giovedì 7 marzo 2013

Oriana Fallaci, gli anni dell'infanzia




«Sono nata a Firenze il 29/6/1929 da genitori fiorentini: Tosca ed Edoardo Fallaci.
 Da parte di mia madre, tuttavia, esiste un “filone” spagnolo: la sua bisnonna era di Barcellona.
 Da parte di mio padre, un “filone” romagnolo: sua madre era di Cesena.
 Connubio pessimo, com’è ovvio, nei risultati temperamentali. Mi ritengo comunque una fiorentina pura. Fiorentino parlo, fiorentino penso, fiorentino sento.
Fiorentina è la mia cultura e la mia educazione.
All’estero, quando mi chiedono a quale Paese appartengo, rispondo:
 Firenze. Non: Italia. Perché non è la stessa cosa».
 Così Oriana Fallaci racconta le sue origini ne La vita di Oriana narrata da Oriana stessa per i lettori dell’«Europeo», un testo inviato al collega Salvatore Giannella
 e destinato ai lettori della rivista cui collaborava.
A Firenze vive l’infanzia e la prima adolescenza.
Le condizioni economiche della sua famiglia non sono certo agiate
(«i miei genitori erano abbastanza poveri. Mio padre possedeva
una piccola “bottega artigiana” fiorentina, con tre o quattro operai che gli costavano tutto il guadagno») e lei, prima di quattro figlie, si assume fin da bambina le maggiori responsabilità,
anche nei confronti delle sorelle Nerea e Paola; la più piccola, Elisabetta, arriva quando Oriana è già adulta.
I genitori hanno un ruolo fondamentale nella formazione del suo carattere e
 nella sua crescita intellettuale: da una parte  il padre Edoardo, fervente antifascista, perseguitato politico, sorvegliato dal regime, nel 1944 arrestato e torturato
 a causa di un deposito di armi ricevute dagli americani;
dall’altra la madre Tosca Cantini, una donna forte e coraggiosa,
sostenitrice delle idee del marito con il quale condivide anche la passione della lettura.
I pochi risparmi della famiglia vengono investiti nell’acquisto di libri, ed è forse la loro presenza in casa a spingere Oriana, fin dalla più tenera età, sulla via della scrittura
(«quando avevo cinque-sei anni non concepivo nemmeno un mestiere che non fosse il mestiere di scrittore.
 Il giornalismo all’inizio per me fu un compromesso, un mezzo per arrivare alla letteratura»).
E scrittore, non scrittrice, sarebbe rimasto per sempre il suo modo di definire se stessa.
A soli 14 anni Oriana si trova già in prima linea nella Resistenza partigiana:
quella prima linea che non avrebbe mai più abbandonato,
 e che anno dopo anno l’avrebbe condotta all’Olimpo del giornalismo mondiale.






 Con la sua bicicletta e il nome di battaglia Emilia
accompagna verso le linee alleate i prigionieri inglesi e americani fuggiti dai campi di concentramento italiani dopo l’8 settembre,
e questi viaggi «duravano giornate intere: 50 chilometri, anche, ad andare, e 50 a tornare».
È inoltre «staffetta di città ed anche di montagna», e si occupa di consegnare ai compagni partigiani
 armi, giornali clandestini e messaggi segreti,
 superando i posti di blocco dei nazifascisti che di lei non potevano dubitare
 («per me era abbastanza facile in quanto ero una bambina dall’aspetto molto infantile.
Portavo ancora le trecce»).
Quegli anni, per i quali avrebbe poi ricevuto un attestato al valore,
la aiutano a sviluppare quell’autodisciplina e quell’acutissimo senso del dovere
che l’avrebbero resa una lavoratrice instancabile fino agli ultimi giorni di vita
 («sono un soldato. Lo sono fin da ragazzina, quando nella mia famiglia di antifascisti diventai anche io un partigiano. Un soldato»).






 Insieme al rifiuto della guerra cresce dentro di lei l’amore per la letteratura,
 ed è così forte da portarla a disubbidire all’adorata madre, come racconta nella Rabbia e l’Orgoglio:
«Sa, quand’ero bambina dormivo nella Stanza dei Libri.
Nome che i miei amati e squattrinati genitori davano a un salottino stracolmo di libri
 comprati faticosamente a rate.
Sopra lo scaffale del minuscolo divano da me chiamato il mio letto c’era un librone
con una dama velata che mi guardava dalla copertina.
Una sera lo ghermii e... La mamma non voleva.
 Appena se ne accorse, me lo tolse di mano. “Vergogna! Questa non è roba da bambini!”
 Ma poi me lo restituì. “Leggi, leggi. Va bene lo stesso.”
Così Le Mille e una Notte divennero le fiabe della mia fanciullezza e
da allora fanno parte del mio patrimonio libresco».







