mercoledì 11 giugno 2014

Fatterellando: Botticelli, L' Allegoria della Primavera




Giorgio Vasari. l'autore delle Vite d' più eccellenti architetti, pittori et scultori italiani da Cimabue insino 'a tempi nostri -  pubblicate a Firenze in due edizioni ( 1550 e 1568 ) -e riconosciuto come primo storico dell'arte in senso moderno, usa per Botticelli espressioni che ne confermano la fama e l'apprezzamento raggiunti a quei tempi;ciò che però qui pare interessante è l'insistenza posta su un aspetto della personalità del pittore,dipinto come una "persona sofistica ", dotato di un cervello " sì stravagante ".
Vasari, inoltre, pone all'inizio della biografia botticelliana una sorta di reprimenda, in cui viene addebitata al pittore l'incapacità di aver avuto lungimiranza nella gestione delle ricchezze derivanti dal proprio lavoro e di aver subito, in vecchiaia, l'ingiuria della povertà.






Crediamo che queste notazioni sulla " stravaganza ", che potrebbe forse tradursi in" ricercatezza mentale ", e sull'umanità di Botticelli vadano lette sia come una precisa contestualizzazione dell'artista  nel milieu culturale del neoplatonismo nella Firenze di fine Quattrocento, sia come la difficoltà, già a partire dal Vasari di penetrare la profondità dei significati che caratterizzano l'opera del pittore.
Certo è che la fluidità della linea, il tratto elegante dei dipinti venivano apprezzati come aspetti salienti e qualificanti della pittura di Sandro. Seguirà un lungo periodo di oblio, riscattato solo alla metà del XIX secolo, quando la critica di impostazione preraffaelita e poi decadente, da John Ruskin a Dante Gabriel Rossetti fino a D'Annunzio, riconobbe nelle soluzioni formali di Botticelli, nelle vaghe figure femminili acconciate di " foglie e fiorellini / come la donna dell'allegoria / che apparve in sogno a Sandro Botticelli (...)" ( D'Annunzio, Chimera, 1889 ) il modello della melanconica bellezza aristocratica del tempo.






Ci occupiamo del periodo dal 1470 al 1482, caratterizzato da una crescente fama, segnato dalle prestigiose committenze connesse in modo diretto alla famiglia Medici o ad altre ad essa legate; ai primi anni settanta infatti datano i rapporti con l'ambiente mediceo, dove, nel palazzo di via Larga, in città e nella villa suburbana di Careggi, si compivano profonde riflessioni filosofiche in chiave neoplatonica e si intrecciavano stimolanti connessioni culturali.. Fu Cosimo il Vecchio a volere  la creazione dell'Accademia neoplatonica, un luogo - la villa di Careggi -un luogo nel quale gli intellettuali potessero dedicarsi a tempo pieno alla lettura, allo studio e alla traduzione dei testi greci e latini e incontrarsi per discutere; l'animatore di questo centro culturale d'elite fu Marsiglio Ficino il quale scrisse il commento al Simposio di Platone e diede alle stampe la Theologia platonica. Tale era l'interesse per l'antico filosofo greco che ogni anno il 7 novembre, sua presunta data di nascita, veniva allestito a Careggi un sontuoso banchetto.






E' facile immaginare i discorsi che in quelle occasioni, ma non solo, si saranno incrociati intorno al desco:
si sarà discusso dell'immortalità dell'anima e del suo tendere verso Dio spinta dalla forza dell'Amore, depurato da ogni connotazione troppo carnale. Anzi la bellezza terrena era considerato uno dei più potenti mezzi di accesso alla contemplazione di quella divina, che coincideva anche con il Bene. Il rapporto assai stretto che legava le cose terrene a quelle divine trovava nell'uso del simbolo e dell'allegoria uno dei canali privilegiati di comunicazione, anche visiva. L'arte poteva dunque essere utile per stimolare sensazioni sia legate al mondo del Bello sia per portare la conoscenza ad un livello superiore, attraverso lo sforzo interpretativo dei simboli utilizzati.







