martedì 22 maggio 2012

Anima



" Soltanto quelli che conoscono
l'elevatezza della vita intellettuale,
di quella vita che contiene in sè  i germi
di pensieri e di propositi nobilitanti,
possono capire il dolore
di chi passa da quella attività serena
alla lotta contro preoccupazioni 
ordinarie che assorbono e 
abbruttiscono l'animo. "
( G.Eliot )

lunedì 21 maggio 2012

Due premi, grazie Alice, grazie Audrey


Oggi ho ricevuto altri due premi il premio Colors da Alice autrice del bellissimo blog "Il  salotto dei sogni" ilsalottodeisogni.blogspot.it
il regolamento prevede che vi dico:
1) tre mestieri che mi piacerebbe fare
2) una canzone che mi piace molto
3) 12 blog a cui assegno il premio
ed ecco le mie risposte:
1) mi piacerebbe avere una società di cattering
   fare  l'arredatrice
    lavorare nella biblioteca del Vaticano ( non dite niente, so da sola di averla detta grossa! )

Mi  piace molto una vecchia, e forse poco conosciuta , canzone dei Pooh: "Cercami"

e adesso i 12 blog a cui assegno il premio:

1) C'era una volta un glicine c-eraunavoltaunglicine.blogspot.it

2) Le cose che piacciono me lecosechepiaccionoa-me.blogspot.it

3) Le mille e una idee di vale lemilleeunaideadivale.blogspot.it

4) Il cast della nostra vita ilcastdellanostravita.blogspot.it

5) Borderline borderline83.blogspot.it

6) Ai piedi di una collina di betulle lacollinadibetulle.blogspot.it

7) A thai pianist vatineesuvimol.blogspot.it

8) Gente comune www.comunegente.com

9) Spirulina spigadilavanda.blogspot.it

10) Cafè noir chic cafenoirchic.blogspot.it

11) Il cielo di Linda micontraddico.blogspot.it

12) Non c'è nulla di ordinario nell'ordinario domenicouccellini.blogspot.it



questo premio, invece, l'ho ricevuto da Audrey autrice di un blog che ho conosciuto da poco tempo ma che ho già potuto apprezzare e che mi piace molto: Borderline borderline83.blogspot.it .
Le regole di questo premio sono:

1) Mettere il link di chi ha dato il premio

2) pubblicare un post con il premio

3) assegnare il premio a 5 blog con meno di 200 follower

bene, il link l'ho messo il post lo sto scrivendo, non mi resta che assegnare il premio a 5 blog:

1) Lacrime di carta e inchiostro lacrimedicartaeinchiostro.blogspot.it

2) Il salotto dei sogni ilsalottodeisogni.blogspot.it

3) Il baule ideale ilbauleideale.blogspot.it

4) Appuntario appuntario.blogspot.it

5) Lo scaffale dei libri loscaffaledeilibri.blogspot.it


E adesso ci tengo a ringraziare Alice e Audrey per i premi che mi hanno assegnato.

Ad Alice dedico questa fotografia




e a Audrey dedico questa


Cesare/ La lotta per il potere



" La guerra civile" costituisce, insieme a "La guerra Gallica", i Commentari di Giulio Cesare, la sua seconda opera storico-narrativa. C'è chi li fa secondi anche per qualità, ma del tutto a torto.
Non sono un'opera minore, nè in senso relativo nè in senso assoluto: anzi, sono un capolavoro del genio antico.
Non si è letto Cesare se non si sono letti anche i libri sulla "guerra pompeiana".
La complicazione, contraddittorietà, incertezza del processo da cui sortì questo scontro lasciarono la loro impronta indelebile sui " Commentari ", un'opera intimamente perplessa, la cui eccezionale potenza evocativa trasmette soprattutto ansia e disagio."

