venerdì 16 marzo 2018

Omaggio a Givenchy, il padre del tubino




" E' stato il mio grande amore platonico ", diceva il conte Hubert de Givenchy di Audrey Hepburn.
Lui, solo lui, fondatore dell'omonima Maison ( sinonimo di glamour francese ) è stato l'autore della trasformazione della fanciulla dagli occhi di cerbiatto in " Sabrina " in un'eterna icona di eleganza che cofessava alle amiche " Personalmente dipendo da Givenchy come le donne americane dipendono dal loro psichiatra ".








Sarto blasonato di donne famose come Jacqueline Kennedy, Onassis, Marella Agnelli, le principesse Grace e Caroline di Monaco, Grata Garbo, Marlene Dietrich, Elizabeth Taylor,  Lauren Baccal. Ma nulla a che vedere con il rapporto particolare che si creò con la Hepburn, diventata dal primo incontro nel 1953 ( lei aveva solo 24 anni ) la sua musa e fonte d'ispirazione.








Il loro sodalizio, l'Hepburn Givenchy'style , si consolidò nel 1961 con " Colazione da Tiffany " che lanciò nel mondo il tubino nero, l'intramontabile " little dress ", che nella versione sotto il ginocchio sarà uno degli abiti più iconici del '900.








Adesso quell'amore platonico con Sabrina in qualche modo si ricongiungerà. Lo stilista ha raggiunto la sua musa. Si è spento nel sonno all'età di 91 anni, nel suo castello rinascimentale alle porte di Parigi, tra le braccia del compagno, il designer di alta moda Philippe Venet. La maison nel dare la notizia su FB ricorda la grande personalità dell' haute couture francese " un gentiluomo che per oltre un secolo ha incarnato l'eleganza parigina. Sentiremo molto la sua mancanza ".








Scompare uno dei padri dei paradigmi dell'alta moda mondiale, vissuto e in piena attività negli anni in cui era attivo Cristobal Balenciaga, il suo mentore. " Da lui ho imparato che non bisogna barare, nella vita come nel lavoro; che è inutile un bottone a cinque buche quando ne bastano quattro, o un fiore in più". Come Giorgio Armani, Givenchy aveva un forte senso della misura, e nessuna voglia di " baracconate ", perchè l'eleganza non è attirare l'attenzione, ma è grazia nelle forme, ricercatezza dei tessuti, amore per il corpo femminile e maschile.








A soli 25 anni, era il più giovane direttore creativo di Parigi, e con Dior erano al centro della moda dell'epoca: l'uno pressava e delineava il corpo della donna in una silohuette elegante e precisa - il così detto " new look ", vita strizzata e gonna amplissima - Givenchy rivendicava abiti morbidi e comodi, finendo per diventare anche un simbolo della donna moderna, libera e insofferente alle imposizioni: " " Ho sognato una donna liberata - diceva - non più fasciata e blindata nei tessuti. Tutte le mie linee permettono movimenti svelti e fluidi, i miei vestiti sono vestiti reali, ultra leggeri, senza imbottiture e corsetti, sono indumenti che aleggiano su un corpo libero da lacci ".








Inventò il cappotto bombato tanto amato da Jacqueline Kennedy e nel 1958 il vestito baby doll, che cingeva le ascelle e proseguiva allargandosi. Le sue forme ad uovo fecero molto scalpore negli anni 50, così come il vestito a sacco, il mantello a collo avvolgente, l'abito a palloncino e quello a bustino.








Givenchy era nato da una famiglia aristocratica ( 21 febbraio 1927 ) suo padre ( che era marchese ) morì di influenza quando lui aveva 3 anni, e venne così cresciuto dalla madre e dalla nonna.  A 17 anni si trasferì a Parigi per studiare Belle arti e iniziò a disegnare abiti per stilisti francesi insieme ad altri che sarebbero poi diventati celebri come Pierre Balmain e Christian Dior; dal 1947 al 1951 lavorò con Elsa Schiapparelli, famosa per lo stile d'avanguardia.








Givenchy aprì la sua casa di moda nel 1952 nel quartiere di Plaine Monceau a Parigi e dedicò la sua prima collezione a Bettina Graziani, la più richiesta modella di quegli anni. Resta famosa la blusa Bettina. E l'anno successivo incontrò la Hepburn: " Mi chiese di disegnarle gli abiti per il suo seconfo film " Sabrina " con Humphrey Bogart, le risposi di no, ero impegnato. E lei mi invitò a cena. Figuriamoci, una donna che invita un uomo a cena. Ho accettato. A fine serata mi aveva conquistato e da aoolra non ho più smesso di vestirla ". L'attrice vestì sempre e solo i suoi abiti sia nella vita sia nei film che interpretava.








nel 1969 Givenchy aprì anche una linea maschile; poi nel 1988 l'azienda fu acquistata dal gruppo LVMH per 45 milioni di dollari dell'epoca.
Hubert de Givenchy si ritirò nel 1995, la sua ultima collezione fu quella dell'autunno - inverno 1995- 96; il suo posto fu preso per un anno dal britannico e stravagante John Galliano, seguito, per 5 anni, da Alexander McQueen, da Julien Macdonald, e poi da Riccardo Tisci che si è dimesso nell'autunno 2017 e il suo posto è stato preso da Waight Keller.





( Fonte Daniela Mastromattei, Libero )

10 commenti:

  1. Un post veramente interessante.
    Serena giornata.

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  2. La dimostrazione che classe ed eleganza si esaltano con la semplicità.
    Oggi sembra sia un obbligo l’eccesso e la volgarità. Basta guardare cosa indossano moltissime protagoniste dello spettacolo.
    Felice giornata, un abbraccio
    enrico

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  3. Ammiro molto questi creatori di alta moda che sanno dar vita ad abiti stupendi. La Hepburn, poi, con il suo fisico e la sua bellezza sofisticata, era in grado di ispirare simili meraviglie. Per una volta, mi sarebbe piaciuto indossare un abito così, chissà come starei !! Un saluto.

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  4. Un capo elegante che non tramonta mai e come diceva mia madre, ogni donna dovrebbe averne uno nel suo armadio.
    Bel post, molto interessante.
    Buon fine settimana.

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  5. Ho letto con interesse, rispetto e ricordi questo post degno dell'eleganza di Givenchy.
    Grazie
    Gingi

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  6. Grande post, come sempre sei di una bravura eccezionale!
    Un saluto ed un abbraccio! Beatris

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  7. Grande eleganza e raffinatezza nelle sue creazioni.
    Buona Pasqua carissima Antonella, tantissimi auguri a te e alla tua famiglia, ti abbraccio!

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  8. ciao sono passata per un saluto.

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  9. Sapeva creare il bello, una dote non comune.

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Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")