martedì 18 ottobre 2016

Isole Borromee: Isola Bella





E con oggi finisce il nostro viaggio nelle Isole Borromee, dunque, vi ho raccontato della mattinata trascorsa sull' Isola Madre  con i suoi splendidi giardini, del pranzo e della passeggiata nella caratteristica Isola dei Pescatori  ed ora non ci resta che approdare nella più sontuosa delle tre isole Borromee, l'Isola Bella.














L'Isola Bella si presenta come una compatta scenografia - con il parco a terrazze digradanti verso il lago e ornate di statue e il grandioso palazzo barocco che si allunga nel verde. La sua sagoma richiama quella di una nave, a simbolo e gloria dell'illustre famiglia principesca, e , in tutto il suo insieme vero teatro sull'acqua, è stata concepita come un concentrato di meraviglie, secondo i dettami dello spirito barocco..













La grande impresa della trasformazione di un nudo scoglio in " Isola delle meraviglie " iniziò all'inizio del 1500 quando la sua stupenda posizione sedusse  Lancellotto Borromeo che nel primo decennio del secolo si adoperò per assicurarsi la proprietà del luogo.















Lancellotto morì nel 1513  senza aver potuto portare a termine il progetto, che venne ripreso nel secolo successivo da Giulio Cesare Borromeo, il quale, preso possesso di parte dell'isola, iniziò con entusiasmo a disporre i piani per edificarvi un palazzo. Anche questa volta la morte troncò l'iniziativa.














La stasi fu però temporanea. Il fratello di Giulio Cesare, Carlo III, continuò l'opera, imprimendovi la spinta decisiva e inserendovi una nota squisitamente romantica: innamoratissimo della moglie Isabella D'Adda, che aveva sposato nel 1612, volle infatti dedicare a lei l'impresa, e cambiò nome all'isola, chiamandola con il nome della consorte,  Isabella.: dizione che con il passare del tempo si trasformò in Isola Bella.













Dopo la morte di Carlo i lavori vennero continuati dal figlio minore, Vitaliano, che finalmente nel 1671, dopo due decenni di indefesso lavoro che gli guadagnarono il nome di fondatore dell'Isola Bella, portò a termine l'impresa.














Il grande sogni dei Borromeo aveva preso forma.
Era una forma stupefacente, di enorme interesse architettonico e paesistico. La parte più fantasiosa è il giardino, immensa " piramide " di dieci terrazze sovrapposte in ordine decrescente: quintessenza e spettacolare  esaltazione, in un ambiente naturale d'eccezione,, del tradizionale giardino all'italiana, basato su trasformazioni architettoniche del terreno, su disposizioni geometriche delle essenze vegetali e sull'accurata distribuzione di emicicli, ninfei grotte, fontane, statue.













Concepito come la poppa di una nave gigantesca costituita dall'intera isola, il giardino s'innalza dal lago con una serie di spalti degradanti, rivestiti di alearius e dominati dall'unicorno rampante, stemma dei Borromeo..













Meno spettacolare all'esterno, ma ricchissimo all'interno è il palazzo. Anche qui il gusto barocco, tipicamente teatrale, ha lasciato ampie tracce,Il palazzo è costituito da un corpo centrale  e da altri laterali che si allungano in tre direzioni e racchiude  una collezione di dipinti, arazzi e mobili antichi di grande pregio














L'ambiente più sorprendente è il " salone delle feste " ricoperto da una grande cupola e affacciato sul lago, seguono la camera da letto che accolse Napoleone, la neo classica Sala da ballo,, la Sala del Trono e la Sala degli Arazzi che ospita tappezzerie fiamminghe seicentesche raffiguranti la leggenda del liocorno.
























Il palazzo custodisce anche una preziosa pinacoteca, disseminata nelle varie sale: spiccano le tele sei - settecentesche di Luca Giordano, del Cerano, di Giambattista Tiepolo, di Annibale Caracci e di Francesco Zuccarelli.


















Scendendo negli ambienti sotterranei ci attende una sorpresa
  le sei sale inferiori del palazzo, conosciute come " grottesche ": un fantasioso mondo acquatico, con pavimenti e pareti incrostati di ciottoli, conchiglie, forme marine e immersi in una luce dai riflessi glauchi, provenienti dalle grandi finestre a filo lago.




















Dalle grotte si accede direttamente al giardino che, come ho detto, è un vero spettacolo.
Bellissima passeggiata tra statue, e fiori, tra l'azzurro del lago e quello del cielo.

















