sabato 22 giugno 2013

Per voi!




Spesso penso che il giorno in cui ho iniziato quest'avventura del blog
è stato un giorno fortunato, fortunato perchè mi ha portata a conoscere persone 
come voi con le quali mi piace scambiare opinioni
e devo confessare che mi piace anche pensare a voi, immagino le vostre giornate
e le vostre vite...non siete più virtuali, non siete più 
una pagina di un blog ma siete reali, a volte più reali e più vicini della realtà.


Siete talmente presenti nella mia vita che in questo periodo mi avete 
fatto delle splendide sorprese e così ringrazio tutti voi per esserci e poi 
un ringraziamento particolare a 

Gloria, autrice di


che mi ha dedicato questo bellissimo post sull'amicizia








Accade raramente ma...accade: una conoscenza superficiale può passare da qualche scambio informale di battute, un caffè insieme, la scoperta di molti argomenti in comune, il piacere di sentirsi, le chiacchierate telefoniche; così nascono  i regali di Natale,"le cene dell'Epifania", i compleanni, i "mercoledì" e nasce un'amicizia. Con lei mi sento molto libera, mai giudicata, non sento il bisogno di mettere filtri o barriere, e, elemento fondamentale, NON MI ANNOIO MAI. Ci sono rapporti decennali che si sono arenati nella banalità e, pur rimanendo l'affetto, hanno perso la "verve"; ecco, questa amicizia è una ventata di aria fresca. Voglio bene alle mie amicizie un po' "ammuffite", fanno parte della mia vita ma...vuoi mettere un sepolcrale:" come al solito, menomale che è venerdì" ad un paio d'ore spaziando dal gossip alla vita privata alla politica? E ultimo ma non ultimo, se hai bisogno C'E'.Fai un pieno d'energia...quindi lo inserisco nella "TOPTEN" di PLEASURE...e...GRAZIE ANTONELLA.





Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
E' il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
E' la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace. 




Quando l'amico vi confida il suo pensiero,
non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
Nell'amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa
nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dall'amico non rattristatevi:
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate,
come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento dello spirito.
Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero
non è amore,
ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano. 




E il meglio di voi sia per l'amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea,
fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose
il cuore ritrova il suo mattino e si ristora. 
Tratto da "Il Profeta" di Kahlil Gibran





Si deve avere un'amico invisibile
a cui parlare
nelle ore silenziose  della notte
e durante le passeggiate nei parchi.
K. Gibran






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Un grazie per la loro delicatezza  a Ruth ed Indgie autrici di


che mi hanno dedicato questa splendida immagine a la poesia di Baudelaire,





Il gatto

Visto che Antonella, mamma del blog Il tempo ritrovato, aveva commentato una poesia di Baudelaire ricordando con tanto affetto di aver avuto un gatto con questo nome, le dedichiamo questa poesia con cui ricordiamo anche le nostre gatte che ormai purtroppo non ci sono più ma resteranno sempre nei nostri cuori.

Vieni, mio bel gatto,
sul mio cuore innamorato;
ritira le grinfie,
e lasciami piangere nei tuoi occhi belli,
fatti d’agata e metallo.
Quando le mie dita
carezzano a piacere la tua testa
e il dorso elastico,
e la mia mano s’inebria del piacere
di palpare il tuo corpo elettrico,
io mi vedo nell’anima la mia donna.
Il suo sguardo, come il tuo,
amabile bestia,
profondo e gelido,
taglia e arriva come una freccia,
e, dai piedi fino alla testa,
un’aria fine, un pericoloso profumo,
avvolgono il suo corpo bruno.
(Charles Baudelaire)



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Un enorme grazie a Xavier autore di






 che ha voluto iniziare la sua rubrica sui miti e le leggende
dedicandomi un   post   sul mito del "grande fiume", il Po






Bruno Cobianchi:


Alba sul Po

È un chiarore
che conserva il buio.
I pioppeti in golena,
appena freschi di boccioli,
sono ancora ombre.
La nebbia risale
con la luce
che accende il sole
che s'arrampica
per il cielo,
sempre più grande,
sempre più rosso,
sempre più impregnato
delle acque
del fiume arrossato.
I contorni dei pioppi
nella nebbia
rilanciano i colori tenui
della primavera.
È la natura
della vallata
che canta
al giorno che viene...
E nel frattempo
il sole
è diventato argento.