Botticelli partecipava direttamente a questo ambito culturale e ne divenne anzi il pittore ufficiale, elaborando le trascrizioni figurative più esaurienti del complesso di concetti neoplatonici. In questo senso andrà letta
la serie mitologica  che comprende La Venere, L'Allegoria della Primavera, e La nascita di Venere, alcune delle opere più celebrate del pittore, per il quale la natura in tutte le sue manifestazioni diventa specchio dell'Idea superiore che ha governato la creazione.. In questo contesto, secondo la riscoperta autorità di Platone, anche le divinità dell'antichità assumono nuova importanza, perchè diventano simboli di alta espressione intellettuale e vengono quasi rese "storiche ", nel senso che testimoniano le varie tappe dello sviluppo intellettuale, attraverso le quali gli uomini del passato hanno teso alla più profonda comprensione dell'armonia universale. Questo dunque il contesto in cui nasce L'Allegoria della Primavera e le altre opere di tema mitologico - ermetico dei primi anni ottanta, opere nelle quali il pittore e il cenacolo di cultura cui apparteneva esprimevano concretamente la possibilità di realizzare  un principio di bellezza valido, sia moralmente che esteticamente. Si trattava di esprimere fiducia nel pensiero già formulato nell'antichità classica e sintetizzato nel celeberrimo Kalòs kaì agathòs.







Un tono da racconto collocato al di là del tempo reale, in un'atmosfera di favola mitologica, 
la natura entro la quale si compie una sorta di riro pagano sono riconoscibili in uno dei più celebri
 dipinti botticelliani, quell' Allegoria  della Primavera ( Firenze, Galleria degl Uffizi ), sulla quale intere 
generazioni di storici,, letterati, storici dell'arte si sono cimentati. La critica pare ormai abbastanza concorde 
nel collegare questo dipinto  a Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici. uno dei figliocci di Lorenzo
il Magnifico. Le ragioni della committenza sembrano sottrarsi a tutt'oggi a ogni certezza; ciò che appare assodato è la centralità del ruolo attribuito a Venere e il legame con quel circolo di idee neoplatoniche 
condiviso presso la corte medicea.






Il dipinto è stato realizzato con estrema cura, a cominciare dalla sistemazione delle assi che
formano la tavola di notevoli dimensioni. Su essa Botticelli, prima di dipingere, ha steso due diversi 
tipi di preparazione: beige chiara per le figure, nera per la vegetazione, quindi ha sovrapposto diversi
strati trasparenti di tempera, con un effetto di grande leggerezza.







Venere è anche fisicamente collocata al centro del dipinto e dinanzi a un mirto, pianta a lei 
tradizionalmente sacra; si è immersi in una sorta di paradiso mitologico, in cui, sulla destra Zefiro,
il vento primaverile è raffigurato nell'atto di afferrare la ninfa Clori che sta per fuggire






 e dalla cui bocca escono i fiori che si depositano sul trasparente abito di Flora






Secondo una suggestiva ipotesi, il dipinto potrebbe essere anche una sorta di calendario
abbraviato che celebra i mesi della Primavera e dell'estate, da febbraio ( Zefiro ) a settembre
( Mercurio ), augurando così al committente una Primavera senza fine.















A sinistra le Tre Grazie, le ancelle di Venere, intrecciano una danza.
Secondo la tradizione antica  sono rappresentate come fanciulle, vestite di un leggero abito 
di velo






Che intrecciano le mani a simboleggiare il principio base dell'amore,cioè la Liberalità:






quello che una di esse dà è ricevuto dall'altra e restituito, accresciuto, all'ultima,
in un cerchio di generosità senza fine.







Vi si possono anche leggere i tre aspetti con cui l'Amore è inteso nella filosofia neoplatonica di
Marsilio Ficino, diffusa nella cerchia intellettuale dei de' Medici






la fanciulla più vicina a Venere rappresenta Castità, quella al centro Bellezza e l'ultima 
Voluttà, contro cui Cupido scaglia la sua freccia.











Accanto a loro Mercurio allontana le nubi con il caduceo, suo tipico attributo.












In alto, sopra Venere, Cupido, il dio dell'Amore, lancia i suoi dardi verso una delle Grazie.







Alle spalle dei personaggi si trova una quinta arborea di aranci,





mentre un tappeto erboso intessuto da decine e decine  di fiori costituisce il piano
su cui le figure sembrano muoversi danzando.





L'attenzione con cui Botticelli ha descritto le infinite specie di fiori e piante presenti
nel dipinto sembra nascondere una complessa simbologia matrimoniale.






