Tutti in questi giorni hanno fatto un gran parlare del film presentato
a Cannes Il Grande Gatsby con Leonardo di Caprio e la regia
di Baz Luhrmann, tratto dall'omonimo libro di Francis Scott Fitzgerald
pubblicato la prima volta a New York il 10 aprile 1925.
Ritenuto senza alcun dubbio il fedele e acuto ritratto della così detta
" età del jazz ", il libro ha avuto altre trasposizioni cinematografiche, ad iniziare dal 1926
con una pellicola muta purtroppo andata perduta fino al grande successo nel 1974
con Robert Redford e Mia Farow, la regia di Jack Clayton e la sceneggiatura di
Francis Ford Coppola.
Non molti sanno però che nel 1949, con la regia di Elliot Nugent,
vi fu un altro Grande Gatsby, interpretato magistralmente da un disincantato
Alan Ladd, attore crepuscolare con la faccia d'angelo e lo sguardo duro.
Il successo personale di Ladd fu clamoroso e il premio Nobel nel 1948, Thomas Stearns Eliot,
che già nel 1925 aveva avuto parole di grande apprezzamento per il libro, dichiarò,
con evidente compiacimento, che Ladd era riuscito a fornire nell'interpretazione
il giusto distacco r la lucida follia che permeava le generazioni tra le due guerre, reduci dalla
devastante Prima e consapevoli di andare incontro alla Seconda senza poterla fermare.
Nato ad Hot Springs, Arkansas, il 3 settembre 1913, Ladd restò orfano di padre all'età
di 4 anni e peregrinò con la madre, Ina Releigh, insegnante elementare di origine
inglese, in diverse città dell'Arizona e della California, fermandosi definitivamente a Palm Springs,
dove Alan, dopo aver fatto il benzinaio, il bagnino e il venditore di hot dog, tento
la strada del giornalismo con scarso successo.
Piccolo di statura ma con un fisico perfetto, durante l'attività di bagnino divenne
un abilissimo tuffatore dal trampolino, al punto da venire selezionato per i
Giochi Olimpici del 1932 a Los Angeles, venendo peraltro subito eliminato.
La partecipazione all'Olimpiade contribuì comunque a farlo notare nell'ambiente
cinematografico e la Paramount lo scritturò per piccole parti.
Quando tutto sembrava svolgersi nel più totale anonimato, ecco che attraverso la seconda
moglie, Sue Carol ( in precedenza nel 1936 aveva sposato Marjorie Jane Harrold, da cui
ebbe Alan jr. ), ottenne nel 1942 il ruolo di protagonista nel film " Il fuorilegge " con
Veronica Lake, autentico clone femminile di Ladd.
I due fecero copia fissa sullo schermo interpretando altre cinque pellicole del classico
genere noir ( l'ultimo " Saigon " di Leslie Fenton, del 1948, vide entrambi
candidati all'Oscar )
Poi nel 1949, il salto di qualità con Gatsby. Ma la grande occasione
arrivò nel 1953 con il film di George Stevens " Il cavaliere della valle solitaria "
nel ruolo di Shane, pistolero buono senza passato e senza futuro, cucito addosso ad Alan e con le ottime interpretazioni anche di Jean Arthur ( si disse che i due si fossero innamorati perdutamente )
e di Van Heflin, reduce dell'Oscar come attore non protagonista nel film
" Sorvegliato speciale " di John Flynn
Icona della generazione degli anni '50 ( in " Gioventù bruciata " la sua foto è negli armadietti
di molti ragazzi e ragazze ), Alan interpretò altri film, nonostante l'alcool avesse ormai
preso possesso della sua esistenza. Nel 1957 girò una pellicola con Sophia Loren,
" Il ragazzo sul delfino " di Jean Negulesco, che fu un fiasco incredibile,
l'anno dopo tentò un improbabile ritorno al western con " Gli uomini della terra selvaggia ",
mentre nel 1963 accettò un ruolo di secondo piano ne " L'uomo che non sapeva amare ".
Morì a Palm Springs il 29 gennaio 1964, devastato a 50 anni
dal bere senza regole.
( immagini dal web )