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E un grazie a Melinda , autrice di


che scrive: 

" Dedico questi post su Biella e il suo Duomo alla mia amica Antonella, 
autrice de Il tempo ritrovato, sperando di farle una gradita sorpresa! "

e mi ha sorpresa dedicandomi 
ben tre  post  sulla mia città: Biella








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Un grazie a Monica autrice di


e ideatrice dell'iniziativa" Il senso dei miei viaggi "
che commentando il mio post  Gli animali dei miei viaggi
mi scrive così:

" Cara Antonella,
ma come faccio a dirti quanto ti lovvo???? Sei sempre capace di stupirmi e questa volta oltre al premio fedeltà ricevi pure quello per l'interpretazione più originale ..."

e mi ha dedicato uno stupendo  post  sui fuochi della Chimera





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E infine  Betty, autrice di



sempre sensibile e delicata, sempre piena di pensieri dolcissimi
mi ha inviato per il mio onomastico queste meravigliose rose






Un grazie di cuore a tutti, siete fantastici
e sono felice di condividere con tutti voi  questa 
piccola, grande parte della mia vita.


Ne approfitto anche per ringraziare tutti quelli di voi
che si sono interessanti della salute di Cassandra e mi sono stati vicini.
Adesso, come potete vedere dalla foto sta decisamente meglio!















mercoledì 19 giugno 2013

Il numero di Dio, Vincenzo Di Pietro




Forse qualcuno di voi si ricorderà che la scorsa estate avevo scritto una serie di post
dal titolo " I cortoromanzi dell'estate " 
tra gli autori presentati c'era Vincenzo di Pietro e il suo


un romanzo che mi aveva molto colpita.
Gli scorsi giorni Vincenzo mi ha contattata  comunicandomi l'uscita del suo nuovo 
romanzo e dandomi l'opportunità di proporvelo in anteprima.
Il romanzo promette di essere un successo , pensate che nella classifica  delle top 50
di IBS Vincenzo è al 14° posto e Stephen King al 16°...!

Il numero di Dio

 Si tratta di una storia intrigante e molto articolata,
 in cui lo scrittore pescarese mescola molti ingredienti: fisica, genetica, suspence
 e anche una buona dose di sovrannaturale.
 La vicenda ruota intorno al vangelo di Tommaso, un codice perduto nella notte dei tempi,
  e che racchiude il segreto per comprendere la fibra dell'Universo.
 Per raggiungere Dio, per partecipare alla sua potenza. 
In questo avvincente thriller, molti sono gli scenari e anche gli sbalzi spazio-temporali.
Si parte dal 400 d.C. in Libia: la città di Silene è flagellata dalla peste, 
e anche la principessa ne è stata colpita. 
L'intervento prodigioso di Giorgio, guardia dell'imperatore Diocleziano, 
consente alla figlia del re di salvare la vita e preservare intatta la sua bellezza. 
La vicenda poi si snoda attraverso gli anni fino a giungere al 2008, anno in cui quattro persone,
 tra loro diversissime e senza alcun apparente legame, 
si trovano invischiate in un affare molto più grande di loro. 
Sono gli eletti, i quattro nuovi apostoli, e hanno il compito di proteggere l'umanità dall'avanzata del Male.
 Un Male subdolo e potentissimo, alla ricerca dell'ultima verità,
 quella che forse Gesù confidò all'apostolo Tommaso. 
Grazie alla brillante Loredana Toscano, la protagonista femminile del romanzo,
 i quattro nuovi apostoli riescono a ricomporre i tasselli del mosaico
 e a collegare eventi e luoghi per evitare che il prezioso papiro cada nelle mani sbagliate.
In questo suo ultimo lavoro, il primo della così detta "trilogia del divino", 
Vincenzo Di Pietro ci conduce alla scoperta dei segreti della materia, 
in una rocambolesca e avvincente avventura. 
La scrittura frizzante, evocativa e duttile riesce a reggere registri narrativi molto diversi: 
dai momenti di pathos a scene distensive, dalle coloriture umoristiche. 
Si intuisce un'imponente ricerca documentale, che spazia in molti campi dello scibile umano. 
La lettura, tuttavia, non è appesantita da divagazioni didascaliche 
e i riferimenti storico-scientifici sono sempre funzionali allo svolgimento della vicenda.
Il risultato lascia convinti: le pagine scivolano via e si resta con il fiato sospeso fino all'ultima riga.
( recensione di Luca Filippi, La Vibrazione Nera )