L'apparente freddezza con cui Cesare descrive gli eventi ci da la sensazione che i giochi non siano fatti, che potremmo fermare la mano del giocatore sulla scacchiera, suggerirgli una mossa diversa, dare la vittoria all'uno piuttosto che all'altro.
Cesare, intanto,procede imperturbabile nel suo racconto e noi siamo alla fine della storia, non meno dei soldati di Pompeo, suoi prigionieri,"
(dalla prefazione di S.Romano )

sabato 19 maggio 2012

venerdì 18 maggio 2012

" I giorni della tempesta " di Antonio Socci



E' uscito mercoledì in libreria il primo romanzo di Antonio Socci scrittore che ho molto apprezzato come saggista e giornalista e che sicuramente non potrà deludere come romanziere tenendo anche presente  il rigore storico che gli è proprio. In breve la trama: maggio 2015. In una chiesa di Roma un uomo bisbiglia in un confessionale un atroce peccato e poco dopo viene assassinato. La vittima è un prete che  ha sottratto un fascicolo segreto dagli archivi vaticani. Cosa conteneva di tanto prezioso? In questo romanzo basato su documenti reali Socci guida alla riscoperta di Maria Valtorta e traccia un filo rosso tra le origini del cristianesimo e il nostro fosco presente.






Per saperne di più...
"Dan Brawn, scansati e facci leggere il nuovo libro di Antonio Socci, I giorni della tempesta ( ed. Rizzoli 18 Euro).
Intanto il bestsellerista americano è grossolano, mestatore di religioni e magia, carte e pettegolezzi, congetture e teorie del complotto, nonchè narratore quadrato e prevedibile, altrettanto Socci è uno scrittore integralmente cristiano pure quando,come con questo romanzo, non prende di mira l'obiettivo di avvincere il lettore. Già in passato Socci ha dimostrato di non tenere in gran considerazione i luoghi comuni, le buone forme sclerotizzate, suscitando scandalo in chi vorrebbe che i cristiani se ne stessero nel chiostro a snocciolare il rosario, mentre una passione che vorremmo definire violenta lo ha spinto sempre a sparigliare, e anche questo libro ne è un segno.
Soprattutto lo è per il contenuto, che tratta di un argomento solido benchè controverso, fondato su documenti esistenti e riscontrabili: la questione della collocazione delle spoglie di Simon Pietro, il pescatore di Cafarnao che fu il primo Vescovo di Roma.
L'indagine che Socci ha svolto è presentata in forma romanzesca, ma tutte le citazioni, i rimandi alle fonti e molte delle numerose spiegazioni sono ricavate da documenti esistenti. Non c'è nessuna fumisteria superstiziosa, e ben poco di quell'infantile gnosticismo per adolescenti che ha contribuito al successo  del " Codice da Vinci".




E spariglia, Socci, anche perchè il personaggio centrale del romanzo non è il narratore,  Don Michele, visibile alter ego dell'autore (condividono anche il compleanno), il sacerdote detective  che nel 2015 alla morte di papa Bonifacio X, esplora le catacombe di Roma mentre sulla Chiesa incombe la peggiore minaccia dall'epoca di Nerone ( l'otto per mille è stato abolito e incamerato dallo Stato su richiesta della Banca Centrale Europea, l'insegnamento della religione fuori legge, il segreto della confessione proibito) bensì una mistica, Maria Valtorta, della quale le gerarchie vaticane hanno sempre diffidato e, insinua Socci, in parte potrebbero essersi serviti. Serbbene , sia chiaro, solo "ad maiorem Dei gloriam".
La straordinaria figura della Valtorta è riassunta da Agnese, giovane studiosa che affianca don Michele nella sua inchiesta: "nasce il 14 marzo 1897. Il padre è un ufficiale, uomo buono e per bene, che a causa del lavoro dovrà trasferirsi molte volte con la famiglia. La madre, insegnante, ha invece un carattere molto duro e difficile che provocherà molte sofferenze a Maria. Dal 1913 i Valtorta abitano a Firenze (...) scopre la bellezza della città e durante la Prima Guerra Mondiale fa l'infermiera volontaria. Era una militante di Azione Cattolica (...) nel 1920, durante una manifestazione, un rivoluzionario assesta una mazzata alla schiena della povera ragazza, che si trova lì per caso, ponendo le condizioni della sua successiva immobilità. Dal primo aprile 1934 fino alla morte, il 12 ottobre 1961, trascorre 27 anni inchiodata al letto (...). La svolta nella sua vita avviene nella primavera del 1943 (...). La mattina del 23 aprile 1943, il Venerdì Santo, la voce di Gesù entra nella sua vita. E inizia  per lei una frequentazione soprannaturale quotidiana fatta di locuzioni interiori visioni e dettati che impegna - già sofferente in quel letto -in un lavoro di trascrizione immane: circa quindicimila pagine manoscritte.