A stregarla è Jack London. Scrittore e giornalista, quell’uomo che per mantenere vivo il sogno della scrittura lavorò come cameriere e cercatore d’oro diventa per lei un esempio da seguire a tutti i costi.
 Oriana affronta dapprima la lettura di Martin Eden, e in seguito si abbandona al Richiamo della foresta,
libro del quale, ormai giornalista affermata, avrebbe scritto un’introduzione per la Bur:
«Non ricordo chi mi dette quel libro. Forse mio padre, forse mia madre.
Ma ricordo che aveva la copertina rossa e che stava, insieme a molti altri libri dalla copertina rossa,
 in un mobile con gli sportelli di vetro.
 I libri, a quel tempo, erano i miei balocchi. E il mobile con gli sportelli di vetro
 era il mio paradiso proibito perché la mamma non mi permetteva di aprirlo.
 “Sono libri del babbo, sono libri da grandi, non da bambini” diceva. [...]
Nella prima fila c’erano esclusivamente i volumi con la copertina rossa
 e su quelli, non su gli altri, sognavo. Erano belli perché erano misteriosi. [...]
Proprio di fronte al paradiso proibito stava il mio divano-letto, e quel giorno ero malata.
 D’un tratto qualcuno aprì lo sportello, disse leggi-questo-qui,
e un libro con la copertina rossa cadde tra le mie mani.
 Lo afferrai con l’avidità con cui si afferra un regalo atteso troppo a lungo.
Era un libro di Jack London, Il richiamo della foresta.
Lo sfogliai con la delicatezza che si usa quando si tocca un velo. La carta era dura, pesante, quasi un cartoncino [...]».






A scuola Oriana è un’ottima studentessa.
 Promossa sempre con il massimo dei voti, dopo l’Istituto magistrale
si iscrive al Liceo Classico Galileo Galilei dove forgia il suo carattere e la sua grinta
(«In condotta però davo problemi. Non perché mancassi di rispetto verso i professori ma perché polemizzavo spesso con loro.
 In terza liceo fondai e capeggiai un movimento studentesco chiamato “Unione Studenti”: US. [...]
 Volevamo, infatti, fare un sindacato degli studenti»).
 Nonostante alcune difficoltà nelle materie scientifiche (matematica e fisica),
 con un anno di anticipo si presenta all’esame di maturità;
 alla prova scritta di italiano consegna un tema fortemente polemico,
Il concetto di patria dalla Polis greca a oggi.
I professori si dividono, ne scaturisce uno scontro di vedute,
 ma tra i conservatori che optano per l’insufficienza
 e i più illuminati che scorgono del genio in quello scritto, sono i secondi a spuntarla.
Votazione: 10 –.
Da quel momento la scrittura diventa la sua vita.



( continua giovedì 14 marzo)

( Fonte e fotografie dal web )



mercoledì 6 marzo 2013

I fiocinini di Comacchio esempio di solidarietà




Per parlare storicamente dell'anguilla dobbiamo scomodare Napoleone
che il 17 ottobre 1797 con firma del trattato di Campoformido
( Campoformio per dirlo alla veneta), vedeva rinsaldata la Repubblica Cisalpina che comprendeva anche i territori a sinistra del fiume Reno, e dunque le Valli di Comacchio
patria indiscussa dello squisito pesce tipicamente serpentiforme.






In quella occasione la popolazione di Comacchio
vide riconosciuta l'anguilla come proprietà comune dell'intera
collettività per suo " sfamo e sostentamento "






Non mancavano ovviamente pene severe per coloro che avessero pescato
senza autorizzazione o, peggio, senza rispettare le ferree norme
che regolavano i tempi e i modi della loro cattura.






Il ritorno del governo papale, i Savoia con l'unità d'Italia e 
l'attuale Repubblica non modificarono sostanzialmente
la vita difficile ma entusiasmante della popolazione comacchiese,
anche se subito dopo la seconda guerra mondiale
accadde qualcosa di molto particolare.






Per quel che si credeva potesse essere un sistema atto a regolamentare
l'attività di piscicoltura, venne infatti creata una società municipalizzata
denominata " Azienda Valli Comunali "
Di fatto l'Azienda aveva il diritto esclusivo di pesca e 
chiunque non appartenente all'Azienda stessa fosse stato trovato
a pescare, doveva essere denunciato e condannato per furto.





