martedì 2 maggio 2017

Andar per Langhe





Hanno nomi che ti porti dietro per una vita. Nomi di paesi che salgono verso il cielo, strade che cominciano e finiscono nel verde. case illuminate dal sole o da una luce che gioca ancora con il passato e rischiara presente e futuro. Bergolo o La Morra, Barolo o Guarene sono gli angoli magici di un piccolo Paradiso che c'era e ci sarà, che è stato e che diventerà. anche sotto le sferzate degli anni che passano e cambiano. Hanno un nome. Le Langhe. E un paesaggio, una storia.


















Un viaggio tra un mar di collina e lunghissimi prati, case, castelli. Un filo di piccole perle, da portare al collo per una vita, da regalarsi o da regalare ad un sogno segreto. Langa di ieri. Forse.Quella che si porta dentro lo zaino da viaggio; un giorno d'Agosto o di ottobre appena sbocciato e che non dovrebbe mai appassire. Langa di ieri, raccolta in mille pagine eroiche e forse un po' stanche di essere sfogliate e confrontate. Basta richiuderle per un girno, affrontando il primo e l'ennesimo viaggio con gli occhi più nuovi, al centro di un paesaggio che è stato.























Là c'era. Di là si vedeva. E si sentiva. Il profumo del tempo e della Storia, i colori più antichi impastati dalla fatica e dalle voglie, dalle sfide e dalla dolcezza. Adesso molto non c'è più e tanto è rimasto, sotto una luce nuova. Le magie, i suoni, le sinfonie , si raccolgono dietro ad ogni curva, salendo per le colline che magari si sono spogliate del mito o nomi e qualità, nome e aspra dolcezza.













Inciampando anche nei sassi lasciati cadere dal vecchio o fatti cadere per far posto al nuovo che macina e impasta, abbatte e divora, cambia in peggio o in meglio. Dipende. Il trucco è forse quello di chiudere certe pagine ed aprirne altre, dimenticare il mito e guardare alla vita. Senza farsi prendere la mano dai sogni e dalla voglia di accarezzare il tempo, di abbracciare amori antichi che sono cresciuti, hanno messo rughe e abiti " color nostalgia ".



















Basta infilarsi nel paesaggio, nel cuore più piccolo della Langa per accorgersi che le colline e i paesi recitano la lezione di sempre: aprono orizzonti, intonano profumi, suonano colori. Un paesaggio che ha la gioia della terra, che respira con la terra magari rubata da una casa troppo alta, da un capannone troppo lungo. Che ha gli umori del Moscato e del Barolo, i confini di mille filari che giocheranno sempre con le voci della vendemmia e delle feste del vino. Ha un nome, La Langa.



















E il cognome sono le strade di un paese solcato da un fiume, i muri che portano al cielo e alle stelle. Il cognome sono i tetti rossi e la terra che d'autunno fiorisce invece di appassire, nasce invece di avvicinarsi alla morte. Il cognome sono i profili di una collina alta, punteggiata da noccioli e faggi, i contorni di un seno che regala dolcezza e maternità, amore e tempesta, gioia e turbamento.
Ha un cognome, la Langa. E il cognome è quel paesaggio da guardare come se si aprisse per caso un libro portato in vacanza.



















Risfogliarlo dopo aver svuotato la valigia che il giorno prima era piena di sole e sogni, di un piccolo grande mare o di boschi infiniti. Una pagina a caso, dentro ci sono ancora i piccoli segni lasciati dalla sabbia o un minuscolo segnalibro verde rubato ad un prato. Granellini di sabbia, una striscia di verde. Piccoli segni che fanno battere il cuore ancora più forte, nostalgia di momenti appena finiti e rinchiusi per sempre in una pagina. La Langa, il suo paesaggio giocano con queste sensazioni. Te le regalano sempre.



















Basta guardare e raccogliere con gli occhi e con il cuore, con le labbra e con il naso i profumi che arrivano da una lunga attesa sul verde di un piccolo mare a portata di mano. Poi richiuderli in un libro che per forza ha pagine nuove, qualche nota stonata e la bellezza di una sinfonia riveduta e corretta dalla vita dell'uomo della Langa.


















Riaprire le pagine di quel libro, giorni e mesi dopo regalerà la voglia di ricordare anche il presente con la nostalgia che si riserva al passato più antico.E con la gioia di sfiorare con la punta delle dita quelle curve che appaiono lungo tutte le strade che portano ai paesi, che sfumano nelle case e nelle cantine, nei boschi e accanto ai vigneti, vicino ai castelli. Perchè la Langa nuova è figlia e madre di quella di ieri perchè la Langa nuova ha nelle sue pagine quei granelli di sabbia lasciati dal passato.


















