sabato 8 giugno 2013

Un restauro



E' stata una primavera terribile, ha sempre piovuto,
peggio diluviato e in più ha fatto anche un grande freddo...
Per non morire di noia ho seguito un po' di più mio marito nel suo lavoro
e, siccome lui doveva restaurare , per un cliente, un'antica camera da letto
l'ho seguito passo a passo ed ho restaurato un tavolinetto, che era veramente ridotto
malissimo, pronto per l'eco - centro...









L'ho sverniciato con uno sverniciatore in gel, cercando di fare molta attenzione
a non farmelo cadere addosso...quando ho sverniciato le persiane di casa
è stato un disastro...ho ancora le cicatrici sulle gambe!
Dopo averlo sverniciato l'ho lavato con una soluzione ( terribile )
di acqua ossigenata e ammoniaca industriali per far ritornare il 
legno bianco, al suo stato naturale






Naturalmente facendo questo lavoro ci siamo anche divertiti,
per mio marito abituato a lavorare solo è stato un diversivo poter
lavorare chiacchierando e per me è stato bello vedere un oggetto mal ridotto
riprendere, un po' per volta, un aspetto piacevole.
Dopo aver fatto asciugare bene il legno, c'è voluto parecchio tempo
a causa della grande umidità,
l'ho carteggiato con la carta vetro finissima ed infine
ho passato l'impregnante color noce antico.





Quando finalmente è asciugato anche l'impregnate 
ho pennellato sul legno la cera da restauro color noce
che ho poi "tirato" con il panno di lana 










 Questo è il risultato finale!





 Tutto sommato mi sembra che sia venuto un bel lavoro,
è il primo che faccio completamente da sola
e mi crea una grande soddisfazione.
Considero il restauro una grande arte, sono orgogliosa 
della capacità di mio marito e contenta di avere, finalmente, tempo
per imparare anch'io queste antiche tecniche!






venerdì 7 giugno 2013

Felicità




" Si stupiva spesso di quanto fosse complicata
e difficile le felicità.
Ma ormai aveva abbandonato casa sua e 
doveva attraversare pazientemente anche la felicità;
e poi, sì, forse sarebbe arrivato da qualche parte - così pensava.
( Sandor Marai, L'Isola )

giovedì 6 giugno 2013

Oriana Fallaci, Il sesso inutile ( viaggio intorno alla donna )



" Le donne non sono una fauna speciale e non capisco 
per quale ragione esse debbano costituire,
specialmente sui giornali, un argomento a parte:
come lo sport, la politica, il bollettino meteorologico."

Così Oriana Fallaci nella premessa a "Il sesso inutile", il primo libro
che pubblica con Rizzoli nel 1961.
L'anno precedente, inviata de  " L'Europeo ", è in Oriente insieme
al fotografo Duilio Pallottelli per un'inchiesta sulla
condizione delle donne.
E' partita alla ricerca di tracce di felicità e nel libro racconta la sua esperienza:
a Karachi in Pakistan assiste al matrimonio di una sposa bambina
e si ribella all'idea delle donne velate ( " più che un velo è un lenzuolo il quale le copre 
dalla testa ai piedi come un sudario " );
A New Delhi incontra Rajkumari Amrit  Kaur,
figura di grande potere in India, e le sembra che assomigli a sua nonna;
in Malesia conosce le Matriarche che vivono nella giungla;
a Singapore c'è la scrittrice Han Suyin, che sente subito amica;
a Hong Kong le cinesi non hanno più i piedi fasciati ma le Intoccabili
abitano ancora sulle barche, senza mai scendere a terra;
a Tokio è smarrita davanti all'impenetrabilità delle giapponesi
e a Kyoto affronta il mistero delle geishe;
alle Hawaii cerca invano i segni dell'esistenza originaria intatta.
Il viaggio si conclude a New York,
dove il progresso ha reso più facile la vita delle donne a confrontarsi con
" un mondo di uomini deboli, incatenati a una schiavitù che essi stessi alimentano
e di cui non sanno liberarsi."





Un reportage memorabile, capace di restituirci un mondo 
oggi non sempre avvicinabile, colto con decenni di anticipo dallo sguardo
profondo, sicuro e lungimirante di una grande scrittrice.