Per chi fosse interessato oggi, 20 giugno, potete prenotare il libro qui


contribuendo a far volare Vincenzo nelle classifiche!









Oriana Fallaci, Penelope alla guerra





La protagonista è Giovanna detta Giò, è Penelope, è già Cassandra, è l’emblema della donna libera che non si rassegna al ruolo domestico di chi tesse la tela in attesa del ritorno di Ulisse, ma si mette in viaggio per trovare la sua reale identità e indipendenza.
Sceneggiatrice alla ricerca d’ispirazione, tra confusione e leggerezza, contro ogni schema di una società che non conosce e non considera le esigenze femminili, si trasferisce in una palpitante New York dove rinuncia caparbiamente alla sua verginità. E sempre caparbiamente si innamora, anche per spirito di ribellione, di Richard, un uomo debole e insicuro conosciuto durante la sua infanzia. Un rapporto instabile e mai davvero appagante metterà gradualmente in luce l’omosessualità di Richard.
Giò, che una decina d’anni dopo sarà forse la protagonista di Lettera a un bambino mai nato, troverà in sé la forza sufficiente per comprendere e affrontare un sofferto triangolo amoroso che coinvolgerà anche Bill, l’amante di Richard. E troverà infine anche la risolutezza necessaria per divincolarsene e fuggire, abbandonando per sempre sia il sogno d’amore di quand’era bambina che lo spietato e apertissimo microcosmo newyorkese.
Ma anche una volta tornata in Italia continuerà a portare avanti con determinazione la propria guerra.



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Per conoscerlo un po'


" Solo a ripetere quelle due brevi parole, a casa, si sentiva un po' meglio.
La casa era il rifugio, la consapevolezza di sentirsi al sicuro in un posto che conosci
perchè ci sei nato ed è tuo..
Era la gente come lei, che parlava come lei, che pensava come lei.
Erano i tetti e i vicoli che aveva tradito per i grattacieli e le avenues.
Era l'uomo che aveva tradito per una donna.
Era Francesco. Francesco? Ma sì. Perchè no? "






( fotografie dal web )




martedì 18 giugno 2013

Santa Maria di Vezzolano




Una cosa che mio marito ed io, in compagnia
dei ragazzi pelosi, amiamo fare è girare, un po' senza meta, tra le 
splendide colline delle Langhe o del Monferrato ed è quello che è successo
una delle scorse domeniche.
Girando di collina in collina siamo arrivati ad
Alpugnano che merita la fama di Tetto del Monferrato,
dal punto più alto del paese la vista è immensa sulle colline che
precedono l'azzurro delle Alpi.






A ovest di Albugnano, a Vezzolano,  la bellissima chiesa abbaziale è uno dei principali monumenti
 dell'arte tardoromanica del Piemonte.






Le chiese romaniche evocano immagini di foreste percorse da
cavllieri ebriganti, di villaggi di contadini e di monaci che cantano salmi.
Dopo il mille sorsero  a grappoli sui colli monferrini,
e oggi, quelle sopravvissute alla rovina si nascondono tra boschetti di acacie,
vigne e macchie di melograni.






