mercoledì 18 febbraio 2015

Il Corno Bianco




" Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo,
una volta ancora, la nostra sfida alle stelle "
( Manifesto del Futurismo )
( Fotografia Rudi Delpiano, Il Corno Bianco )



lunedì 16 febbraio 2015

Le notti folli della Camera della Vergogna e la morte di una bambina.





Riporto qui di seguito parte di un articolo a firma Mario Giordano pubblicato su Libero
di sabato 14 febbraio e che, secondo me, descrive in modo esemplare l'Italia di oggi

" E' la notte della Repubblica. E' la notte in cui una bimba muore, dopo appena tre ore di vita,
perchè attorno alla sua culla si concentrano tutti i vizi di questo Paese malato. Ed è la notte in cui i 
Parlamentari stanno lì a scazzottarsi sui banchi di Montecitorio per ragioni incomprensibili ai più.
Il confronto tra le due notti è inevitabile. Mai come oggi il Palazzo appare buio. Nero. Proprio come la notte. La notte delle istituzioni che si dimostrano sempre più lontane dai problemi quotidiani del Paese, il vivere e il mrire, per esempio, persino riuscire a respirare se sei appena nato in un ospedale del Sud.
Magari avere una canula a disposizione. O un'ambulanza attrezzata. O una strada per il pronto soccorso che non sia una mulattiera. Ma che gliene importa di tutto ciò ai deputati che si menano a Montecitorio?
Sono troppo impegnati a fare rissa, a saltare sui banchi, a scaricarsi addosso faldoni e insulti, ferite e minacce,a riempirsi d'ebrezza nella scazzottata notturna, Sono troppo impegnati ad urlare parole che nessuno ascolta per sentire l'ultimo gemito di una bimba che muore.
Nicole ha vissuto solo tre ore. Ha fatto tempo a conoscere la burocrazia ottusa, i servizi sanitari insufficienti, gli effetti dei tagli, gli elicotteri che non partono, gli strumenti che mancano, la rete dei trasporti devastata.
Ha fatto tempo a conoscere il peggio di questo Paese che non riesce ad uscire dai suoi guai.
E ora qualche angelo provi a spiegarglielo, lassù in cielo, che mentre lei moriva travolta dai problemi dell'Italia, coloro che quei problemi dovrebbero risolveri stavano a prendersi a botte come bulletti di periferia, spintoni&schiaffoni come nemmeno nei film di Bud Spender e Terence Hill.
Nicole soffoca, l'Italia pure. Ma non c'è tempo per pensarci. Dobbiamo salire sui banchi a menar le mani
nello spettacolo notturno dell'Onorevole Pugilato Show.








( ...)


E' la notte della Repubblica. Il Parlamento con il record storico di voltagabbana ( 173, mai così tanti ), che aspetta il buio per regolare i suoi conti oscuri. A suon di compravendite. O in alternativa a suon di botte.
Poca differenza fa, in fondo, se i deputati si scambiano pugni o soldi, schiaffi o prebende, se inciuciano intese indicibili oppure si aggrediscono come ragazzotti al luna park, se trasformano il luogo sacro delle istituzioni in un Saloon da ubriachi o in un mercato delle vacche, in ogni caso il risultato è identico.
Stanno cioè spingendo quell'aula sempre più lontana dal Paese. Mai era parsa così poco rappresentativa, di fatto poco democratica. Mai era parsa così piegata su se stessa e incapace di dare una risposta ai mille problemi concreti degli italiani. Di chi, cioè, ogni giorno lavora, soffre, fatica, viaggia, si ammala, costruisce,
studia, s'arrabatta, s'ingegna, corre, suda, lotta.
O semplicemente non ce la fa e muore. Come Nicole "





( Fotografie dal web )































sabato 14 febbraio 2015

Tra te & me: San Valentino, leggenda e punti di vista






Torna "Tra Te&Me", la rubrica che mette a confronto due punti di vista frutto dei pensieri di due persone differenti per età, provenienza geografica, studi, idee. Questa volta il tema è San Valentino, la festa degli innamorati più amata, odiata e chiacchierata.
Oggi, come la scorsa volta con il post dedicato a Paolo Giordano (cliccate qui per visionarlo), senza consultarci, Antonella ed io, abbiamo spiegato cosa rappresenta per noi questa festa celebrando con voi questa giornata fatta d'amore  raccontandovi la sua leggenda.




