolubile che rende l'esistenza insieme più sopportabile e meno amara.
In fondo si è davvero poveri quando manca una carezza, o la capacità di saperla fare.








E' facile in queste fredde notti Milanesi alla sera, tornando a casa imbattersi in dolci scene d'amore come quella che offrono alla vista Paul e Bianca. Un musetto bianco, oppure marrone o nero, esce da sotto la pancia di un silenzioso signore, che custodisce quell'esserino come se fosse tutto ciò che gli resta al mondo, la sua vita stessa. Gli occhietti chiusi, il cagnolino già dorme e sembra lieto. chissà cosa sogna? Chissà se è felice e se sa di essere un cane barbone senza una casa?








Me lo sono chiesta tante e tante volte e adesso ho capito: Bianca non sa di essere povera. Non le manca nulla. Con orgoglio ogni mattina fa la sua piroetta davanti al suo umano che le sorride con gli occhi pieni d'amore e ogni sera si rifugia nella sue braccia fino all'alba, che li sorprende abbracciati.
Lei, pur non indossando abitini costosi e collari tempestati di brillanti che ora vanno tanto di moda, pur non guardando il mondo da una Birkin gag di Hermes tenuta al braccio di qualche ereditiera annoiata, crede di essere una principessa e che quel lembo di strada sia la sua reggia. Lei crede di essere la cagnolina più fortunata del mondo. E lo è







sabato 22 ottobre 2016

Italia micia: in viaggio per piacer del gatto





Non un felino qualunque, ma la gatta di Francesco Petrarca sul grembo al momento della morte nel 1374. Tanto che il proprietario della casa, Girolamo Gabrielli, nel 1500, anticipando le moderne campagne pubblicitarie, fece mettere nelle stanze del poeta scomparso una gatta imbalsamata, ancora oggi gelosamente custodita con una lapide latina opera di Antonio Querenghi. E seppur immutato il potere evocativo che la casa suscita in sè, il felino del Petrarca è la principale attrattiva di Arquà.
Questo è solo uno dei 17 luoghi gatteschi d'Italia contenuti nella Guida di viaggio per gattofili di Barbara Bellinelli









Da Nord a Sud per esplorare il misterioso mondo delle piccole tigri, oggetti di culto da parte dei pagani ed assenti nella Bibbia, trovano difficilmente spazio tra gli autori cristiani, se non per ricordarci le loro abilità di cacciatrici.
Nella scultura romanica e gotica l'unico esempio di gatto pietrificato è rappresentato dalla Cattedrale di Bitonto. Una bifora della facciata esterna ha come altorilievo un gatto, anche se assai stilizzato.









Per trovarne un altro di pietra occorre andare alla villa Medicea di Castello a Firenze, nello zoo pietrificato diretto dal Vasari.








Nella Pinacoteca di Bologna invece troviamo il bellissimo dipinto Donna con rosa e gatto
una tra le più seducenti raffigurazioni femminili dell'artista Giuseppe Maria Crespi, dello Lo Spagnolo, che usa le spine e gli artigli per mettere in guardia dai pericoli dell'amore.













Altro quadro con gatto che si può visitare a Bologra, nella Fondazione Zeri, è del maestro della Pala Sforzesca, Madonna con Bambino e gatto del XV secolo.








Mentre bisogna spingersi fino a Firenze per ammirare altri felini di Crespi: La famiglia del pittore
( l'animale gioca con uno scaldino ) e la Donna che lava i piatti (( il gatto dorme davanti al camino ),
conservati alla Galleria degli Uffizi. Qui è esposta anche la Madonna della gatta  dipinta da Federico Barocci nei primi anni del Seicento ed è considerata un capolavoro dell'artista e della pittura italiana tardo cinquecentesca. Questo quadro ha avuto una fortuna alterna, spesso al centro di dibattiti religiosi. La Chiesa non deve aver gradito il primo piano occupato da un gatto in asse con il Bambino.





