I fiordalisi blu che ornano la testa di Flora, assieme a margherite e non ti scordar di me, 
alludono alla donna amata,






I fiori d'arancio sugli alberi simboleggiano il matrimonio, mentre la  borrana che si scorge
sul prato è un augurio di felicità










Dare un significato ultimo ed univoco alla scena descritta è un'impresa inesauribile; anche
l'identificazione dei personaggi, che sembra unanimemente accettata dalla critica, è stata ultimamente messa in discussione da una recente, affascinante e precisa rilettura, che propone di interpretare il soggetto non tanto come Allegoria dell Primavera, quanto come Le nozze di Filologia e Mercurio.
Rimane indiscussa la collocazione dell'opera entro un complesso insieme di rimandi culturali al tema dell'Amore, così come non può essere discussa la matrice neoplatonica che la informa, nè la straordinaria qualità esecutiva: oltre alla disarmante minuzia descrittiva di fiori e piante va rimarcato il rapporto formale con la scultura sia classica, di cui anche a Firenze esistevano importanti esemplari, che contemporanea al Botticelli, dal David del Verrocchio al Pollaiolo, cui va riferita anche la particolare tensione conferita alla linea, che crea il ritmo dolce e pacato delle figure e ne sostanzia i reciproci rapporti.
La datazione di un'opera così complessa è tutt'altro che unanime, per motivi stilistici pare convincente una datazione intorno al 1482, cioè dopo l'esperienza romana.



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La curiosità di Antonella






Imballata in una cassa blu, è arrivata a Biella, la «Venere» di Sandro Botticelli,
 che rimarrà esposta fino al 7 settembre al Museo del Territorio. 
L’eccezionale esposizione dell’opera, che rappresenta il primo tassello del terzetto 
«mitologico» dell’artista, completato dalle più celebri «La Primavera» e «La nascita di Venere», 
fa parte del grande progetto «La Sabauda in tour per le città». 
In occasione del restauro della galleria torinese, i pregevoli capolavori da essa custoditi
 stanno infatti trovando ospitalità in quattordici città del territorio regionale. 
Per la «Venere» si tratta di una sorta di «ritorno» a Biella: il dipinto fa infatti parte delle opere che l’imprenditore biellese Riccardo Gualino donò alla Galleria Sabauda nel 1930. 
La mostra dedicata a Botticelli e alla sua epoca , curata da Omar Ronda, è stata inaugurata
il 29 maggio.






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Come sapete Fatterellando viene scritto a quattro mani da Audrey e da me
quindi per leggere tutto sul terzo dipinto mitologico di Botticelli
" La nascita di Venere " vi invito a passare dal blog Borderline






( fonti: AA.VV., Botticelli, ed Skira.
AA.VV., I Grandi Musei del Mondo/ Galleria degli Uffizi
Mina Gragori, Uffizi e Pitti, I dipinti delle gallerie fiorentine ed, Magnus )
( immagini dal web )




































lunedì 9 giugno 2014

Bella la vita....




Il carrozzone


Il carrozzone va avanti da sé, 
con le regine, i suoi fanti, i suoi re… 
Ridi buffone, per scaramanzia, 
così la morte va via 
Musica, gente, cantate che poi 
Uno alla volta si scende anche noi… 
Sotto a chi tocca… in doppiopetto blu 
Una mattina sei sceso anche tu! 
Bella la vita che se ne va… 
Un fiore, un cielo, la tua ricca povertà 
Il pane caldo, la tua poesia… 
Tu che stringevi la tua mano nella mia! 
Bella la vita, dicevi tu 
È un po' mignotta e va con tutti, sì però… 
Però, però …proprio sul meglio, t'ha detto no! 
E il carrozzone prende la via, 
facce truccate di malinconia.. 
Tempo per piangere, no, non ce n'è, 
tutto continua anche senza di te.. 
Bella la vita che se ne va… 
Vecchi cortili dove il tempo non ha età, 
i nostri sogni, la fantasia … 
ridevi forte e la paura era allegria! 
Bella la vita, dicevi tu, 
e t'ha imbrogliato e t'ha fottuto, proprio tu!!! 
Con le regine, con i suoi re, 
il carrozzone va avanti da se…

( Renato Zero )



sabato 7 giugno 2014

Marò, dalla politica solo chiacchiere...





