sabato 22 dicembre 2012

Aspettando Natale. Ricordi, come sarà il nostro Natale: il ricordo del passato e il sogno del presente

IL MIO NATALE






Ed è venuto il momento di parlare  di me, 
del mio tempo di Natale.
e già mi manca il fiato perchè il mio Natale
come tutti i Natali di tutti gli uomini è un misto  di dolcezza
e di malinconia e anche di rimpianto
per chi non potrò mai più avere accanto.






Le luci di Natale, le musiche, i profumi tutto contribuisce  a creare un'atmosfera
che sa di magia e di ricordi e si sa i ricordi, 
anche i più felici, hanno sempre intorno a loro una leggera nebbia
che ha il sapore di una tristezza molto dolce e stemperata.
Credo che sia proprio questo che mi fa amare così tanto questo periodo dell'anno
con le sue feste così intime, le sue giornate corte,
le tazze di tè fortemente speziato, il piacere di restare in casa 
a godersi la propria famiglia e a crogiolarsi nei ricordi
che sì, qualche lacrima ogni anno la strappano
ma in modo molto , molto dolce.





Credo che ogni famiglia abbia le proprie
personalissime tradizioni,
certamente per la mia famiglia Natale ha sempre rappresentato
un momento importante sotto tanti punti di vista. E allora raccontiamoceli questi Natali!
Quando ero piccola tutto era un mistero, bisognava comportarsi bene, almeno l'ultimo mese,
ma in realtà noi eravamo sempre dei bravi bambini.






Eravamo anche bambini fortunati, avevamo tantissimi regali, e sopratutto 
una famiglia che era capace a creare la vera atmosfera
del Natale.
L'8 dicembre come in tutte le famiglie italiane si faceva l'albero 
sempre in sala da pranzo e uno anche sul balcone
poi la mamma decorava le finestre e le porte di casa
e si appendeva il calendario dell'Avvento.







Dei profumi che giorni prima del Natale si spandevano per casa,
degli arrosti e dei dolci di miele,
opera di mio papà,vi ho già parlato. Man mano che i giorni passavano 
tutto lo spazio sotto l'albero si riempiva di pacchi e pacchettini
regali dei clienti di mio papà.
I nostri regali facevano la loro comparsa solo la notte del 24 dopo che noi eravamo
andati a dormire.






Adesso me li immagino i miei genitori
che nel corso della notte facevano tutto questo spostamento 
di pacchetti, erano veramente tanti, eravamo una grande famiglia e 
tutti facevano un regalo o anche due,
Poi chiudevano a chiave la sala da pranzo e al mattino....
venivano svegliati all'alba dalla nostra impazienza....
ma la porta della sala da pranzo era sempre chiusa a chiave...
si apriva solo dopo che eravamo vestiti, avevamo fatto colazione,
ed erano arrivate la nonna, la bisnonna e la prozia,
a quel punto la porta si apriva...ed era il paradiso per grandi e piccoli.






Poi il candore della tovaglia ricamata e con il pizzo al tombolo
( ragazzi, mi viene da piangere!)
che adesso uso io
e il pranzo, tutti eleganti con i vestitini nuovi.






Pomeriggio di Natale,
le bambole nuove, il trenino,





passano gli anni ...
Pomeriggio di Natale, una catena d'oro,
la gonna corta, le calze colorate,
pomeriggio di Natale, non ci sono più nonna, bis nonna e prozia, un ciondolo di granati,
i libri che ti cambiano la vita,
maglioncino dolcevita...sta sera però si festeggia con gli amici.






Pomeriggio di Natale,
vivo da sola a Milano ma sono sempre a casa per Natale,
ho un nuovo taglio di capelli
e un fidanzato che mi regala l'anello,
lo contemplo in cucina con la mia mamma,
pomeriggi di Natale che si interrompono alle sei di sera:
ogni anno siamo andati tutti insieme a messa e poi a casa
a vivere la serata più dolce dell'anno.






Pomeriggio di Natale, una volpe argentata,
sono sposata, sono felice
ho il mondo in mano.
Non vado più a messa alle sei di sera ma alla mezzanotte della vigilia.





Pomeriggio di Natale
ho steso io la tovaglia bianca col pizzo
sul tavolo di casa mia, siamo  tristi
la mia mamma non c'è più.
Passa qualche anno...
Pomeriggio di Natale,
non c'è più nemmeno il mio papà.






Pomeriggi di Natale,
ci sono di nuovo bambini, piccoli cuccioli dei miei cugini, che corrono per casa,
che aspettano di vedere i regali,
è diventato più facile scambiarsi gli auguri telefonicamente con gli zii
in Argentina,
le tovaglie non sono più bianche
ma si colorano di rosso.










Pomeriggio di Natale, 
un Natale infelice, mi è successo qualche cosa di veramente brutto,
mi fanno compagnia i Pooh,
la depressione mi mangia la vita...