Ha fatto discutere anche l'Annunciazione di Lorenzo Lotto, da visitare al Museo Civico Villa Colloredo Mels a Recanati, datata 1543. Tra l'inginocchiatoio sul quale è posata la Vergine, la clessidra appoggiata allo sgabello, i libri sullo scaffale fa capolino un micio al centro della scena, spaventato anch'esso dall'arrivo inaspettato dell'Angelo.














Chi vuole immergersi in un paese totalmente felino, deve fare un salto a Brolo: vi guiderà un simpatico musetto di micio disegnato sulla segnaletica lungo la strada sulla sponda occidentale del lago d'Orta, in Piemonte. La piccola frazione cusiana porta con sè la memoria di quanto accaduto nel suo passato più remoto, quando gli abitanti ingaggiarono un nutrito gruppo di gatti per liberarsi dei topi che infestavano il borgo. Fu così che il felino divenne simbolo e mascotte di Brolo, tanto che ancora oggi fa bella mostra di sè su piastrelle e murales.













E se vicino a Piazza Venezia, a Roma, c'è Via della Gatta, il cui nome viene da una piccola statua in marmo a grandezza naturale di un micio, la leggenda narra che proprio all'angolo con Palazzo Grazioli e palazzo Pamphili, una gatta in carne e ossa scorse un bambino sporgersi pericolosamente da un cornicione e iniziò a miagolare per attirare l'attenzione della madre che lo mise in salvo.
Si narra anche che, nella direzione dell'animale, posto sul primo cornicione dei palazzi dovrebbe essere sepolto un tesoro, ma finora nessuno è riuscito a trovarlo.









Saranno i siti egiziani, saranno le molte gattare presenti che si occupano di nutrire e curare i tanti randagi, ma nella Capitale esistono numerose tappe feline. Non a caso fin dall'inizio del Novecento i gatti romani furono alimentati con un contributo del Comune che tra le sue voci di bilancio recitava appunto" Trippa per gatti ". Questo fino al 1931, quando l'allora Sindaco Ernesto Nathan per far quadrare i conti, tagliò e la trippa scomparve dal bilancio. E si iniziò a dire " Nun c'è trippa pe' gatti "









Bisogna spingersi fino a Napoli , al Museo Archeologico Nazionale, per vedere il famoso mosaico Xenia proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei, il soggetto è un gatto colto mentre afferra un volatile.









Altra tappa gattesca partenopea è il Chiostro del Monastero di Santa Chiara>: le colorate maioliche del Settecento sono animate dalle stupende tigri in miniatura e da una suora gattara che le nutre.









Altro itinerario interessante:l'Accademia dei Gatti Magici fondata nel 1984 da Giordano Alberghini, è un centro di diffusione della cultura del gatto, con una biblioteca chiamata Felinoteca e una Pinacoteca Felina che raccoglie quadri, disegni, incisioni, sculture, ceramiche con il " tigrotto ".








Su Pallosu, in questo microscopico borgo in provincia di Oristano, la popolazione felina supera di gran lunga il numero di abitanti umani. I gatti qui amano la spiaggia e sdraiarsi vicino alla battigia. Lo fanno dal 1947, è documentato. Sono possibili visite guidate di trekking e di cat watching.









Tour per piccoli gruppi anche nella Venezia piena di gatti, famosi da tempi storici. Si ricordano la gatta del Doge Francesco Morosini, che lo seguiva dappertutto, e il gatto dell'ottocentesco Caffè dei Frari, zona San Polo, di fronte alla facciata principale della chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari. Questo gatto, famoso, per la sua bellezza, si chiamava Ninni e visse 14 anni. Quando morì, nel lontano 1894, ebbe l'onore di una scultura commemorativa.












Imperdibile la Cena in casa Levi ( rivisitazione dell'Ultima Cena ) di Paolo Veronese, del 1573, al Polo Museale del Veneto. Con il gatto sotto la figura di Cristo.
Un capolavoro!





( Immagini dal web )






Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")