" Abbiamo obbedito a degli ordini e siamo ancora qui. Abbiamo mantenuto una parola che
ci era stato chiesto di mantenere e ancora oggi con grande dignità e onore  per 
il popolo italiano e tutti i militari del mondo la manteniamo"

E' vero che a volte le parole sono pietre. Il brutto 2 giugno appena passato non si ricorderà
per la faccia onnipresente e chissà di cosa compiaciuta do Napolitano, o per il tailleur fucsia semaforo
e i cinguettii della Boschi con un civettuolo Casini. Non per i " selfie " e i " batti il cinque " di
Renzi - Fonzie e neanche per quella fulminante foto che a molti sarà sfuggita, in cui Renzi, Pinotti e Grasso
cantano l'inno a gola spiegata, e la Boldrini tiene la bocca ostentatamente ma non sorprendentemente chiusa.







No, sarà la voce rabbiosa eppure incredula di Salvatore Girone l'evento da ricordare con dolore.
e l'altra voce più pacata e ostinatamente dignitosa di Massimiliano Latorre. Saranno i loro respiri corti sotto 
la divisa bianca, le loro facce di bravi soldati italiani che nel giorno della festa della Repubblica
si domandano di quale Repubblica siano ancora fedeli servitori, quali forze armate sfilino ostentando
 a Roma orgoglio non pervenuto a Delhi, su quali personaggi inetti volino le Frecce Tricolori. E alla
fine quale sorte sarà loro riservata da cotanta persistente cialtroneria.







Dovevano esserci i ministri della Difesa, Roberta Pinotti,e degli Esteri, Federica Mogherini,
all'audizione del 2 giugno alla Camera davanti alle Commissioni Esteri e Difesa. Cortesia, per carità,
non obbligo - soprattutto se a due persone oneste e sofferenti non sai cosa rispondere. Ma la loro
presenza era stata annunciata in comunicati stampa per una settimana almeno, e alla luce di cotanta defezione si capisce perchè i parlamentari di Fratelli d'Italia si siano rifiutati di parteciparvi. Non è cattiveria ma è fuffa.
E quando Maurizio Gasparri dichiara che il Parlamento incalza il Governo sui marò, diciamo che esagera ruolo, peso e volontà del Parlamento. Tant'è vero che non una parola concreta, oltre a dichiarazioni di facciata, viene fuori sulla possibile ritorsione nella partecipazione italiana alle missioni internazionali.






Nè è uscita una sola critica sul pittoresco comitato messo su dall Mogherini, con a capo tanto di
esperto inglese, Daniel Bethlehem, uno che del diritto del mare semplicemente non sa niente  non essendosene mai occupato, comitato che, con calma - per carità, mica c'è fretta - dovrebbe decidere i modi
per un approccio di arbitrato internazionale. L'arbitrato preparato da Giulio Terzi che giace da un anno e più nei cassetti di Farnesina e Palazzo Chigi: si vede che i ragazzi di Renzi sono allergici alla polvere, o che il segretario alla Presidenza, Sandro Gozi, a lungo presidente dell'associazione Italia - India se l'è mangiato.






Se questo Governo, come quelli precedenti, produce solo chiacchiere, l'opposizione non è meglio.
Il suo leader, Silvio Berlusconi, non ha speso in più di due anni una sola parola personale per i due marò.
Ecco perchè due militari sono trattenuti in India dal 15 febbraio 2012 e il caso diplomatico tra Italia e India ancora non conosce soluzione. Eppure, come ha detto Girone, " l'immunità riguarda tutti i militari del mondo e un militare deve sapere di essere tutelato"; eppure " siamo innocenti e lo gridiamo a gran voce " e ancora 
" entrambi i paesi hanno firmato dei trattati ". Di quale losco partito trasversale degli affari i due fucilieri sono ostaggio? Arriverà un momento in cui tutta la storia sarà ricostruita?






Anche per questo un Gruppo di Cittadini organizzati in social forum, con Giulio  Terzi e Fernando Trementini, ha tenuto ieri una conferenza stampa per presentare un esposto alla Procura di Roma, Meglio tardi che mai, certamente trovare degli avvocati disponibili non sarà stato facile...
Così scrivono: chiediamo di indiduare e perseguire coloro che, violando la Costituzione, hanno estradato
in un paese in cui vige la pena di morte i militari Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in violazione di vincolanti norme costituzionali. 






