Quest'anno per festeggiare il nostro trentaduesimo anniversario di matrimonio avevamo programmato una giornata con " crocierina " nelle Isole Borromee...poi il destino ha deciso diversamente e la giornata dell'anniversario l'abbiamo trascorsa al pronto soccorso perchè la mia schiena si era messa a fare notevoli e dolorosissimi capricci...ma non ci siamo lasciati prendere dallo sconforto e a settembre ci siamo regalati la " nostra giornata"
Queste isole sono chiamate Borromee dal nome della famiglia aristocratica che dominò per secoli il lago Maggiore, le tre isole ( Madre, Bella e Dei Pescatori ) sono un'oasi di assoluta bellezza, in cui l'opera umana ha integrato sapientemente un ambiente naturale già di per sè eccezionale.
Sono situate nel Golfo Borromeo tra Verbania e Stresa e godono, come le sponde della parte centrale del lago, di un invidiabile clima, che permette a piante e fiori di ogni parte del mondo di attecchire e prosperare.
Ci imbarchiamo a Stresa in una giornata splendida e il nostro primo approdo è l'Isola Madre.
Le prime notizie su questa località sono di epoca abbastanza alta, se ne parla già nel IX secolo a proposito della donazione di un uliveto esistente sull'isola.. Era chiamata allora Isola di San Vittore, dalla dedicazione della chiesa che vi sorgeva.
Per tutto il Medio Evo e il primo Rinascimento il fulcro dell'isola fu l'antica costruzione ecclesiastica che con il tempo aveva assunto la connotazione di venerato luogo religioso di tutto il lago. Per il resto l'isola ospitava campi, orti e qualche abitazione. Il tutto , o quasi, apparteneva alla curia di Novara.
E fu appunto alla curia novarese che si rivolse , nel 1501, Lancelotto Borromeo, capo della grande casata a cui i signori di Milano avevano affidato, in funzione antisvizzera, la signoria sull'intero lago Maggiore, per ottenere la possibilità di erigere, in quel bellissimo luogo, una " casa - villa " circondata da adeguato giardino.
La curia sempre prudente non volle vendere subito l'isola ma accettò di cederla in enfiteusi ai Borromeo a patto che la cappella di San Vittore continuasse ad essere officiata. L'anno successivo, tuttavia, concesse la demolizione del venerando edificio, a patto che venisse edificata un'altra chiesa, sempre dedicata a San Vittore, nell'isola Inferiore ( quella che oggi si chiama isola Bella ). Lancelotto accettò la richiesta e ottenne tutta l'isola, sulla quale iniziò immediatamente i lavori per la casa e per il giardino.
Purtroppo non potè vederne che l'inizio perchè morì nel 1513, molto prima che sia l'una che l'altro avessero preso forma.. Ma l'opera continuò sotto i successori. Già Frà Leandro Alberti che visitò il lago nel 1532 può riferire di un " sontuoso plagio " ornato " con un vago giardino ".
Il compimento dei lavori e la sistemazione dell'isola furono opera del cugino di Lancelotto, Renato Borromeo, e avvenne negli ultimi decenni del cinquecento. Nel seicento, quando l'enfiteusi venne riscattata attraverso uno scambio di proprietà che diede ai Borromeo la piena disponibilità dell'isola, questa era ormai perfettamente utilizzabile come residenza di svago e rappresentanza dei signori del lago.
In onore e ricordo di colui che maggiormente si era adoperato nella sua trasformazione aveva intanto cambiato nome assumendo quello di Isola Renata, che doveva portare per lungo tempo, finchè nell'Ottocento si impose quello, ancora oggi in uso, di Isola Madre, giustificato sia dalle sue dimensioni, relativamente più grandi maggiori di quelle delle altre due, sia dalla sua storia più antica di quella dell'Isola Bella e dell'Isola dei Pescatori.
L'aspetto dell'insieme doveva però essere piuttosto diverso da quello attuale. La villa - per la progettazione della quale si è avanzato, sia pure senza prove definitive, il nome di Pellegrino Tibaldi - fu più volte modificata nel corso del Settecento, epoca che ha lasciato un'impronta forte sulla costruzione.