Uno sguardo:

" Ho capito - essa disse rizzando l'indice secco e brunito -
ho capito che tutte le donne sono uguali nel mondo e che vogliono
le medesime cose: una famiglia,una casa, i soldi per campare, la libertà.
Ho capito che le indiane hanno subito nella ricerca di queste cose
il più drammatico cambiamento che le donne di un Paese abbiano mai subito
Io non so se questo le renda più felici o infelici,
ma di una cosa son certa: non sono più innocue farfalle.
Sono farfalle di ferro."




( Fotografie dal web )










martedì 4 giugno 2013

La storia bizzarra della ciliegia - ferrovia





Dedico questo post alla mia amica Audrey, 
questa è la sua terra, la Puglia, ed aggiungo anche che secondo me questa è 
l'Italia che vale e che conta!



Nell'ambito del territorio pugliese compreso tra Sammichele, Turi, conversano,
tre grossi centri agricoli in provincia di Bari, passa la ferrovia
del sud - est, un ente concessionario che opera nella parte centro - meridionale
della regione.






Proprio alla periferia dell'abitato di Sammichele, nel 1933 nacque
dal nocciolo di una ciliegia un piccolo alberello vicino 
al gabbiotto ferroviario.
Il casellante, tale Giorgio Rocco, abile anche come agricoltore,
incuriosito da questo strano evento mise tutta la sua passione e la sua abilità
affinchè l'arbusto si fortificasse.






 Durante l'inverno 1933/1934, nonostante le cure continue e la protezione
cui fu sottoposto l'alberello, sembrò proprio che questi non potesse 
sopportare i rigori del freddo e quando la neve arrivò in febbraio,
il nostro casellante si mostrò rassegnato al peggio. Invece, forse proprio a 
causa della neve che fece da protezione alla pianta, in primavera il piccolo
ciliegio sembrò rinvigorito e così anche l'anno successivo,
per fortuna, comunque, meno rigido del precedente.






Nel 1935 arrivarono i primi frutti, più grandi del normale, 
succosi e dolci, con un peduncolo più duro che si toglieva con maggior fatica.
Gli alberi così si propagarono con sapienti innesti prevalentemente lungo i 
tracciati ferroviari dando l'idea che il segreto di questa particolare ciliegia
derivasse proprio dalla vicinanza con la strada ferrata..
Si arrivò perfino a ritenere che l'unicità del frutto, particolarmente rigoglioso,
fosse da ricollegare all'azione fertilizzante della cenere sprigionata dalle vaporiere:
come si può notare , fantasia in assoluta libertà!






Probabilmente invece, a sua tempo l'unica ragione plausibile
potrebbe essere stata dettata dalla maggiore difficoltà di 
razziare le ciliegie lungo i tracciati ferroviari che non attraverso 
le strade asfaltate, notevolmente più frequentate da parte di motorizzati,
ciclisti o semplici viandanti a piedi.






Oggi la produzione della " ciliegia ferrovia " è in continua espansione
e costituisce un autentico fiore all'occhiello dell'intera raccolta
cerasicola della Puglia, regione al primo posto assoluto nella produzione
del delizioso frutto che, tra l'altro, possiede " nella ferrovia " un'altra
 caratteristica importante: quella cioè di resistere anche al trasporto
prolungato, mantenendosi integra per molti più giorni di altre ciliegie
fino a sembrare appena colta.






Da alcuni anni poi, prevalentemente a giugno, in tutto il territorio circostante
si tengono numerose sagre paesane che fanno accorrere
migliaia di stimatori affezionati; e che richiamano un gran numero
di visitatori ma anche di operatori ortofrutticoli provenienti dall'Italia e 
dall'estero, sempre più interessati a far pervenire sulle tavole di mezzo mondo
l'ormai tradizionale prodotto " ferroviario"!






( Sergio De Benedetti, Libero del 9 maggio 2013)
( fotografie dal web )















lunedì 3 giugno 2013

Gli animali dei miei viaggi

Questo mese il consueto appuntamento mensile con
l'iniziativa di Monica 
Il senso dei miei viaggi
mi stava mettendo in grossa difficoltà e stavo 
per rinunciare, sebbene con grande dispiacere.
Amo molto gli animali, ormai lo sapete tutti, ma cercando le tre
consuete fotografie mi sono resa conto di averne fotografati pochissimi
e oltre tutto li ho pure fotografati male.
Poi l'ispirazione...
Monica ha detto " gli animali dei miei viaggi "
ma non ha specificato di quali animali intendesse parlare
e allora....fantasia a briglie sciolte e dal mare di fotografie
sono emersi i miei

Animali dei miei viaggi

I Delfini del Palazzo di Cnosso  Creta






Creta è stata una delle mete del mio viaggio di nozze:
20 giorni nel  "Greco mare" e nelle sue isole.
Non ho amato particolarmente quest'isola, ci sono luoghi che
non sanno parlare alla nostra anima, tra me e Creta è stato così,
non è scattata la magia...
Però i delfini del Megaron della Regina nel Palazzo di Cnosso 
sono indimenticabili!