U n principio fondamentale della costituzione italiana a salvaguardia dei Diritti Umani,
nella fattispecie a quello della tutela della vita umana, e giustamente applicato perfino a tutela di cittadini stranieri presenti in Italia e accusati di terrorismo. Perchè allora tale fondamentale norma è stata disattesa e vilipesa nei confronti nei confronti di due funzionari dello Stato in missione comandata, due militari in servizio per la difesa del territorio patrio quale è una nave battente bandiera nazionale, impegnati in una missione contro la pirateria nell'ambito di risoluzioni e di impegno internazionali?






Già perchè:  non vi sorge la curiosità di capire, per tacere dell'obbligatorietà dell'azione penale?
Serve per stanare i bugiardi di oggi.




( fonte: Maria Giovanna Maglie , Libero del 3 giugno 2014 )
( immagini dal web )










giovedì 5 giugno 2014

La valle Sessera e l'industria della lana / breve storia di Coggiola




Oggi riprendo la pubblicazione della tesina che negli anni '70 il mio amico Roberto
aveva scritto e che finora vi ha raccontato qualche cosa della industria della lana. Oggi Roberto
si sofferma sulla storia del nostro paese.







"Nel Medio Evo Coggiola faceva parte del comitato di Vercelli e passò poi al feudo 
dei vescovi eusebiani insieme a Biella.






Durante le terribili lotte contro Fra Dolcino essa fu più volte saccheggiata; nel 1306 venne incendiata
dai dolciniani con Mosso, Trivero e altri luoghi vicini e fu riedificata nel 1340 ad opera
degli Alciati, nobili di Vercelli.






Nel periodo dell'occupazione francese del Maresciallo Brissac subì varie requisizioni da parte
delle truppe di passaggio ( 1555 - 56 - 57 ) ed il 16 maggio 1558 scoppiò a Coggiola  una 
sanguinosa rivolta contro le autorità Sabaude a causa dei gravosi tributi fiscali.






Si tentò di uccidere il commissario sabaudo Giovanni Matteo Radicati
conte di Cocconato, vennero feriti due soldati del suo seguito e si gridò contro il Duca di Savoia.






Dopo l'arresto di cinque coggiolesi che furono rinchiusi nel castello di Vercelli
( uno riuscì a fuggire durante il tragitto ), fu imbastito il processo imputando la Comunità di Coggiola
del grave reato di rivolta contro il potere dello Stato, per cui fu condannata:
1) a pagare 1.200 scudi d'oro di Savoia  al tesoriere Ducale
2 ) a dover ogni anno, a San Martino, destinare due consoli i quali al cospetto del giudice di Biella
che , nella pubblica aula delle udienze, dovevano confessare in delitto commesso dalla
Comunità contro la Celsitudine Ducale ed implorare , in ginocchio, la misericordia promettendo di essere sempre fedeli sudditi del Duca e distribuire alla presenza del pretore uno scudo d'oro ai poveri.






Nel secolo XVI Coggiola  formò la propria legislazione statutaria. Questi Statuti, tratti dal
 Libro Vecchio degli Statuti del 1517, furono tradotti dal latino in italiano intorno al 1580.
Constavano di 90 capi e vennero approvati da Carlo III di Savoia il 23 Settembre 1518 e da Carlo
Emanuele I il 3 giugno 1581.






Il territorio di Coggiola, smembrato da Biella fu dato in feudo e imprestato per denaro 
al Duca Carlo Emanuele di Savoia e poi al suo maggiordomo Giovanni Battista Manelli il 29 giugno 1620,
presto gli fu tolto per inadempienza d'obblighi e il 10 Marzo 1643 dato in feudo al Conte 
di Ponderano Francesco Dal Pozzo con il titolo di Signore.






Nel 1721 il feudo fu riunito ed il 29 Giugno 1722 il Duca di Savoia lo vendette per 7.000 lire
di Piemonte ed infeudò il vassallo Nicolò Mocchia di Cuneo, Governatore di Villafranza
e Mondovì  con il titolo comitale.







Domenica 16 Dicembre 1798, in mezzo al popolo festante, si innalzò nella Piazza Parrocchiale
di Coggiola l'albero della Libertà e per tutta la giornata si fece pubblica baldoria tra
balli ed il canto della Carmagnola.
( Roberto Bassotto, continua...)
( Immagini dal web )


martedì 3 giugno 2014

Spettacoli e manifestazioni nei miei viaggi

Monica ideatrice de " Il senso dei miei viaggi " purtroppo non riesce
più, a causa di molti altri impegni, a seguire da sola questa grande iniziativa e quindi da questo mese
ci alterneremo noi, le sue fedelissime, a turno, una volta al mese,
proporremo il nostro tema e ...che Dio ce la mandi buona, venire dopo di lei non è certo facile!