Da questa enorme mole viene ricavata l'opera principale, in dieci volumi, " L'Evangelo come mi è stato rivelato", che ha un destino curioso. Questa sorta di quinto vangelo scritto da una mistica semiparalizzata viene letto da papa Pio XII  che, pur con prudenza, ne da parere positivo e ne suggerisce la pubblicazione . Ma solo un anno dopo, nel 1949, il Sant'Uffizio lo blocca e nel 1959, sette anni prima della sua abolizione, viene addirittura messo all'Indice dei libri proibiti, non per cause dottrinali, dice Socci per bocca di Agnese, ma "per meri motivi disciplinari che già allora erano incomprensibili e oggi appaiono del tutto inesistenti, tanto che in pratica sono decaduti." Ma cosa c'è di tanto scottante nel libri e nel mare magnum dei quaderni della mistica?




Ritorniamo alla questione del sepolcro di Pietro, che la tradizione situa sotto l'altare della Confessione della Basilica di San Pietro, pietra angolare della Chiesa di Roma. Riportando un articolo uscito sull'"osservatore Romano" del 24 ottobre 2008, a firma di Carlo Carletti, specialista di archeologia cristiana, Socci sgombra il campo da ogni dubbio: lì Pietro non c'è. Al tempo della sua morte, quello era "ager publicus", sul ciglio della strada Cornelia, "letamaio pagano" riservato ai culti di Apollo., Mitra, Cibele, dove gli adoratori praticavano riti innominabili, "bagni nel sangue caldo delle vittime".
Inconcepibile che la comunità cristiana, che tanta cura poneva nella sepoltura dei loro martiri, potesse mai farvi riposare Pietro. Poi, come una disvelazione arrivano i brani dai quaderni di Maria Valtorta, dove la mistica riporta le " espressioni di Gesù" intorno alla sepoltura petrina, richiesta in tal senso dallo stesso Vaticano che, in quel 1948, già da nove anni aveva avviato una ricognizione archeologica nelle viscere di San Pietro.




Esitiamo se rovinare al lettore il gusto di apprendere da sè la verità secondo la mistica, sospenda qui se non vuole sapere.
Nel romanzo, la questione del  luogo della sepoltura di Pietro ha una molteplice funzione: un occasione per ripercorere secoli di storia cristiana, per riflettere sul valore delle reliquie e dei segnacoli, per interrogarsi sul ruolo attuale del pontificato nel suo legame con la tradizione. Ma non c'è dubbio che, dietro la ricchezza di elementi storici e rompicapo archeologici, il cuore di Socci batta per Maria Valtorta, che riferendo in un quaderno del 1948 delle "successive traslazioni delle spoglie di Pietro", rivela, come una cristiana Sibilla, il sepolcro ultimo nella catacomba dei santi Pietro e Marcellino, sull'attuale via Casilina: "da quanto ho visto deduco: 1)  che San Pietro dopo morto fu portato all'Ostriano in un primo loculo presso la tomba di Tito  e Marcelliano o Marcellino. 2 ) che questa chiesa sotterranea corrispondeva al punto su cui picchiò San Pietro.
3) che da lì, con o senza i compagni, venne traslato in un'altra cripta molto più verso la città. Forse avevano spinto le gallerie dell'Ostriano fin lì. Certo è che io vedo in questa seconda chiesa una lapide con su scritto Marcellino, ma mi stupisce vederne un'altra  con su simboli cristiani ma senza nome. Prudenza? O loculo non ancora finito? Non so e nessuno me lo dice"
( Giordano Tedoldi, Libero del 16 maggio 2012)