E questa è stata, per quest'anno, la nostra Pasqua, mi è piaciuto raccontarla così, come un luogo non luogo, come un sogno un po' sbiadito, come una nostalgia che portiamo nel cuore.





sabato 29 aprile 2017

Lieti Calici: il Bianco di Custoza








Il miracolo del vino consiste nel rendere l’uomo
ciò che non dovrebbe mai cessare di essere: amico dell’uomo.
Ernst Engel (1821 – 1896)









Carta d'Identità


Denominazione:      Bianco di Custoza doc


Vitigni principali:    Trebbiano toscano e garganega


Gradazione minima alcolica:  11 gradi


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Caratteristiche

* Colore:    giallo paglierino più o meno carico, dotato talvolta di riflessi verdini

* Odore:     vinoso, molto profumato, leggermente aromatico, spesso fruttato

* Sapore:     sapido, morbido, con retrogusto leggermente amarognolo, di gusto corposo


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Servizio

* Temperatura:   8°C

* Abbinamenti:   preparazioni leggere a base di pesce e di verdure. Il tipo spumante è un eccellente aperitivo.


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La parte occidentale del Veneto, a differenza del resto della regione, ha conservato intatti diversi vitigni " storici ". Infatti il flagello della fillossera, che ha distrutto buona parte dei vigneti italiani a cui si sono aggiunti i danni provocati dai due conflitti mondiali, ha " magicamente " risparmiato parte del Veneto occidentale.









Mentre nel resto del territorio italiano, Veneto compreso, si sono dovuti mattere a dimora vitigni " nuovi " o importati, qui si allevano ancora uve autoctone o comunque trapiantate da lunghissima data.
Si tratta soprattutto dei vitigni garganega, trebbiano, corvina veronese e rondinella.








Il Territorio

La zona di produzione del Bianco di Custoza, comprende in tutto o in parte i comuni di Sommacampagna, Peschiera del Garda, Pastrengo, Villafranca di Verona, Valeggio sul Mincio, Lazise, Castelnuovo veronese, Bussolengoe Sona in provincia di Verona; inoltre le operazioni di vinificazione sono consentite anche nei comuni confinanti delle province di Mantova e Brescia.









Il clima dell'area è mite grazie alla presenza, oltre che del lago di Garda, del monte Baldo che protegge la zona dai venti settentrionali.
I terreni sono prevalentemente sabbioso-ghiaiosi e costituiscono la base che conferisce leggerezza ai vini che vi si producono.




La Doc


Il Bianco di Custoza è stato riconosciuto doc nel 1971 e oggi la sua produzione è regolata da un disciplinare messo a punto nel 1988.
Le uve ammesse alla vinificazione sono trebbiano toscano ( 20 - 45 per cento ), garganega ( 20 -40 per cento ), tocai friulano ( ( e - 30 per cento ), cortese, malvasia toscana, riesling italico, pinot bianco e chardonnay ( insieme o separatamente 20 - 30 per cento )










Luva garganega, in particolare, è presente in numerosi vini bianchi del Veneto centro - occidentale come Garda Orientale, Garganega, Gambellara, Soave, Lessini, Durello, Colli Berici Garganega e Colli Euganei Bianco. La resa delle uve non deve superare 150 quintali per ettaro e il vino deve possedere un' alcolicità minima pari a 11 gradi.








Caratteristiche del vino

Il Bianco di Custoza ha colore giallo paglierino più o meno carico, dotato talvolta di riflessi verdini; l'odore è vinoso, molto profumato, leggermente aromatico, spesso fruttato; il sapore è sapido, morbido,, con retrogusto leggermente amarognolo, di giusto corpo. Si serve a 8°C di temperatura per accompagnare piatti delicati a base di verdure e di pesce e formaggi freschi a pasta molle.










La Doc prevede anche la produzione del Bianco di Custoza Spumante che differisce dal tipo tranquillo oltre che per la spuma e le bollicine che lo percorrono per l'odore che lascia trasparire talvolta sentore di lieviti e per il sapore vivacizzato dalla presenza carbonica.








Il Bianco di Custoza tranquillo a tavola


La temperatura di servizio ottimale del tipo tranquillo si attesta intorno a 8°C e può salire fino a 10° C. ma non oltre, per evitare di squilibrare il quadro aromatico. Per contro è preferibile che non scenda sotto i 7 gradi perchè temperature più basse non permetterebbero di cogliere pienamente la delicata corposità








Accompagna varie preparazioni leggere come terrina di pomodoro gelatinato al pesto, vol au vent farciti con creme di verdure o formaggi freschi quali mozzarella e crescenza al basilico o alla maggiorana, purè di ceci ( hummus ), insalata di polpo e patate, acciughe al verde, gamberetti o scampi all'olio e prezzemolo.







Si serve con i primi piatti come vellutata ai porri, crema di piselli secchi, risotto alle zucchine, tagliatelle ai funghi porcini, linguine agli scampetti.
Lo si può proporre con verdure grigliate, patate fondenti, fagiolini in insalata, sformato di verdure, sogliola al vino bianco, lavarello al burro, branzino affogato, calamaretti saltati, spiedini di gamberoni, seppioline ai ferri.






Bianco di Custoza Spumante a tavola.

Lo Spumante si serve più fresco del tipo tranquillo. In questo caso 8° C di temperatura rappresentano la soglia massima, mentre è preferibile non servirlo a meno di 6° C.
Accompagna gli stessi piatti del Bianco tranquillo. Inoltre lo si può servire con spiedini di verdure, tortino di acciughe al forno, cozze alla marinara, fasolari gratinati.