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La Leggenda

La festa del vescovo e martire Valentino si riallaccia agli antichi festeggiamenti di Greci, Italici e Romani che si tenevano il 15 febbraio in onore del dio Pan, Fauno e Luperco. Questi festeggiamenti erano legati alla purificazione dei campi e ai riti di fecondità. Divenuti troppo orridi e licenziosi, furono proibiti da Augusto e poi soppressi da Gelasio nel 494. La Chiesa cristianizzò quel rito pagano della fecondità anticipandolo al giorno 14 di febbraio attribuendo al martire ternano la capacità di proteggere i fidanzati e gli innamorati indirizzati al matrimonio e ad un’unione allietata dai figli. Da questa vicenda sorsero alcune leggende. Le più interessanti sono quelle che dicono il santo martire amante delle rose, fiori profumati che regalava alle coppie di fidanzati per augurare loro un’unione felice.  Le più celebri sono quelle della Rosa della riconciliazione e di Sabino e Serapia.








La prima vuole che san Valentino, sentendo un giorno bisticciare due giovani fidanzati, che stavano passando al di là della siepe del suo giardino, uscì loro incontro tenendo in mano una bella rosa. Il capo canuto, il volto sereno e sorridente del buon vecchio e quella rosa, tenuta in alto col gesto di donarla, ebbero il magico potere di calmare i due innamorati in lite. Quando poi egli, donando realmente quel purpureo fiore, volle che tutti e due insieme stringessero il gambo con cautela per non pungersi e spiegò il "cor unum" di due persone sposate, l'amore era tornato come prima.
I due tornarono poi da lui finché, come desiderava, non fu proprio il Santo Vescovo a benedire il loro matrimonio felicissimo.
La cosa si riseppe e allora fu una processione ad invocare il patrocinio di lui sulle famiglie da fondare.
Il Vescovo, però, aveva anche altre occupazioni pastorali alle quali accudire, perciò stabilì per quella benedizione il quattordici del mese. Ed il quattordici del mese è restato, ma ristretto a quello di febbraio, perché in quel giorno egli andò a celebrare le sue nozze in Paradiso.








La leggenda di Sabino e Serapia, invece è rifiorita nel Novecento dopo il ritrovamento, a Pentima, di un sarcofago contentente gli scheletri di due giovani:  c'era una bella ragazza di nome Serapia, la quale abitava in una piazza di Terni, l'attuale Piazza Clai. Passando spesso di lì un giovane centurione romano, di nome Sabino, la osservò più volte, se ne innamorò e la chiese in sposa. I parenti di lei, però, non volevano, perché Sabino era pagano mentre loro erano tutti cristiani. Allora lei gli suggerì di andare dal loro Vescovo e farsi istruire ben bene e farsi battezzare. Cosa che egli per amore di lei fece.
Ma quando questo ostacolo era stato sormontato, ne sorse uno grandissimo. Si scoprì che Serapia era affetta da una forma di tisi avanzatissima. Disperazione dei genitori e del giovane legionario romano.Fatto venire il santo Vescovo presso il letto della moribonda, Sabino supplicò il Santo che non permettesse che egli si separasse dalla sua amata. La vita gli sarebbe riuscita un lungo martirio insopportabile.
Valentino alzò le mani e la voce al Padre di tutti. Ed un sonno beatificante unì per l'eternità
quei due cuori  mentre si stringevano per l'eternità.








Oggi la festa di San Valentino è celebrata ovunque come Santo dell’Amore. L’invito e la forza dell’amore che è racchiuso nel messaggio di san Valentino deve essere considerato anche da altre angolazioni, oltre che dall’ormai esclusivo significato del rapporto tra uomo e donna. L’Amore è Dio stesso e caratterizza l’uomo, immagine di Dio. Nell’Amore risiede la solidarietà e la pace, l’unità della famiglia e dell’intera umanità.




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Cosa rappresenta per te San Valentino?


 Non amo molto questa festa, come in realtà non amo tutto il filone incentrato sulle varie feste:
mamma, papà, nonni, donna ecc.,  mi danno l'idea di essere feste commerciali ed inventate
lì per lì per movimentare  periodi dell'anno commercialmente morti.
Non amo questo genere di feste anche perchè mi sono sempre chiesta per quale motivo ci deve essere un giorno per festeggiare una copia di innamorati o  una donna...se ci si ama, se si rispetta una donna, una mamma, un papà lo si fa tutto l'anno e ogni giorno dell'anno dovrebbe essere una riscoperta
di questo sentimento e quindi una festa, senza bisogno di date e di troppi cuoricini...