Sicuramente uno scenario superbo alla realizzazione del quale hanno concorso i più importanti artisti attivi a Milano nel XVII secolo. Non esiste, tuttavia, un artefice a cui si possa legare in modo particolare la realizzazione.
















In realtà i veri progettisti dell'opera furono i veri esponenti della famiglia Borromeo che nel corso del tempo hanno trasformato la piccola isola di pescatori in una impressionante dimostrazione dell'importanza, del gusto della raffinatezza della famiglia. Iscrivendo nel contempo a serrate lettere gotiche, dovunque nella villa, il loro orgoglioso motto:  humilitas.
















Prima dell'uscita la bella serra dove vengono coltivate varie specie di orchidee


















Ed infine un Gift Shop di altissimo livello e di gran classe...e come resistere...
ho comprato una pallina con i fregi del palazzo per l'albero di Natale e mio marito mi ha regalato un bellissimo foulard in seta firmato dalla Casa Borromeo, anche questo con i fregi del palazzo e al centro uno dei dipinti della pinacoteca, nel mio caso un dipinto di Francesco Zuccarelli













Insomma, una giornata davvero indimenticabile...































domenica 16 ottobre 2016

Cuccioli dietro la porta






" Pets - Vita da animali " film di animazione di Chris Renaud e Yarrow Cheney al suo debutto nel Belpaese ha incassato ben quattro milioni e mezzo e si sta rivelando un successo in tutto il mondo dove finora ha superato 848 milioni ai botteghini.









Sbaglia chi si aspetta un semplice cartone animato. E' a tutti gli effetti un bellissimo film sugli animali, amati non a caso da tutte le persone coinvolte nella realizzazione della pellicola che hanno tratto ispirazione proprio dai loro pet nella creazione dei vari personaggi.









Per esempio Max il protagonista. è un Jack Russel, a quanto pare molto simile ai due cani di Chris Melandri, il fondatore di Illumination Entertainment che ha prodotto il film.









Un film che risponde alle nostre domande: che cosa fa il mio cane o gatto quando lo lascio solo in casa? Soffre, mi aspetta dietro la porta, si dà alla pazza gioia rotolandosi su letto, divano e dintorni; distrugge con precisione soprammobili e tessuti sapendo scegliere con acuto senso i più pregiati e costosi, oppure esce dalla finestra in cerca di avventure?









Purtroppo l'attesa disperata di Max dietro la porta di casa contando i minuti, le ore, che lo separano dalla cara padrona non è solo una fantasia umana. Il tenero cagnolino mostra la sua sofferenza per la solitudine in un silenzioso appartamento  metropolitano di New York.









Viziatissimo dall'affettuosa e giovane Katie, costretta a lasciarlo - come molti di noi - tutto il giorno da solo per lavoro, per Max arriva il momento di dover dividere i suoi spazi con un nuovo compagno, il gigantesco, goffo e indisciplinato meticcio Duke, salvato dal canile dalla stessa Katie.









Fin dal primo giorno tra i due cani nascono tensioni e rivalità. Max fa di tutto per liberarsi del nuovo ospite; inizieranno a collaborare solo dopo essersi perduti tra i pericolosi quartieri di New York, lontani da casa, in mezzo ad animali aggressivi, guidati da Nervosetto, un coniglietto un po' folle, desideroso di vendicarsi degli essere umani che lo hanno abbandonato.









Nella città della Statua della Libertà - che appare all'inizio del film -, del ponte di Brooklyn, del Central Park, mentre  Taylor Swift intona " Welcome to New York " Max e Duke ne combinano di tutti i colori, si fanno inseguire persino dagli accalappiacani.









Ci sono spunti che fanno riflettere: lo scoiattolo che scorrazza sugli alti rami sfiora la finestra dell'appartamento di un cane recluso e certo il pensiero corre a chi è privato della libertà.









C'è anche la storia d'amore a lieto fine tra Max e Giget, cagnetta di Pomerania, segretamente innamorata di Max, che lo scorge attraverso i vetri da un grattacielo vicino.









Si celebra l'alleanza, o almeno la non belligeranza, tra le specie animali che con gli esseri umani hanno rapporti affettivi consolidati e altre, vittime di abbandoni animate da un feroce rancore per gli umani.









Insomma il film ruota su una tribù di splende creature domestiche costrette ad organizzarsi  per sopportare la solitudine causata da padroni crudeli, anche se inconsapevolmente.