Un vero gioiello l'abazia di Vezzolano, edificata in stile
romanico - gotico nel 1095 e dedicata a Santa Maria
 Fu sede prepositurale dei canonici agostiniani, se pure le strutture attuali appartengano
 alla tradizione cistercense, con forti influssi d’Oltralpe.
La facciata è romanica, con bicromia di fasce in mattoni e arenaria
 aperta da due portali; ornata di statue e medaglioni di ceramica policroma.






All'interno, archi acuti e volte a costoloni delle due navate
(la terza di destra è inglobata nel chiostro attiguo) sono precocemente gotici.






 Tipica struttura propria della tradizione francese lo jubé,
una galleria trasversale nella navata maggiore, una sorta di tramezzo che divide la navata centrale, impreziosita da un bellissimo bassorilievo coi patriarchi ed episodi della vita di Maria (1189).










Degni di nota: in un tabernacolo dell'altare maggiore,
un quattrocentesco trittico policromo in terracotta a rilievo;
sugli stipiti della finestra centrale dell'abside, Arcangelo Gabriele e Vergine Annunziata,
pregevoli rilievi romanico-lombardi in pietra verde.













Nel chiostro pregevoli affreschi del sec. XIII-XIV, fra i quali la Leggenda di Carlo Magno
con l'episodio che secondo la tradizione portò alla fondazione dell'Abbazia.
 Attigua la Sala capitolare.






La Canonica è affidata in gestione alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Piemonte che ne ha curato il restauro e vi organizza mostre e altre attività culturali.






Nei locali della Sacrestia è aperta in permanenza la mostra

La Luna, la Vergine e l'astronomia medievale






" Vi sono domande nella storia dell'architettura
che possono trovare risposta solo ricorrendo alla teologia.
E vi sono idee teologiche che non si differenziano sostanzialmente
dal calcolo di un architetto, dalle sue visioni.
Forse per questo le Cattedrali erano sia di pietre che di idee
e le uno furono possibili quando anche le altre
nacquero nelle menti. "
( Gian Franco Ravasi )









domenica 16 giugno 2013

La luce dell'est





La nebbia che respiro ormai
si dirada perché davanti a me
un sole quasi bianco sale ad est

La luce si diffonde ed io
questo odore di funghi faccio mio
seguendo il mio ricordo verso est

Piccoli stivali e sopra lei
una corsa in mezzo al fango e ancora lei
poi le sue labbra rosa e infine noi

Scusa se non parlo ancora slavo
mentre lei che non capiva disse:"bravo"
e rotolammo fra sospiri e "da"

Poi seduti accanto in un'osteria
bevendo un brodo caldo che follia
io la sentivo ancora profondamente mia

Ma un ramo calpestato ed ecco che
ritorno col pensiero

E ascolto te
il passo tuo
il tuo respiro dietro me

A te che sei il mio presente
a te la mia mente...
e come uccelli leggeri
fuggon tutti i miei pensieri
per lasciar solo posto al tuo viso
che come un sole rosso acceso
arde per me.

Le foglie ancor bagnate
lascian fredda la mia mano e più in là
un canto di fagiano sale ad est

Qualcuno grida il nome mio
smarrirmi in questo bosco volli io
per leggere in silenzio un libro scritto ad est

Le mani rosse un poco ruvide
la mia bocca nell'abbraccio cercano
il seno bianco e morbido tra noi

Dimmi perché ridi amore mio
proprio così buffo sono io
la sua risposta dolce non seppi mai!

L'auto che partiva e dietro lei
ferma sulla strada lontana ormai
lei che rincorreva inutilmente noi

Un colpo di fucile ed ecco che
ritorno col pensiero

e ascolto te
il passo tuo
il tuo respiro dietro me

A te che sei il mio presente
a te la mia mente...
e come uccelli leggeri
fuggon tutti i miei pensieri
per lasciar solo posto al tuo viso
che come un sole rosso acceso
arde per me...