Quanto al giardino, che probabilmente all'inizio stendeva i suoi terrazzamenti solo nella parte meridionale dell'isola, venne ristrutturato nell'Ottocento, quando gli venne data l'attuale struttura,tipicamente romantica, che lo ha reso un vero
landscape garden.
Con queste trasformazioni e soprattutto quella ottocentesca del giardino, in cui furono acclimatate varie essenze d'importazione,, tanto che oggi è anche un importante orto botanico - l'Isola Madre assunse il ruolo di " residenza intima ", appartata e tranquilla, della famiglia Borromeo, rispetto a quella " scenografica e di parata ", dell'Isola Bella.
Non per nulla una delle sue maggiori attrazioni, fino a tempi recenti,è stata la bellissima raccolta di teatrini e di altri giocattoli allestiti per i bimbi Borromeo, che qui, in questa villa tranquilla e serena,avevano la loro prediletta dimora extracittadina.
La sua posizione che oggi può sembrare di grande svantaggio perchè costretti ad arrivarvi in barca o con il battello, era invece un grande vantaggio all'epoca perchè - esattamente come succedeva con le ville sui Navigli - consentiva di arri9varci in barca direttamente da Milano, in maniera lunga ma molto più agevole che viaggiando via terra. E una volta arrivati si godeva di una pace e di una serenità ineguagliabili.
Come detto, il giardino vanta alcune presenze eccezionali, come il
Cipresso del Kashmir ( affascinante gigante esotico di colore verde ceruleo ), il fitto palmeto e la collezione di camelie antiche, notevoli i pergolati di glicine, tra i primi ad essere trapiantati in Europa.
Purtroppo la notte tra il 28 e il 29 giugno 2006 una violenta tromba d'aria si è abbattuta sull'Isola Madre attraversandola da sud est a sud ovest e colpendo con uno straordinario potere distruttivo tutta l'area del pardo di fronte a Pallanza. I danni all'inestimabile patrimonio botanico sono stati particolarmente ingenti: il viale di Porta Suna è stato letteralmente spazzato via con i suoi rari esemplari di magnolie, rododendri, allori e lecci frangivento.
La forza del vento ha abbattuto anche il grande cipresso del Kashmir, che da duecento anni troneggia davanti alla villa. Un tesoro vivente e simbolo stesso dell'Isola Madre, arrivato sotto forma di " cartoccetto di freschissimi semi " inviati dalla regione dell Himalaya dal corrispondente dei Borromeo, Wlliam B. Pentland nel giugno del 1862.
Tutti gli sforzi si sono immediatamente concentrati nel tentativo di salvare questo gigantesco albero da 70 tonnellate unico in Europa e che sta scomparendo anche nel suo ambiente naturale, l'Himalaya, le cui fronde si allargavano in modo armonioso per decine di metri.
Salvarlo è stata un'operazione di alta ingegneria e botanica, eseguita da una piccola folla di giardinieri, tecnici, e di operai di una ditta specializzata in cavi e di due imprese locali , con l'aiuto di tre gru - scaricate da un elicottero - che hanno retto un imbracatura di fili di tessuto speciale, fissati a terra in pozzetti di cemento.
Dopo aver fissato i primi argani sono iniziati i lavori di imbrigliamento del tronco e, alle prime ore del mattino, ciò che rimaneva del cipresso, ha preso ad alzarsi verso il cielo mentre l'enorme zolla delle radici risprofondava nel terreno e il tronco di otto metri di diametro si sollevava da terra.
Da allora è cominciata una corsa contro il tempo: lo zoccolo è stato avvolto in teli speciali, inumiditi di continuo e la chioma irrorata con antitraspiranti. Lo attendono ora alcuni anni di convalescenza
Anche se non tornerà mai più alle forme che lo hanno reso famoso e ne hanno fatto " l'albero più bello del mondo " il grande cipresso dell'Isola Madre resta il testimone prezioso di un grande passato proteso verso il futuro.
E qui chiudo la prima parte della nostra giornata, la prossima settimana vi racconterò della suggestiva Isola dei Pescatori.