Il delfino era dedicato ad Apollo ed era considerato signore dei mari, amico dell'uomo, amante dei bambini, sensibile alla musica, compagno dei marinai ai quali preannuncia acque calme e rotte sicure, "complice" dei pescatori, caro agli Dei per i quali la sua cattura è un sacrilegio. E sul delfino fioccano miti e leggende. Secondo una di esse il patto di amicizia tra delfini e umani era stato suggellato dall'unione di Poseidone, signore del mare, con Melanto, figlia di Deucalione, alla quale il dio si era presentato con le sembianze di un delfino. Per questo motivo il figlio fu chiamato Delfo, da cui prese nome la città di Delfi - dove si trovava l'oracolo di Apollo - di cui era il re quando Apollo giunse a prenderne possesso. Al mito di Dioniso si ricollega un'altra spiegazione dell'amicizia tra delfini e umani. Nel corso delle mille avventure e disgrazie subite per affermare il suo diritto alla vita eterna, Dioniso ebbe occasione di chiedere ad alcuni pirati di traghettarlo da Argo a Nasso, ma scoprì un complotto da costoro ordito per venderlo in schiavitù. Per punirli trasformò i loro remi in serpenti, avviluppò la nave in una cortina d'edera e la paralizzò con tralci di vite finché i pirati, impazziti, non si gettarono in mare, venendo trasformati in delfini. Da allora essi sono amici degli uomini e si adoperano per salvarli dai flutti, come memoria del pentimento dei pirati da cui discendono.




La Chimera di Arezzo





La magia che non è scattata a Creta 
mi avvolge sempre quando viaggio attraverso l'Italia,
viaggi in cui io e mio marito maciniamo km. e parole...
in uno di questi lunghi viaggi una delle nostre soste è stata Arezzo.
Quattro giorni bellissimi che, in realtà non ne so bene il motivo,
ma annovero sempre tra i miei ricordi più belli...
e poi l'incontro con la chimera!

 La storia del mito della Chimera si intreccia con la storia degli Etruschi, che hanno lasciato una famosa scultura rappresentante questa figura mitologica, scoperta e riportata alla luce nel 1533. Era esattamente il 15 novembre 1533, il giorno in cui ad Arezzo, nei pressi di Porta San Lorentino, durante la realizzazione di fortificazioni medicee, alcuni operai scoprirono e dissotterrarono quasi intatta, una statua bronzea che, a prima vista, sembrava raffigurare un leone. Subito, però, si capì che non si trattava di un leone normale: la testa di capra, piantata in mezzo alla schiena del felino, era qualcosa di anomalo. Nonostante ciò, nessuno, almeno inizialmente, riconobbe nella statua la figura mitologica della Chimera. In seguito fu scoperto che la scultura, alta circa 80 centimetri e risalente probabilmente al V-VI secolo a. C., era una statua etrusca. La Chimera di Arezzo, rappresenta la creatura mitologica ferita, con la criniera irta e le fauci spalancate, mentre si ritrae di lato, volgendo la testa in un atto drammatico di sofferenza. La testa di capra reclinata sembra essere già morente a causa dei colpi ricevuti dall’eroe Bellerofonte. Qualche tempo dopo il rinvenimento della statua, iniziarono le prime ricerche per capire se la scultura raffigurasse proprio la creatura mitologica della Chimera. Il primo a dichiarare che la statua rappresentava la figura mitologica della Chimera fu lo storico dell’arte aretino Giorgio Vasari. La statua della Chimera è forse la più bella ed affascinante opera d’arte che la civiltà etrusca abbia lasciato. Anche Cosimo I de’ Medici fu talmente affascinato dalla statua, da decidere di esporla a Palazzo Vecchio a Firenze, da dove, poco dopo, fu trasferita a Palazzo Pitti. Durante il periodo fascista, il podestà di Arezzo riuscì a ottenere il permesso per effettuare un calco della statua, utile a poter commissionare la realizzazione di alcune copie della scultura, da esporre nella stessa città di Arezzo, dove tutt’oggi possiamo ammirare alcune repliche della Chimera ritrovata vicino Porta San Lorentino. Due statue identiche all’originale sono state collocate nelle due fontane difronte alla stazione ferroviaria di Arezzo, mentre un’altra copia, completamente ricoperta d’oro, può essere ammirata nella sede della Camera di Commercio aretina. ll mito della Chimera non smetterà mai di stupire e di sorprendere, come non smetterà mai di stupire il fatto che questa leggenda si intrecci indissolubilmente con la storia degli Etruschi, che hanno lasciato un’importante testimonianza della Chimera, nella statua bronzea rinvenuta ad Arezzo, nei pressi di Porta San Lorentino.