mercoledì 16 maggio 2012

C'è fermento in biblioteca



C'è fermento in biblioteca. Se ne sono accorti, i libri se ne sono accorti che presto traslocheranno, che finalmente avranno una casa costruita a loro misura.
Li ho sentiti passando che sussurravano sgomitando tra loro per chi avrebbe avuto il posto di maggior prestigio: Aristotele, le cose della terra, o Platone , le cose dello spirito,





La sussiegosa collezione dei premi Nobel rilegata in pelle verde





o i grandi classici della letteratura, sciupati dal continuo leggerli e rileggerli, un gran mormorio, un gran darsi da fare e sopraffarsi...








Anche quelli stipati negli armadi dei vestiti mormoravano agitati "finalmente fuori, finalmente fuori...finalmente all'aria..!












In cucina c'è addirittura aria di sommossa: la collezione completa della Fallaci, i libri di Socci, Veneziani e Pansa, umiliati da una così prosaica sistemazione, si facevano avanti a reclamare il posto che gli spetta in libreria














i piccoli Sellerio mormoravano cercando di farsi notare...."ci siamo anche noi...ci siamo anche noi...", e i disperati in terza fila litigavano furiosamente con quelli della seconda e della prima  per rivendicare i loro diritti ad avere la prima fila e la piena visibilità.




Addirittura in sala da pranzo dove, maestosi e ammirati da tutti, troneggiano i grossi ed eleganti volumi d'arte e la collezione completa della Grande Letteratura Italiana che  nella penombra sono sempre vissuti in dignitosa tranquillità c'era un gran parlare..." si cambia..si cambia.., anche a noi una casa nuova"








Un gran rumoreggiare tra i Bestsellers, in realtà non sono poi così tanti e sanno che non li amo molto, devo rassicurarli, anche loro avranno un posto, tutti hanno aggiunto qualcosa alla mia vita










Entro in camera da letto e in tutta la sua imponenza mi si para davanti l' "opera omnia" di Freud..." sono stato il tuo primo amore...avrò, finalmente, il posto che mi compete nella tua biblioteca?"  Già il primo amore...notti intere a studiarlo, a sviscerarlo...seminari, discussioni con i professori, scambi di idee con mio papà e un suo amico medico...un po' di scandalo da parte di mia mamma, secondo lei troppo sesso, l'idea di aver trovato una risposta a tutti i problemi e i disagi della vita...già il primo amore..








E dietro a Freud i grandi e bei libri fotografici, regali di tanti Natali e compleanni e poi l'altro grande amore:  la storia medioevale e Federico II, tutti a mormorare, tutti pervasi da un senso di novità ed eccitazione







e la grande raccolta di fiabe di tutto il mondo" mi balzar incontro...e ben torni ormai bisbigliar ver me..."









Scendo le scale sommersa da questo incontenibile brusio e dall'austera vetrinetta, che fu dei miei genitori, ammiccanti mi fanno cenno  gli antichi volumi del 1700 della grande "Storia Romana", stupendo ed insolito regalo di nozze di un amico raffinato e colto, e lì accanto l'altrettanto bella , anche se un po' meno antica, data 1830, Storia d'Italia, regalo prezioso di mio fratello di un Natale di tanti anni fa.