Per prima cosa un grande grazie a Monica che per più di due anni, da sola, ha portato avanti 
questo lavoro impegnativo e poi un grazie ad Annalisa che per prima ha accettato la staffetta di Monica,
e certo non è un compito facile.

Annalisa scrive:
"Quante volte siamo capitati per caso oppure andati di proposito in un luogo dove si svolgeva una fiera particolare, una sagra, la festa del santo patrono, una parata, una rievocazione storica, una sfilata di carri allegorici o qualche altro spettacolo tipico ?"


E quindi il nuovo tema è:

Spettacoli e manifestazione nei miei viaggi.

Devo dirlo subito, non è un argomento nella mie corde, cerco di visitare luoghi e città nei momenti di 
maggiore calma, evitando feste o manifestazioni che possono richiamare tantissime persone,
però volevo assolutamente partecipare e allora pensa e ripensa, finalmente l'idea
 dopo avervi accompagnate attraverso
i miei viaggi metafisici e allegorici, questa volta ho deciso di viaggiare nella Memoria,
vi dico anche subito che le antiche fotografie appartengono ai nonni ( o bis nonni ) di una
mia cara amica e che le informazioni me le ha fornite il Sig. Vercella Baglione Enzo, esperto
in storia del biellese.



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E allora partiamo...riavvolgiamo il nastro di quasi settant'anni e il viaggio nella memoria
mi porta all'

8 settembre 1938

Si svolge a Coggiola il VII Congresso eucaristico della Diocesi biellese, presieduto da mons. Giacomo Montanelli, arcivescovo di Vercelli, e da mons. Carlo Rossi, vescovo di Biella. Secondo "Il Biellese" alla cerimonia di chiusura partecipano ventimila persone.





Mi piace pensare ai miei nonni e bis nonni, alla mia mamma bambina, ai miei zii...
mi piace pensarli in questa giornata particolare in mezzo a tutte queste persone, tanti anni dopo
le avrò conosciute anch'io, oggi sono sicuramente amica o conoscente di figli e nipoti, mi piace il filo
a volte spesso come una corda a volte sottile che lega le generazioni e le vite in un piccolo paese.
Le vecchie fotografie ne sono testimonianza.



Coggiola 1949






Nel 1949 la Peregrinatio Mariae, il pellegrinaggio della statua della Madonna Nera di Oropa 
che toccò tutti i comuni della diocesi, rappresentò una straordinaria dimostrazione
 di fede e di attaccamento ai valori spirituali del proprio territorio da parte dei biellesi:
 «[…] quello del 1949 fu un evento eccezionale – ha scritto Danilo Craveia – 
Fu lo straordinario a scendere nel quotidiano […] 
La Madonna Nera non si celava più tra le nebbie del monte o nell’ombra del Sacello, 
ma appariva per la prima volta nel pieno sole della primavera biellese». 
La Madonna d'Oropa, in quell'occasione, ha visitato tutte le parrocchie ed è
entrata in tutte le fabbriche biellesi, passaggio sottolineato dalla " firma " di tutti i proprietari delle aziende.

Dieci anni dopo il Biellese, e in particolare il centro della sua devozione religiosa,
il Santuario di Oropa, fu teatro di un’altra solenne manifestazione,
la consacrazione della diocesi alla Vergine Bruna,
 che andò a collocarsi all’interno di un avvenimento di risonanza nazionale,
la consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria.






Doveva essere stato un avvenimento solenne e importantissimo,
la Madonna Nera proveniente dal Santuario d'Oropa  in visita in tutti i paesi
e  all'interno di tutte la fabbriche...anche qui il filo sottile che lega l'industria tessile alla devozione e
alle persone,  e le vite delle persone che nel corso degli anni si sono intrecciate...
in fondo un paese , è anche questo...scoprire attraverso una vecchia e sbiadita fotografia
che la mia nonna era amica della tua prozia e iniziare un magnifico viaggio
alla ricerca delle radici.



Con questo post partecipo all'iniziativa di Monica
il senso dei miei viaggi
gestita questo mese da Annalisa autrice del blog


Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")