La Volpe e la Cicogna a Mosca





Il viaggio in Russia lo considero 
un viaggio che tutti dovrebbero fare,
la Russia è magnifica, infinita, splendente e glaciale...
avrebbe potuto essere un Paradiso...ma questa è un'altra storia.

A Mosca dietro la Piazza Rossa
c'è una fontana con le sculture delle fiabe e qui
incontriamo la Volpe e la Cicogna, protagoniste della favola di Esopo.



La volpe e la cicogna erano buone amiche. Un tempo si vedevano spesso, e un giorno la volpe invitò a pranzo la cicogna; per farle uno scherzo, le servì della minestra in una scodella poco profonda: la volpe leccava facilmente, ma la cicogna riusciva soltanto a bagnare la punta del lungo becco e dopo pranzo era più affamata di prima. "Mi dispiace" disse la volpe "La minestra non è di tuo gradimento?" "Oh, non ti preoccupare: spero anzi che vorrai restituirmi la visita e che verrai presto a pranzo da me" rispose la cicogna. Così fu stabilito il giorno in cui la volpe sarebbe andata a trovare la cicogna.

Sedettero a tavola, mai i cibi erano preparati in vasi dal collo lungo e stretto nei quali la volpe non riusciva ad infilare il muso: tutto ciò che poté fare fu leccare l'esterno del vaso, mentre la cicogna tuffava il becco nel brodo e ne tirava fuori saporitissime rane. "Non ti piace, cara, ciò che ho preparato?"

Fu così che la volpe burlona fu a sua volta presa in giro dalla cicogna.



Con questo post partecipo all'iniziativa di Monica 
Il senso dei miei viaggi




domenica 2 giugno 2013

2 Giugno...un pensiero per l'Italia





Io amo l'Italia, amo questa Italia che sta arrancando, 
questa Italia mezza disperata e mezza esaltata per un gol, 
amo l' Italia delle splendide città d'arte e l'Italia dei piccoli tesori nascosti e poco conosciuti,
 amo l'Italia delle eccellenze alimentari e artigianali, amo l'talia del Barolo e del Brunello
 amo l'Italia con le bandiere alle finestre e con le gite domenicali, 
amo l'Italia delle feste di partito e dei pomeriggi in parrocchia, 
dei Santi in processione   e delle feste di paese .
Amo l'Italia di Leopardi e di Puccini,
l'Italia di Caravaggio e del Palladio
e l'Italia che ogni giorno si reinventa. 
Amo l'Italia che lavora e che produce, 
che va in vacanza nel mese di agosto, e passa il Natale in famiglia.
Amo l'Italia che accoglie tutti e ancora spera,
e l'Italia di chi dice "non ci credo più " ma poi ci crede ancora.
Amo l'Italia che sogna la città ma ama vivere in campagna
Amo l'Italia  e amo gli italiani così come sono, magari pizza e mandolino, 
un po' mammoni e un po' malndrini
ma gente forte, gente che ce la farà oggi come  ce l'ha fatta ieri...
Amo questa Italia e sono orgogliosa di farne parte.



Anche Cassandra e Platone
amano l'Italia






sabato 1 giugno 2013

Giugno




" Un cielo senza nubi, un mondo di erica,
Rosso di digitale purpurea, giallo di ginestre,
E noi due tra esse, quasi guardando insieme,
Spargendo miele, calpestando profumo.
Sciami di api s'inebriano di trifoglio,
Frotte di cavallette schivano i nostri piedi, 
Stormi di allodole sopra di noi
Recitano la preghiera del mattino,
Ringraziando il Signore per una vita così dolce. "
( Da " Il diario di campagna di una Signora inglese del primo 900
di Edith Holden, lirica di Jean Ingelow )





Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")