...

come un sole rosso acceso
arde per me

( Lucio Battisti )








venerdì 14 giugno 2013

Il mito di Eco e Narciso





La leggenda di Eco e Narciso

Nell'antica Grecia, in un giorno lontanissimo, Cefiso, il dio delle acque, rapì la ninfa Liriope. 
Si amarono teneramente e dalla loro unione nacque un figlio che fu chiamato Narciso. 
Gli anni passarono e Narciso divenne un ragazzo meraviglioso.
 Liriope volle salvaguardare la bellezza del giovinetto; si recò perciò dall'astrologo Tiresia che, 
dopo aver consultato l'oracolo, le disse:
- Narciso vivrà molto a lungo e la sua bellezza non si offuscherà. 
Ma il giovinetto non dovrà più vedere il suo volto.






La profezia di Tiresia si avverò: Narciso restò per sempre adolescente,
 mantenendo intatta la sua bellezza che svegliava i più teneri sentimenti nelle ninfe che l'avvicinavano.
Ma lo splendido ragazzo sfuggiva il mondo e l'amore e 
preferiva trascorrere il tempo passeggiando da solo nelle foreste sul suo cavallo 
oppure andando a caccia di animali selvatici.
Un giorno, mentre cacciava, sentì rimbalzare tra le gole della montagna una voce che
 si esprimeva in canti e risate.
 Era Eco, la più incantevole e spensierata ninfa della montagna che, al solo vederlo,
s'innamorò perdutamente di lui. 






Ma Narciso era tanto fiero e superbo della propria bellezza, 
che gli pareva cosa di troppo poco conto occuparsi di una semplice ninfa. 
Non così era per Eco che da quel giorno seguì il giovinetto ovunque andasse,
 accontentandosi di guardarlo da lontano. 
L'amore e il dolore la consumarono: a poco a poco il sangue le si sciolse nelle vene,
 il viso le divenne bianco come neve e, in breve, il corpo della splendida fanciulla
 divenne trasparente al punto che non proiettava più ombra sul suolo.
Affranta dal dolore si rinchiuse in una caverna profonda ai piedi della montagna,
dove Narciso era solito andare a cacciare. 
E lì con la sua bella voce armoniosa continuò a invocare per giorni e notti il suo amato.
Inutilmente perché Narciso, che pur udiva l'angoscioso richiamo, non venne mai.
Della ninfa rimasero solo le ossa e la voce.
 Le ossa presero la forma stessa della cava roccia ove il suo corpo era rannicchiato
 e la voce visse eterna nella montagna solitaria.







Da allora essa risponde accorata ai viandanti che chiamano.
Ma è fioca e lontana e ripete perciò solo l'ultima sillaba delle loro parole:
 ha perduto la sua forza invocando Narciso, il crudele cacciatore che non volle ascoltarla.
Narciso non ne fu affatto addolorato e continuò la sua vita appartata.
Fu allora che intervennero gli dei per punire tanta ingratitudine.
Un giorno, mentre il superbo giovinetto si bagnava in un fiume, 
vide per la prima volta riflessa nell'acqua limpida l'immagine del suo viso. 
Se ne innamorò perdutamente e per questa ragione tornava di continuo sulle rive del fiume 
ad ammirare quella fredda figura.
 Ma ogni volta che tendeva la mano nel tentativo di afferrarla,
 la superficie dell'acqua s'increspava, ondeggiava e l'immagine spariva.
Una mattina, per vederla meglio, si sporse di più e di più finché perse l'equilibrio cadendo nelle acque,
che si rinchiusero per sempre sopra di lui.
 Il suo corpo fu trasformato in un fiore di colore giallo dall'intenso profumo,
che prese il nome di Narciso.






"...Non ci separa l’immenso mare, nè un lungo cammino, nè i monti, nè città chiuse da mura: solo poca acqua ci tiene disgiunti, e tanto piccola è la distanza che ci potremmo toccare. Ardo d’amore e gli tendo le braccia, gli sorrido e lui mi sorride, gli parlo e mi parla, ma non sento quello che dice..."