Cosa faresti per rappresentare questa festa?






Rappresenterei questa festa con questo dipinto, a mio parere uno dei baci più belli
della storia dell'arte.
Un bacio meraviglioso e significativo, oltre l'amore tra l'uomo e la donna raffigurati
ho sempre pensato che questo quadro rappresenti un momento altissimo della nostra Storia,
il Risorgimento, e quindi uno degli amori più grandi che l'uomo, al di là di ogni retorica,
 possa provare e del quale in questi anni bui
avremmo tanto bisogno: l'amore per la nostra Italia.




" E l'Amore guardò il Tempo e rise, perchè sapeva di non averne bisogno.
Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera, senza leggi da rispettare.
Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva.
Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito, il Tempo moriva e lui restava.
( Luigi Pirandello )





http://borderline83.blogspot.it/2015/02/tra-te-san-valentino-tra-legenda-e.html













mercoledì 11 febbraio 2015

Carnevale tra riti millenari ed euforia pagana





Dici Carnevale e ti viene subito in mente l'immagine di Venezia, poi dei carri allegorici di Viareggio o di Putignano. O pensi al Carnevale di Rio. Sarà per la presenza del papato o per il timore reverenziale che incute la sua storia , ma Roma non è associata al Carnevale. E invece c'è una storia antica e poi barocca, radicata e popolare, del Carnevale romano.








Il Carnevale romano è un crocevia tra sacro e profano, tra pagano e cristiano, tra antico e moderno,
tra nobile e plebeo, in cui l'uno sconfina nell'altro e uno si fa beffe dell'altro. Una festa che coglie l'humus popolare romano, l'indole ironica e comica dei romani, il forte senso della caricatura e del grottesco.
Ma anche la dimestichezza con l'eterno e con la storia, l'intreccio di religioso ed irriverente, la celebrazione rituale del corpo, del sesso e del cibo, l'elogio della follia fino all'esorcismo collettivo di paure e spettri.








E i brindisi infiniti alla morte ubriaca, nella speranza che, alterata dalle libagioni, anche la morte perda lucidità e non svolga il suo compito ferale. Un' antica impronta dionisiaca, quel Dionisio che a Roma
diventò Liber Pater e Bacco, ispira alle sue origini i Saturnalia, con le sue trasgressioni e le sue maschere.








Poi l'anima trasgressiva e orgiastica delle origini viene gradualmente metabolizzata dalla Roma
cristiana e papalina, che non abolisce le feste pagane ma tende piuttosto a riconvertirle dentro la propria sfera per controllarne gli effetti.








Il Carnevale di Roma " gran teatro del mondo ", si intreccia al mondo delle maschere e dei travestimenti ma anche alle gare dei cavalli, derivazioni dell'antica Equiria, la festa equestre che cadeva il 27 febbraio e si ripeteva poi quindici giorni dopo, dedicata in origine al dio Marte. E poi continua nella Roma cattolica fino al principio dell'ottocento, come ricorda Goethe nel suo " Viaggio in Italia ", con la gara dei cavalli prima tra Testaccio e il Campidoglio e poi sulla via Lata, l'attuale via del Corso, da piazza del Popolo  a piazza Venezia. Riti di passaggio dall'inverno alla Primavera, come ricorda nel suo " Calendario " Alfredo Cattabiani.








Ma ricca è anche la fioritura delle maschere romane, raccolte in un memorabile testo di Anton Giulio Bragaglia, a cominciare da Meo Patacca. Il Carnevale romano costituiva non soltanto una festa liberatoria ed euforica, ma aveva anche un suo lato eversivo e poco rassicurante. Franco Cardini parla ne " I giorni del sacro " di " festa inquietante " e di " fase pericolosa dell'anno " perchè esplodevano violenze e all'indomani si facevano macabri ritrovamenti. Non a caso nel 1560 furono proibite le maschere a Roma in seguito a fatti di sangue che si ripeterono nel 1579.