E mentre gli scenografi hanno dichiarato di essersi ispirati  ai disegni del celebre illustratore Jean - Jacques nell'intento di creare una versione autunnale della Grande Mela , i creatori si augurano che il film possa indurre che ha un animale domestico a prendersene cura al meglio e convincere chi ancora non ne ha ad adottarne uno.








Vi ricordo: Duke è stato salvato dal canile ( esattamente come i miei cari Cassandra e Platone ) e gli animali ribelli capitanati da Nervosetto sono stati vittime di abbandono.










giovedì 13 ottobre 2016

La cantante australiana Helen Porter ancora tra noi come " Pesca Melba "






Quando la signorina Heken Porter Mitchell, nativa di Melbourne, andò sposa al barone Charles Frederick Nisbett Armstrong, disse chiaramente al marito che avrebbe voluto continuare la sua attività di cantante lirica. Il barone acconsentì a parole, ma, quando dopo alcune settimane Helen rimase incinta, si convinse che dell'argomento non si sarebbe più parlato.





Nato il piccolo George nel maggio 1883 a Brisbane, dopo sei mesi Helen confermò che, compatibilmente con lo svezzamento del piccolo, sarebbe tornata di tanto in tanto a Melbourne per proseguire gli studi musicali presso la locale Town Hall.





Charles a questo punto si oppose con la solita storia che la moglie di un nobile, per di più madre, non poteva e non doveva esibirsi in pubblico attraverso attività licenziose quali, appunto, spettacoli con trame scabrose. Helen non ci pensò più di tanto, prese il piccolo George e tornò dai genitori a Melbourne, chiedendo il divorzio.





Un anno dopo, a luglio, Helen si esibiva in un concerto presso la medesima Town Hall, ottenendo un buon successo. Sistemate le cose in famiglia e lasciato il bimbo ai genitori, Helen adottò il nome d'arte con il quale diventerà famosa e partì per Parigi dove prese lezioni di perfezionamento dall'insegnante italo - francese Mathilde Marchesi, che resterà al suo fianco fin quando, dopo un concerto al Covent Garden di Londra, la consacrazione di Helena sarà definitiva.





Siamo nel 18888, Helen ha 27 anni, il piccolo George nel frattempo l'ha raggiunta con i nonni, mentre il marito separato è rimasto in Australia. Il repertorio spazia con grande successo da Verdi  a Donizetti, passando per Bizet, Wagner, Gounod,Rossini, Masssenet e Leoncavallo, con una facilità impressionante di interpretazione in tutti i teatri d'Europa e d'America.





Nel 1903 a New York avviene l'incontro con Enrico Caruso e con la musica di un altro grande compositore italiano Giacomo Puccini, osannati tutti al Metropolitan Opera Hause con la Boemè, sotto la direzione di Arturo Toscanini, lo stesso che nel 1826 aveva diretto la prima presso il Teatro Carignano di Torino.





In precedenza nel 1893 Helen si era legata sentimentalmente al Duca Luigi Filippo Roberto d'Orleans, conte di Parigi, pretendente senza successo al trono di Francia, famoso per aver tentato con gesti eclatanti di essere arruolato nel 1914 allo scoppio della Grande Guerra e morto in esilio a Palermo nel 1926. Con Luigi Filippo Helen si recò in Russia nel corso di una fortunata tournèe presso la corte di Nicola II.





Nel 1922 dopo vent'anni di battaglie legali Helen riuscì ad ottenere il divorzio dal barone Nisbett Armostrong.
Alla presenza dei reali dì Inghilterra, George V e Vittoria Maria di Teck, nel 1926 tenne un concerto d'addio presso il Covent Garden. Tornò a Melbourne e fondò il locale Conservatorio, di cui fu presidente fino alla morte, nel 1931.





Per quanto riguarda il nome d'arte, sappiate che il grande cuoco francese Georges Auguste Escoffier inventò in suo onore un dessert a base di pesche cotte in sciroppo di zucchero, gelato di crema e marmellata, al quale venne dato il nome, tuttora vigente, di " pesca Melba ". In arte, appunto, Helen Porter Mitchell fu universalmente nota come Nellie Melba, il nome derivante dal diminutivo con il quale veniva chiamata dai genitori e il cognome in ricordo della sua città natale.


( Sergio De Benedetti, Libero del 18 agosto 2016 )
( Fotografie dal web )

Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")