Si abbina ai primi piatti quali spaghetti al salto, pansoti in salsa di noci, tagliolini al burro fuso e tartufo. Tra i secondi piatti si accosta con a fiori di zucca pastellati e fritti, crocchette di patate,cappelle di funghi ripiene al forno, seppioline fritte, mozzarella in carrozza.




La Ricetta: Lavarelli alla salvia








Il Bianco di Custoza tranquillo si abbina particolarmente bene ala lavarello al burro e salvia.
Questo pesce di acqua dolce di cui il Garda è ancora ricco, una volta sfilettato viene cotto in padella, appena spruzzato di vino bianco e leggermente salato a fine cottura. Ha carni pregiate di consistenza morbida e sapore delicato. la presenza del burro che tende ad addolcire il gusto del pesce è equilibrata dal vino utilizzato in cottura che fornisce acidità e, quindi, freschezza alla portata..
Il Bianco di Custoza ha la leggerezza necessaria, accompagnata da profumo marcato, quasi aromatico, per armonizzare con il piatto valorizzandolo e completandolo con note fruttate.


Ingredienti per 4 persone

2/4 lavarelli per complessivi 1,2 Kg.
100gr. di burro
poca farina bianca
1 limone
4 foglie di salvia
sale.


Pulite, lavate e asciugate i pesci, salateli e passateli nella farina bianca. Fate rosolare il burro in una casseruola, ponete i pesci in una teglia da forno, irrorateli con il burro fuso, unite la salvia e passateli al forno a 200°C.

Lasciate cuocere per 20 minuti, irrorando spesso i pesci con il loro fondo di cottura.

Serviteli in tavola interi o sfilettati, guarniti con il limone




Le Strade del Vino















vi invito a passare da Adrey per sorseggiare insieme il suo
Kir al Bianco di Custoza








Un grazie a Audrey per i due wall presenti in questo articolo

mercoledì 26 aprile 2017

L'oratoria di Fidel Castro. Un vero Lider Maximo ma soltanto nella durata






Durante il III congresso del Partito comunista cubano direttamente connesso all'anniversario dell'inizio della lotta contro il dittatore Fulgencio Batista Zaldivar, Fidel Castro Ruz tenne un altisonante discorso davanti ad una folla oceanica riunitasi per l'occasione. Erano gli stessi giorni di trent'anni prima ( 3 -4 dicembre 1956 ) quando Fidel, il fratello Raul e altri 80 guerriglieri barbudos sbarcarono clandestinamente sull'isola e iniziarono l'insurrezione contro il dittatore..










In precedenza, il 26 luglio 1953, Castro aveva tentato di occupare la caserma Moncada di Santiago di Cuba, ma l'assalto fu respinto e tutti i componenti del manipolo rimasti in vita furono imprigionati per alcuni mesi e poi obbligati all'esilio. A riprova, comunque, dell'importanza del gesto il movimento castrista venne in seguito denominato " del 26 luglio "








Castro era nato nei pressi di Santiago il 13 agosto 1926. Il padre era un facoltoso agricoltore e nel 1950 Fidel si laureò in legge a L'Avana, esercitando per quialche tempo la professione.. L'ingresso nell'ala oltranzista avvenne nel 1952 con l'appoggio non riuscito alla causa dominicana per scacciare il dittatore  Hector Trujillo y Molina, fratello minore del ben più temuto Rafael.








Ma torniamo al discorso di Fidel. Trascorsa circa mezz'ora tra continue interruzioni per applaudire e sventolare bandiere, a molti sembrò che una pausa più lunga da parte del Lider Maximo fosse il segnale del termine del discorso stesso. La gente, incredula, a questo punto fece fece una vera ovazione e le bandiere non finivano mai di sventolare. Per alcuni secondi Castro lasciò correre, ma poi, resosi conto dell'errore dei suoi sostenitori, li invitò alla calma e riprese a parlare.








Da questa brevissima sosta alla fine del comizio trascorsero trascorsero 6 ore, 39 minuti e 48 secondi, un tempo senza fine durante il quale ci furono svenimenti, disidratazioni, difficoltà urinarie e non solo, pianti di bambini, crampi per gli anziani a causa dell'immobilità e quanto altro si possa immaginare dopo oltre 7 ore complessive di ascolto.








Vale la pena di ricordare che il record assoluto di oratoria presso il Palazzo dell'Onu spetta proprio a Fidel, con un discorso di 4 ore e 31 minuti pronunciato il 19 settembre 1960.








La verità è che Fidel pur essendo avvocato non era un abile dicitore e oltretutto con il tempo l'oratoria ridondante aveva preso il sopravvento, mancandogli inoltre il colpo ad effetto finale che lo costringeva, come si dice dalle nostre parti, a " rintorcinarsi " per scoccare la frase memorabile.
Dunque " Asta la palabra, siempre! "





( Sergio De Benedetti, Libero del 22 dicembre 2016 )
( Immagini dal web )
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Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")