Inutile dire che tra la fine degli anni 40 del secolo scorso e gran parte
dei due decenni successivi, la fame a Comacchio ( come peraltro
nel resto del Paese )era ancora ben presente e molti
rischiarono la prigione per un po' di pesce.






Succedeva però che una volta sorpresi i " fiocinini " ( così venivano chiamati i pescatori
di frodo), uno di essi si sacrificasse per farsi arrestare, 
liberando tutti gli altri che se la filavano per i canali.






Famoso divenne all'epoca Policronio Nordi, patriarca dei fiocinini
e padre di 12 figli, che ad ottant'anni aveva collezionato
altrettanti arresti.





Va da sè che i congiunti dell'arrestato di turno venissero sostenuti
economicamente dagli altri fiocinini rimasti liberi per tutte le
esigenze familiari fino alla sua scarcerazione ed accadeva anche che 
le forze dell'ordine incaricate, conscie del danno provocato alla povera gente,
spesso liberassero di notte l'arrestato perchè si riunisse agli altri
per poi farlo rientrare in cella alle prime luci dell'alba.






All'inizio degli anni 70 una sentenza della Pretura di Ferrara
assolveva i fiocinini perchè " il fatto non è preveduto dalla legge
come reato ", sentenza che la Corte D'Appello di Bologna confermò in seguito.






Storie di un tempo che fu ma per coraggio e solidarietà
storie che oggi dovremmo ricordare con sempre
maggiore frequenza.





( Sergio De Benedetti, Libero del 08 novembre 2012 )
( fotografie dal web )

















martedì 5 marzo 2013

Notte stellata, Van Gongh




" Nelle notti di malinconica solitudine
aiuta molto poter levare
gli occhi alle stelle
e vedervi, non delle scaglie di ghiaccio
incandescente, ma le luci
delle finestre di casa."

( S.Savage, Firmino )
( V. Van Gongh, Notte stellata )

lunedì 4 marzo 2013

Quarantacinquesimo e quarantaseiesimo premio e tre regali bellissimi!




Ho ricevuto un premio che mi ha veramente fatta felice
L'amica  RobbyRoby
mi ha assegnato questo premio con una bellissima motivazione


" Dono ad Antonella il premio amici animali 2013 perchè 
con il suo post mi ha commosso, mi ha fatto emozionare. "

Si riferiva al post che ho scritto sulla morte del cane Tobby
che non è riuscito a sopravvivere alla morte della sua umana
e l'ha raggiunta sul Ponte dell'Arcobaleno.

Il premio non ha regole è un premio che ha creato lei 
e lo assegna a chi con uno scritto e delle fotografie la fa emozionare.

Grazie Robby e con me ti ringraziano anche Platone  e Cassandra
e per rendere più completo il loro ringraziamento
ti "regalano" questa fotografia.





****************



L'altro premio l'ho ricevuto da Beatrice
con questa bella motivazione.



" E come blog cui donare il premio stavolta mi prendo una licenza e lo dedico ad Antonella, autrice de Il tempo ritrovato, per la nostra amicizia che ogni giorno fiorisce sui nostri blog. "






Le regole di questo premio sono poche e semplici:
1) Ringraziare chi ha conferito il premio
2) Mettere il premio nel blog (nella sidebar o in uno spazio dedicato ai premi)
3) Scegliere 5 blog a cui donarlo (e avvertirli di averli premiati)

Grazie Beatrice di questo bel premio che ho gradito
tantissimo, come ti ho detto sono piccole cose che
riescono a rasserenare una giornata e a scaldare il cuore.

Come segno di ringraziamento ma soprattutto di amicizia
ti dedico questa fotografia.





Io dono questo premio a  Melinda
perchè un  po' per volta mi fa riscoprire il grande
Fabrizio De Andrè
che avevo un po' accantonato,
per i suoi stupendi post sulle Cattedrali d'Italia,
e perchè lei è una bellissima persona.



Ho poi ricevuto questo grande grazie da Korè
lei ringrazia Audrey e me perchè abbiamo pubblicato
il suo racconto


ma in realtà siamo noi che ringraziamo lei
per averci permesso di pubblicarlo.





Poi ho ricevuto dei bellissimi regali
Il primo da  Audrey che mi ha donato, in occasione
della Festa del Gatto
questa simpaticissima immagine.
Grazie Audrey, amica carissima!






E infine ringrazio veramente tanto e dal profondo del cuore 
il mio giovane amico  Xavier
che ha avuto nei miei confronti un pensiero delicatissimo
regalandomi questo bellissimo wall 
 che avrete già avuto modo di ammirare in apertura del mio blog
e il dolcissimo banner abbinato.
Guardate che meraviglia:







Grazie Xavier!