Li tranquillizzo  mentre passo,  li accarezzo, per il momento devono restare dove sono, ci vorranno ancora molti mesi, forse un anno prima che sia pronto il piano della casa tutto adibito a libreria e li rassicuro che ci sarà un posto per tutti ma certo non posso cominciare ora a prepararli e a toglierli dagli scaffali provvisori in cui trascorrono il loro tempo...
I libri soffrono lasciati lì accatastati uno sull'altro e chiusi in armadi non adatti a loro, i libri soffrono hanno bisogno di parlare ogni giorno con chi li ama, hanno bisogno di sentire uno sguardo posarsi su di loro e sentire una mente che ricorda ciò che loro in passato ci hanno donato.
Ovviamente sono io che sono in fermento, che non sto più nella pelle....però, è anche vero che non posso toccare i libri perchè creerei il caos in casa, ma le casse, quelle casse chiuse da decenni in mansarda mi lanciano richiami da sirene...




non sono Ulisse, non riesco a legarmi al tavolo della cucina e non pensarci più cucinando un dolce...
e allora vado su e dalla mansarda passo al vecchio solaio...e loro sono lì,  sono tutte un guizzo di eccitazione, hanno sofferto tutti questi anni senza potermi parlare... e ne avevano di cose importanti da dirmi e da ricordarmi....sono le mie tesine della  Maturità, notti infinite: "Il canto notturno del pastore errante dell'Asia" , "Lucrezio e il De rerum natura" "Bassani", " La madre di Cecilia", il volume addirittura rilegato in pelle, un po' anacronistiche: battute a macchina e conservate in copia carbone.




I miei testi dell'Università e quelli di mio papà, i miei quaderni di appunti con le copertine colorate e i disegni di Sara Kay, i suoi quaderni degli appunti con le copertine nere, tutti uguali, oppure quelli con i disegni del Duce...che gioia, che tristezza!






Le calligrafie così simili, cosi brutte, e poi quella pulita e ordinata della mamma che aveva ricopiato gli appunti più importanti. I libri più importanti della vita quelli dell'Università!













Le piccole cose delicate che si donavano  una volta a chi si amava tanto, e allora i quaderni con gli appunti di pediatria tutti ben riscritti con la stilografica ad inchiostro nero ormai un po' sbiadito, con ordinatissimo indice finale, racchiusi in un'elegante copertina di pelle con incisi in oro nome e cognome.






E' la vita in libri che mi scorre sotto gli occhi. Li sento respirare il profumo di questa quasi riconquistata libertà, li sento speranzosi di poter finalmente esprimere di nuovo tutto quello che contengono, li sento invadermi con il loro profumo di carta un po' invecchiata e ingiallita, mi abbracciano mi chiedono di tenerli ancora un po' tra le mani.
Chiudo le casse, sento il forte mormorio  di più di seimila libri in fermento che piano piano si spegne e io torno alla realtà..anche se so che il mio sogno sta per diventare reale, avrò una grande stanza fatta solo di libri...tutto si è pacificato, hanno capito, i libri, che ci sarà un posto per tutti, che tutti avranno uguale dignità nella nuova libreria, dal più bel libro d'arte al giallo Mondadori comperato di corsa alla stazione li amo tutti e loro amano me...non ci sarà un posto speciale nella mia "stanza dei libri" , saranno tutti posti speciali.






Mi sono svegliata una mattina della scorsa settimana con in mente questa storia e mi è sembrato bello scriverla. Sto effettivamante preparando questo piano della casa a diventare "casa dei libri" e , siccome è tanto tempo che lo desidero, adesso che i lavori sono iniziati, sono veramente in visibilio, ma probabilmente è anche la metafora del momento che sto vivendo, sto vivendo tanti cambiamenti e sto anche pretendendo che il mio ruolo in determinate situazioni sia riconosciuto in modo adeguato. Sento anche che dentro di me nasce  una consapevolezza diversa di quello che sono e non sono più disposta a farmi sottovalutare e quindi il fermento dei libri che sgomitano per avere il loro posto in libreria probabilmente è anche un simbolo di quello che accade nella mia anima.




Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")