E l'atmosfera minacciosa del Carnevale romano la colse anche Goethe, assistendo alla " festa dei moccoletti " segnata dalla minaccia di ammazzare chi aveva la candela spenta, e vi era chi spegneva apposta la candela del proprio vicino per compiere assassinii rituali. Insomma c'era un versante sinistro del Carnevale romano.
Il Carnevale fungeva fino ad un certo punto da valvola di sfogo per le intemperanze e il disordine. Anzichè imbrigliarle e domarle, il Carnevale romano in alcune fasi storiche le favoriva, dandone un teatro, un rituale e una messa in scena adatta; diventava un po' come l'odierno Carnevale di Rio, una specie di zona franca e tempo sospeso in cui poter compiere delitti in altri periodi dell'anno vietati.








La funzione principale del Carnevale, era di " canalizzare " e " rendere inoffensive , oltre che delimitare nel tempo e nel luogo, alcune manifestazioni esplosive o alcune tensioni " sataniche ". Una sorta di rovesciamento rituale, non solo limitato al piano politico e sociale, per consentire un controllo delle spinte sovversive e contestatrici, ma anche un evento iniziatico, per circoscrivere e neutralizzare l'affiorare dei demoni e degli spiriti nefasti.








A Carnevale è dato libero ma limitato accesso alla follia e al caos, all'inversione dei ruoli sociali, anagrafici e perfino sessuali; il principio che lo sorregge è l'eccezione che serve a confermare la regola, consentire uno sfogo per rafforzare l'ordine, la gerarchia e riportare la trasgressione nell'alveo dei rapporti normali, nell'osservanza dei doveri civili e delle pratiche religiose. Semel in anno licet insanire. Non manca accanto al controllo dell'aspetto destabilizzante, anche l'aspetto puramente ricreativo e festoso, il divertimento e l'allegria carnascialesca.








Se il " comico " per Pirandello nasce dal " sentimento del contrario ", la festa del Carnevale è fondata sul mondo capovolto.Una festa del comico e del grottesco in piazza, in cui tutti sono attori e spettatori, vittime e carnefici. Una festa di popolo, realmente comunitaria, dove la tradizione perdeva l'austero sussiego delle Cattedrali e dei Palazzi e scendeva chiassosa e festosa per i vicoli e le piazze di Roma.








Un rito collettivo e un patrimonio d'umanità da non dimenticare e che oggi viene riportato alla luce.
Tra tante posticce feste reinventate per finalità turistiche, o importate, come Halloween, una specie di Carnevale concentrato in una sera per esorcizzare e ridicolizzare la morte, un'antica e genuina tradizione popolare come il carnevale romano non può essere inghiottita nell'oblio








L'anima di un popolo ha bisogno del suo Carnevale, 
come la verità ha bisogno di una maschera per svelarsi.





( fonte Marcello Veneziani )


Vi rubo solo un momento per scusarmi del fatto che non sto passando molto spesso dai vostri blog. Purtroppo ho un braccio immobilizzato a causa di una grave infiammazione del tendine e faccio molta fatica a rimanere al pc, infatti sto pubblicando post che avevo preparato in precedenza.
Un caro saluto a tutti e un abbraccio.

giovedì 5 febbraio 2015

Il senso dei miei viaggi, Serendipity: il meraviglioso dei miei viaggi

( dal web )


Questo mese il nostro consueto appuntamento con il senso dei miei viaggi
è gestito da Elena   autrice del blog Anche oggi non ho vissuto per niente
che ci propone un argomento insolito ed intrigante

"Serendipity indica la fortuna di trovare cose meravigliose, inaspettate, incredibili mentre si è in cerca di qualcos'altro! "


Appena ho letto il titolo dell'argomento ho pensato a una sorta di giochino che mio marito ed io facciamo
alla fine di ogni viaggio " Qual'è stato per te il momento perfetto di questo viaggio? "
E per momento perfetto intendiamo qualche cosa che quasi sempre rispecchia la nascita di uno stato d'animo che non ci saremmo aspettati di provare....ecco in ogni viaggio c'è un momento di " serendipità "
che lo rende unico e ineguagliabile quel momento che resterà nel cuore forse per la luce che c'era,
per i colori,  per le emozioni che abbiamo provato e che non avremmo mai pensato di provare in quel luogo




Il momento magico nel deserto


Un viaggio nel deserto su una jeep un po' sgangherata, e una notte
ci siamo fermati in un campo nomadi e questo è quello che scrivevo allora sul mio diario  di viaggio:

" Malinconia...! Mentre siamo qui, davanti a quella che è la grandezza del mondo, sono turbata
fino alle lacrime dalla morte di un suo piccolo abitante, un coniglietto. Siamo tutti e due turbati da qualche cosa...forse è solo la paura dell'uomo davanti all'infinito. In silenzio guardiamo il giorno morire, mi
sento ( ci sentiamo? ) disperata, ho solo un forte bisogno di piangere, giro intorno alle tende e lo faccio,
è giusto così ed è immensamente bello. "









" L'incontro di ogni giorno con l'immensità credo 
finisco qua. "




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Salisburgo, il crepuscolo, un cimitero...


Quando un dicembre di qualche anno fa siamo partiti per Salisburgo pensavo di
rimanere affascinata da tante cose, pensavo di scoprire una città di grande interesse ma non mi
sarei mai immaginata di rimanere ammaliata da un cimitero.
Siamo entrati nel piccolo recinto  che era ormai il crepuscolo, c'era la neve, la luce  incerta della sera
che stava avanzando, musica natalizia che arrivava da lontano, un freddo pungente
e la scoperta ( non ne avevo mai sentito parlare prima ) di questo piccolo, inconsueto angolo
collegamento tra due piazza. Vederlo e innamorarmi è stata la stessa cosa,
splendido ed inaspettato mi ha riempito il cuore di calma pace, imprevisto e, per me,
imprevedibile luogo di riposo.








" Il fiore della mia vita sarebbe sbocciato d'ogni lato
se un vento crudele non avesse appassito i miei petali
dal lato che vedevate voi del villaggio.
Dalla polvere levo la mia protesta:
il mio lato in fiore voi non lo vedeste!
Voi, i vivi, siete davvero sciocchi
e non sapete le vie del vento
e le forze invisibili
che governano i processi della vita.
( Edgar Lee Master, Antologia di Spoon River, Serepta Mason )




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Una notte di Natale incantata


Non è un viaggio reale, è uno dei miei viaggi nella notte, uno di quei viaggi che ogni insonne
che si rispetti compie, viaggi metafisici in cerca di se stessi, viaggi filosofici a cercare di darsi risposte per giungere solo a nuove domande...era la notte di Natale del 2008 e come al solito non dormivo,
mi rigiravo e rigiravo nel letto fino a quando ho deciso di alzarmi, sono scesa in cucina ,
ho preso una sigaretta e aperto il balcone....meraviglia, stava infuriando una inaspettata e meravigliosa
tempesta di neve, sembrava di essere in mezzo a una pioggia di farfalle, di far parte di
una irripetibile magia. Cercavo un modo per addormentarmi, cercavo risposte che potessero placare la sete di sapere in fondo chi siamo e mi sono trovata improvvisamente catapultata nel fantastico, in un mondo irreale dove sogno e realtà si confondevano e dove il cuore cantava una dolcissima canzone, e sì, forse non aveva più bisogno nè di domande nè di risposte ma solo di " cogliere l'attimo "









" Il valore delle cose  non sta
nel tempo in cui esse durano
ma nell'intensità con cui vengono vissute
per questo esistono momenti indimenticabili,
cose inspiegabili e persone incomprensibili "
( F. Pessoa )




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Con questo post partecipo a " Il senso dei miei viaggi "
gestito questo mese da Elena autrice del blog
Anche oggi non ho vissuto per niente





" Certi ricordi bastano a profumare
un'anima per sempre "
( G. D'Annunzio, Il Piacere )
















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mercoledì 4 febbraio 2015

Febbraio





" Ora smette il vento del nord,
Si sveglia il tiepido vento del sud,
I cieli vengono fuori a pecorelle
e freme il verde vessillo della terra. "
( Geo. Meredyth )




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Il nome di questo mese deriva dal latino " februare ",
cioè purificare, o dalle cerimonie romane di purificazione,
le" februa ", che si celebravano nella seconda parte del mese.
( Diario di campagna di una signora inglese del primo novewcento,
Edith Holden)

( Disegno Cicely  Barker dal web )


domenica 1 febbraio 2015

Abbattute anche le mura di Ninive, Califfato peggio dei Talebani






Due notizie, una più agghiacciante dell'altra dal Califfato Nero. La prima, una donna condannata
alla lapidazione perchè " prostituta " è riuscita a sopravvivere alla gragnuola di sassi ed stata graziata.
E' gravissima , ma viva.. La seconda, se vogliamo ben meno grave, ma ugualmente sconvolgente;
a Mosul, in Iraq, le mura dell'antica Ninive di tremila anni, nei pressi della grande Moschea della città, sono state abbattute a colpi di bulldozer dai miliziani del Califfato.