GRAZIE A TUTTI!








domenica 3 marzo 2013

Sos orchidee!




Sabato scorso la mia amica Gloria 
mi ha regalato questa bellissima orchidea bianca.
Come vi ho già più volte raccontato purtroppo io sono
munita di pollice nero e non riesco a coltivare niente.
A quest'orchidea però ci tengo tanto perchè voglio molto bene
all'amica che me l' ha regalata e poi anche perchè la trovo
particolarmente bella.
Qualcuno di voi mi aiuta spiegandomi cosa devo fare?





Per esempio io le avrei cambiato subito il vaso
perchè mi fa pena in quel vasetto piccolo dove è interrata...
mi hanno detto che assolutamente non lo devo fare!
So che molti di voi amano i fiori e sono bravissimi  a coltivarli,
mi date una mano a non far morire questo fiore meraviglioso?

GRAZIE!!!






sabato 2 marzo 2013

Liberazione, Sandor Marai




Dicembre 1944. L'armata rossa, che già dall'inizio di novembre
è arrivata alla periferia di Budapest, sta per completare
l'accerchiamento della città.
L'antivigilia di Natale una ragazza di 25 anni, Erzsebet, che già mesi vive braccata,
sotto falsa identità, riesce a trovare un estremo nascondiglio per il padre:
il vecchio, un celebre scienziato a cui gli squadroni fascisti delle croci frecciate
danno la caccia, verrà murato, insieme ad altre 5 persone,
in una cantina grande quanto una dispensa.
Erzsebet, invece, scenderà nello scantinato del palazzo dove vive,
insieme a tutti gli abitanti di quello e di altri palazzi dei dintorni.
Ci rimarranno per quattro settimane, quanto durerà il terribile assedio,
mentre sopra le loro teste infuriano i combattimenti.
In quel mondo sotterraneo maleodorante e caotico, in una promiscuità
" da porcile ", mentre tra la gente ammassata sui materassi si scatenano tensioni
sempre più acute, Erzsebet aspetta "qualcosa "
qualcosa che si riassume in una parola: liberazione.
Tra poco i russi saranno qui , pensa, e tutto cambierà.
Finalmente, nella notte tra il 18 e il 19 gennaio, vedrà la sagoma del primo russo
stagliarsi sotto la porta: 
ma quell'incontro sarà ben diverso da come se l'era immaginato.


Con Liberazione Marai ci ha lasciato una testimonianza bruciante
dell'orrore che un'intera città, la sua,
aveva vissuto in quei mesi, assediata dai sovietici,
bombardata dagli Alleati e sottoposta ai rabbiosi rastrellamenti
degli sconfitti.
Nè , quando scriveva le ultime righe del libro nel settembre 1945 
si faceva più illusioni sul regime che l'armata rossa era venuta ad instaurare
nel suo Paese.

Un piccolo assaggio:

" In questi 10 mesi Erzsebet ha imparato che si può entrare in contatto con le persone anche senza
parlare. In dieci mesi e nel caos degli ultimi ventiquattro giorni e notti, ha imparato
che c'è un modo di entrare in contatto tra esseri umani più percettivo e affidabile della parola,
fatto di sguardi, silenzi, gesti, e messaggi ancora più sottili; è il modo in cui un essere umano nel suo
intimo risponde al richiamo di un altro, quella silenziosa complicità che nel momento del pericolo
dà alla muta domanda  una risposta più inequivocabile di qualsiasi confessione o argomentazione, e il cui senso è semplicemente questo: io sono dalla tua parte, anch'io la penso così, condivido la tua
preoccupazione, noi due siamo d'accordo..."

venerdì 1 marzo 2013

Marzo




Come è dolce la siepe
che nasconde un abile nido,
E dissimula un tordo paziente
Dagli occhi vivaci,
con cinque piccoli mondi
Sotto il suo petto chiazzato!

Benchè la vita si avvicini,
 Giorno dopo giorno,
Ogni sfera lei ama,
Anche se muta e immobile,
e la bellezza del suo petto
Lentamente si consuma.

Alla fine, i sottili gusci azzurri
S'incrinano,
L'esistenza si sveglia e cinguetta
In un uccello
E cosa come una musica infantile
Sgorga nel mondo.

E adesso madre - tordo
E' orgogliosa e felice, 
Lei ha il suo cottage
E i suoi piccoli graziosi
Da nutrire e cullare quando i cieli, a occidente,
Volgono al grigio.

( Norman Gale, da Il diario di campagna di una Signora
inglese del primo novecento )

Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")