Pomeriggio di Natale, io ce l'ho fatta,
io sono di nuovo felice,
trascorro i natali con la mia famiglia,
respiro cannella e miele,
e l'odore della torta di mele nel forno,
rispolvero vecchie tradizioni e ne creo di mie






Pomeriggio di Natale...
vale la pena di vivere anche solo per 
questa dolcezza!






Ho sparigliato un po' le carte, ho cambiato le regole
l'albero e il presepio adesso 
si fanno al primo dicembre, perchè per il compleanno di mio marito voglio
che sia già Natale.
Come facevano i miei genitori anch'io metto tutti i pacchetti intorno 
all'albero...






Anch'io e mio marito ci alziamo di notte per metterci l'uno all'altro
l'ultimo pacchettino di nascosto.






Anche noi allunghiamo il più possibile la cerimonia del mattino di Natale
e come bambini seduti per terra, con i nostri cani,
ci scambiamo i regali.






Abbiamo sparigliato ancora di più l'anno scorso in occasione 
dei festeggiamenti per l'unità  d'Italia, nella vetrina di un negozio vuoto
di mia sorella di alberi ne abbiamo fatti 
addirittura tre.






Addobbo con gioia la mia casa, come vi ho raccontato 
precedentemente le feste dell'8 dicembre le passo con parte della mia famiglia
a Milano,
è un periodo magico, un periodo in cui rifletto molto
penso a tutti i lamenti che faccio durante l'anno e comprendo quanto, alla fine ,
io sia fortunata.






In questo dolcissimo dicembre abbiamo ogni anno 
tanti amici e tanti paranti intorno a noi, festeggiamo mio marito e mio zio che compiono gli anni,
ho rimesso in piedi la tradizione di Santa Lucia e noi cugini ceniamo insieme...,
le tovaglie sono d'oro e d'argento...








Adoro apparecchiare le tavola per le feste, adoro ospitare parenti e amici in casa mia,
mi piacciono i lunghi pomeriggi con la tazza del tè bollente in mano
e tante chiacchiere...certi amici, certi cugini li vediamo solo a Natale
c'è la vita da raccontarsi.






Ho creato la tradizione del libro, di cui vi ho già parlato,
festeggio l'anno nuovo e la Befana
baciando mio marito sotto il vischio e appendendo la calza al camino.
Riempio la casa di profumo di cannella e chiodi di garofano, 
la riempio di musica natalizia.






Guardo film di Natale, guardo i dvd dei Natali passati,
 vado a visitare i presepi nei vecchi borghi.
Adoro gli addobbi di ghiaccio con cui nonno gelo adorna i tetti delle case,
mi riempio d'incanto nelle montagne d'inverno,
corro nella neve con i miei cani ringrazio il cielo
che alla fine di tutto,
nonostante la crisi, la politica, le profezie
l'Europa e tutto il resto,
alla fine arriva Natale...!






Vi invito a passare da Audrey, anche lei ci ha raccontato il suo Natale,
per leggere Clicca qui






Mi permetto di rubare ancora un minuto del vostro tempo.
questo è il mio ultimo post prima di Natale
voglio augurare a tutti voi un sereno Natale
e vorrei che sotto l'albero ci sia per tutti la serenità
di cui abbiamo bisogno.






Ancora una cosa
mando il mio pensiero e il mio abbraccio
ai nostri due marò che dopo tanti mesi
sono, temporaneamente, rientrati in Italia.
A loro l'augurio di poter ritornare a casa in modo definitivo
il più presto possibile.







A conclusione di ogni post troverete un wallpaper e per realizzarlo ci siamo rivolte a un esperto quale è 
Xavier autore dei blog



il quale in sintonia con lo spirito di collaborazione di questi post
ha accettato di accompagnarci per queste settimane.
Quindi da qui a Natale ogni settimana troverete in chiusura del post
una sua creazione e una nostra frase augurale.










venerdì 21 dicembre 2012

Gli auguri di Cassandra e Platone




Cassandra e Platone 
vi augurano
Buon Natale!





Abbiamo dovuto farvi gli auguri in anticipo perchè poi la
nostra umana ha bisogno del blog!