( fotografie: Caravaggio. Narciso alla fonte, dal web )





giovedì 13 giugno 2013

I libri di Sandor Marai, L'Isola




Se il professor Victor Henrik Askenasi, preveniente da Parigi e 
diretto in Grecia, ha deciso di fermarsi a Dubrovnik ( che negli anni 30
si chiamava ancora Ragusa ) è forse perchè - non diversamente dal Giacomo
Casanova della Recita di Bolzano, nè da tanti altri personaggi di Marai -
è lì che ha un appuntamento con il destino.
Perchè lì, forse, troverà una risposta alla domanda che da sempre lo tormenta -
-quella che lo ha spinto, alcuni mesi prima, a lasciare sua moglie, i suoi studi e 
la sua cattedra di greco antico, e ad andare a vivere con una equivoca
ballerina russa.
Situazione banale, in apparenza, sebbene altamente "sconveniente ",
come amici e colleghi l'hanno giudicata: un maturo signore si innamora di 
una donna giovane e attraente. E invece no, alla turbinosa Elliz, come a tutte
le done che ha incontrato nella sua vita, Askenasi non ha fatto altro che chiedere
quella risposta.
Ma nemmeno lei nella sua solare sensualità, nella sua generosa impudicizia,
ha saputo dargliela: Elliz non era la meta, poteva soltanto 
mostrargli la strada.
A desso, in un pomeriggio di maggio eccezionalmente caldo,
allorchè decide di andare a bussare alla porta della sconosciuta che gli ha
rivolto uno sguardo provocante chiedendo la chiave della sua stanza
a voce appena troppo alta.
Askenasi sente che la risposta è vicina, che è infine arrivato il momento
di oltrepassare quel limite al di là del quale forse c'è l'oscurità
del crimine  e della follia - o forse della verità.



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Per conoscerlo un po'


Dunque è così "bello " il mondo, pensò dopo essersi guardato intorno con attenzione per qualche minuto, 
in preda ad un'estasi puerile ed incontenibile, che per poco non lo faceva gridare di giubilo.
Così magnifico! Ci sono così tanti colori, e angoli e linee meravigliose...Non ce l'hanno fatta a rovinarlo,
nonostante tutto!...Com'è bello tutto questo! Alla gioia, a quel piacevole formicolio che sentiva in tutto il corpo, a quel senso di calma, appagamento e riconciliazione che non l'aveva mai abbandonato neppure per
un attimo da quando era uscito dalla camera numero quarantadue, si aggiungeva adesso il rapimento, quel parossistico godimento della percezione sensoriale. Girava lentamente la testa: mai sazio dell'inaspettata sorpresa, temeva che, se si fosse ingozzato in una volta sola di tutte le bellezze che lo circondavano, poi non sarebbe riuscito a digerire quella massa densa e infinita di magnifiche sensazioni..
Cominciò ad avere le vertigini, tanto impetuoso e traboccante era quel torrente d'immagini; cercò rifugio nei dettagli, per il momento non osava volgere lo sguardo verso il cielo o lungo la via, e si concentrò cautamente su una grondaia, sul tavolino di un caffè, sul viso di una persona. E come quando dall'oculare sfocato, incolore e deserto del microscopio appare un mondo sconosciuto, brulicante di figure ben distinte di esseri viventi, e la vita organica, fini a quel momento invisibile, celata all'interno della goccia d'acqua, comincia ad , animarsi, come quando si distingue una flora e una fauna là dove non si vedeva niente, o si scorge la vita, una vita inestinguibile, proliferante, che incessantemente si evolve in una vasta ricchezza di forme, là dove non si vedeva che una inerte e arida materia grezza, così Askenasi vedeva ora i minuscoli territori che andava di volta in volta illuminando con lo sguardo. Si sentiva esultante, finalmente riusciva a vedere il mondo nel quale fino ad allora si era limitato a vivere distrattamente e che aveva sempre considerato sporco e logoro; ricordava di averlo già visto così una volta, molto tempo addietro, in una beatitudine paradisiaca, forse nella sua primissima infanzia, quando si metteva seduto nella culla, e guardava la lampada o una mano che s'agitava davanti al suo naso..."





Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")