Le ragioni di questo scempio sono le stesse dei Talebani che nel marzo 2001 fecero saltare le statue
dei Budda di Bamyan, in Afghanistan.  In un certo senso sono ancora peggiori, perchè, quantomeno,
quei Budda rientravano in pieno nelle dimensioni di " idoli ", di effigi di una divinità ( anche se
Budda non è certo un dio ) in pietra oggetti di culto contro natura perchè solo ed unicamente
Allah può essere adorato.








Per la stessa ragione, due anni fa, gli jihadisti che si impadronirono del Mali, fecero saltare in aria 
i mausolei dei " santi " musulmani, vanto della città e bruciarono 2.000 libri antichi.
Le mura di Ninive ( antico nome di Mosul ) invece non avevano effigi, erano semplicemente parte delle 
imponenti mura di cinta della città assira che si estendevano per 12 km.. E mai sono state oggetto
di alcun tipo di culto. Perchè distruggerle quindi?








Perchè rappresentano agli occhi dei Jihadisti quel che resta dello splendore della capitale
del regno degli Assiri e della loro civiltà pagana che " inquina  con la sua presenza la grande 
moschea ". Quindi un simbolo del " regno della gahiliyya ", del " regno dell'ignoranza "idolatrica
che precedette Maometto e che da lui fu spazzata via.








Il problema drammatico è che queste follie violente non sono affatto patrimonio esclusivo
dei fanatici del Califfato Nero, ma sono condivise da una parte consistente del mondo musulmano,
a partire da quel regno dell'Arabia Saudita che pure considera il Califfato una minaccia da estirpare.








La follia iconoclasta e è infatti parte integrante dell'Islam wahabita, che ha il suo epicentro
in Arabia Saudita, a cui si ispirano i Fratelli Musulmani, che non si rivolge solo ai luoghi di culto
delle altre fedi. Si pensi che in Arabia Saudita è stata distrutta la prima moschea da Maometto e ora 
si vuole distruggere persino la sua casa natale. Ma quel che è più grave è che questa
 furia wahabita va ben oltre.









Due anni fa Abdul Aziz bin Abdullah, Gran Muffi dell'Arabia Saudita, la più alta autorità religiosa
del regno, emise infatti una fatwa che ingiungeva di " distruggere tutte le chiese cristiane nella
penisola arabica. "  Dato che in Arabia Saudita non esiste nessuna chiesa è evidente che la pretesa del
Gran Muffi saudita era di imporre agli altri regni ( gli emirati ) e repubbliche ( Yemen ed Oman ) della
penisola arabica di distruggere tutte le loro chiese. Quella fatwa era una risposta violenta alla inaugurazione
di una chiesa cattolica negli Emirati Arabi Uniti.








E non si tratta ovviamente solo delle mura delle chiese, che sono state fatte saltare con la dinamite
a Mosul e in tutto il territorio del Califfato.
Questo wahabismo unisce infatti nell'odio per i cristiani l'ideologia assassina del Califfato e una 
larga platea musulmana. Basta ricordare che ogni anno vengono massacrati 105.000 cristiani, quasi tutti
in terra d'Islam. Ma il mondo chiude gli occhi davanti al martirio di migliaia di cristiani ad opera dei
Boko Haram in Nigeria, alla persecuzione dei cristiani in atto da anni in Sudan ed anche di fronte agli 
attentati feroci dentro le chiese cristiane in Egitto, che ebbe, non a caso, il suo culmine durante il
periodo di governo dei Fratelli Musulmani.








L'incredibile crimine archeologico messo a segno a Mosul è solo la punta dell'iceberg di un
odio sanguinario di una parte dell'Islam nei confronti delle altre fedi. Una volontà di prevaricazione violenta, che si propaga proprio da un paese alleato dell'Occidente, senza che nessuno gliene chieda conto.
Perchè è noto, il petrolio " non olet "





( Immagini dal web)
( fonte Carlo Panella, Libero del 30 gennaio 2015 )







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Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")