AUGURI!!!


giovedì 20 dicembre 2012

Angelo musicante, Melozzo da Forlì




" Sei disposto a credere che l'amore
sia la cosa più forte del mondo
- più forte della morte -
e che la vita benedetta che è nata
a Betlemme duemila anni fa
sia l'immagine di luminosità dell'amore eterno?
Allora puoi festeggiare il Natale."
( H.Van Dyke )
( Melozzo da Forlì, Angelo musicante)

mercoledì 19 dicembre 2012

Storie di Natale, Il dono di Natale di Grazia Deledda



Il dono di Natale 
di Grazia Deledda



I cinque fratelli Lobina, tutti pastori, tornavano dai loro ovili, per passare la notte di Natale in famiglia.
Era una festa eccezionale, per loro, quell'anno, perché si fidanzava la loro unica sorella, con un giovane molto ricco.
Come si usa dunque in Sardegna, il fidanzato doveva mandare un regalo alla sua promessa sposa, e poi andare anche lui a passare la festa con la famiglia di lei.
E i cinque fratelli volevano far corona alla sorella, anche per dimostrare al futuro cognato che se non erano ricchi come lui, in cambio erano forti, sani, uniti fra di loro come un gruppo di guerrieri.
Avevano mandato avanti il fratello più piccolo, Felle, un bel ragazzo di undici anni, dai grandi occhi dolci, vestito di pelli lanose come un piccolo San Giovanni Battista; portava sulle spalle una bisaccia, e dentro la bisaccia un maialetto appena ucciso che doveva servire per la cena.
Il piccolo paese era coperto di neve; le casette nere, addossate al monte, parevano disegnate su di un cartone bianco, e la chiesa, sopra un terrapieno sostenuto da macigni, circondata d'alberi carichi di neve e di ghiacciuoli, appariva come uno di quegli edifizi fantastici che disegnano le nuvole.
Tutto era silenzio: gli abitanti sembravano sepolti sotto la neve.






Nella strada che conduceva a casa sua, Felle trovò solo, sulla neve, le impronte di un piede di donna, e si divertì a camminarci sopra. Le impronte cessavano appunto davanti al rozzo cancello di legno del cortile che la sua famiglia possedeva in comune con un'altra famiglia pure di pastori ancora più poveri di loro. Le due casupole, una per parte del cortile, si rassomigliavano come due sorelle; dai comignoli usciva il fumo, dalle porticine trasparivano fili di luce.
Felle fischiò, per annunziare il suo arrivo: e subito, alla porta del vicino si affacciò una ragazzina col viso rosso dal freddo e gli occhi scintillanti di gioia.
- Ben tornato, Felle.
- Oh, Lia! - egli gridò per ricambiarle il saluto, e si avvicinò alla porticina dalla quale, adesso, con la luce usciva anche il fumo di un grande fuoco acceso nel focolare in mezzo alla cucina.
Intorno al focolare stavano sedute le sorelline di Lia, per tenerle buone la maggiore di esse, cioè quella che veniva dopo l'amica di Felle, distribuiva loro qualche chicco di uva passa e cantava una canzoncina d'occasione, cioè una ninnananna per Gesù Bambino.
- Che ci hai, qui? - domandò Lia, toccando la bisaccia di Felle. - Ah, il porchetto. Anche la serva del fidanzato di tua sorella ha già portato il regalo. Farete grande festa voi, - aggiunse con una certa invidia; ma poi si riprese e annunziò con gioia maliziosa: - e anche noi!
Invano Felle le domandò che festa era: Lia gli chiuse la porta in faccia, ed egli attraversò il cortile per entrare in casa sua.






In casa sua si sentiva davvero odore di festa: odore di torta di miele cotta al forno, e di dolci confezionati con buccie di arance e mandorle tostate. Tanto che Felle cominciò a digrignare i denti, sembrandogli di sgretolare già tutte quelle cose buone ma ancora nascoste.
La sorella, alta e sottile, era già vestita a festa; col corsetto di broccato verde e la gonna nera e rossa: intorno al viso pallido aveva un fazzoletto di seta a fiori; ed anche le sue scarpette erano ricamate e col fiocco: pareva insomma una giovane fata, mentre la mamma, tutta vestita di nero per la sua recente vedovanza, pallida anche lei ma scura in viso e con un'aria di superbia, avrebbe potuto ricordare la figura di una strega, senza la grande dolcezza degli occhi che rassomigliavano a quelli di Felle.
Egli intanto traeva dalla bisaccia il porchetto, tutto rosso perché gli avevano tinto la cotenna col suo stesso sangue: e dopo averlo consegnato alla madre volle vedere quello mandato in dono dal fidanzato. Sì, era più grosso quello del fidanzato: quasi un maiale; ma questo portato da lui, più tenero e senza grasso, doveva essere più saporito.
- Ma che festa possono fare i nostri vicini, se essi non hanno che un po' di uva passa, mentre noi abbiamo questi due animaloni in casa? E la torta, e i dolci? - pensò Felle con disprezzo, ancora indispettito perché Lia, dopo averlo quasi chiamato, gli aveva chiuso la porta in faccia.

Poi arrivarono gli altri fratelli, portando nella cucina, prima tutta in ordine e pulita, le impronte dei loro scarponi pieni di neve, e il loro odore di selvatico. Erano tutti forti, belli, con gli occhi neri, la barba nera, il corpetto stretto come una corazza e, sopra, la mastrucca .
Quando entrò il fidanzato si alzarono tutti in piedi, accanto alla sorella, come per far davvero una specie di corpo di guardia intorno all'esile e delicata figura di lei; e non tanto per riguardo al giovine, che era quasi ancora un ragazzo, buono e timido, quanto per l'uomo che lo accompagnava. Quest'uomo era il nonno del fidanzato. Vecchio di oltre ottanta anni, ma ancora dritto e robusto, vestito di panno e di velluto come un gentiluomo medioevale, con le uose di lana sulle gambe forti, questo nonno, che in gioventù aveva combattuto per l'indipendenza d'Italia, fece ai cinque fratelli il saluto militare e parve poi passarli in rivista.
E rimasero tutti scambievolmente contenti.
Al vecchio fu assegnato il posto migliore, accanto al fuoco; e allora sul suo petto, fra i bottoni scintillanti del suo giubbone, si vide anche risplendere come un piccolo astro la sua antica medaglia al valore militare. La fidanzata gli versò da bere, poi versò da bere al fidanzato e questi, nel prendere il bicchiere, le mise in mano, di nascosto, una moneta d'oro.
Ella lo ringraziò con gli occhi, poi, di nascosto pure lei, andò a far vedere la moneta alla madre ed a tutti i fratelli, in ordine di età, mentre portava loro il bicchiere colmo.
L'ultimo fu Felle: e Felle tentò di prenderle la moneta, per scherzo e curiosità, s'intende: ma ella chiuse il pugno minacciosa: avrebbe meglio ceduto un occhio.
Il vecchio sollevò il bicchiere, augurando salute e gioia a tutti; e tutti risposero in coro.
Poi si misero a discutere in un modo originale: vale a dire cantando. Il vecchio era un bravo poeta estemporaneo, improvvisava cioè canzoni; ed anche il fratello maggiore della fidanzata sapeva fare altrettanto.
Fra loro due quindi intonarono una gara di ottave, su allegri argomenti d'occasione; e gli altri ascoltavano, facevano coro e applaudivano.






Fuori le campane suonarono, annunziando la messa.
Era tempo di cominciare a preparare la cena. La madre, aiutata da Felle, staccò le cosce ai due porchetti e le infilò in tre lunghi spiedi dei quali teneva il manico fermo a terra.
- La quarta la porterai in regalo ai nostri vicini - disse a Felle: - anch'essi hanno diritto di godersi la festa.
Tutto contento, Felle prese per la zampa la coscia bella e grassa e uscì nel cortile.
La notte era gelida ma calma, e d'un tratto pareva che il paese tutto si fosse destato, in quel chiarore fantastico di neve, perché, oltre al suono delle campane, si sentivano canti e grida.
Nella casetta del vicino, invece, adesso, tutti tacevano: anche le bambine ancora accovacciate intorno al focolare pareva si fossero addormentate aspettando però ancora, in sogno, un dono meraviglioso.
All'entrata di Felle si scossero, guardarono la coscia del porchetto che egli scuoteva di qua e di là come un incensiere, ma non parlarono: no, non era quello il regalo che aspettavano. Intanto Lia era scesa di corsa dalla cameretta di sopra: prese senza fare complimenti il dono, e alle domande di Felle rispose con impazienza:
- La mamma si sente male: ed il babbo è andato a comprare una bella cosa. Vattene.
Egli rientrò pensieroso a casa sua. Là non c'erano misteri né dolori: tutto era vita, movimento e gioia. Mai un Natale era stato così bello, neppure quando viveva ancora il padre: Felle però si sentiva in fondo un po' triste, pensando alla festa strana della casa dei vicini.

Al terzo tocco della messa, il nonno del fidanzato batté il suo bastone sulla pietra del focolare.
- Oh, ragazzi, su, in fila.
E tutti si alzarono per andare alla messa. In casa rimase solo la madre, per badare agli spiedi che girava lentamente accanto al fuoco per far bene arrostire la carne del porchetto.
I figli, dunque, i fidanzati e il nonno, che pareva guidasse la compagnia, andavano in chiesa. La neve attutiva i loro passi: figure imbacuccate sbucavano da tutte le parti, con lanterne in mano, destando intorno ombre e chiarori fantastici. Si scambiavano saluti, si batteva alle porte chiuse, per chiamare tutti alla messa.
Felle camminava come in sogno; e non aveva freddo; anzi gli alberi bianchi, intorno alla chiesa, gli sembravano mandorli fioriti. Si sentiva insomma, sotto le sue vesti lanose, caldo e felice come un agnellino al sole di maggio: i suoi capelli, freschi di quell'aria di neve, gli sembravano fatti di erba. Pensava alle cose buone che avrebbe mangiato al ritorno dalla messa, nella sua casa riscaldata, e ricordando che Gesù invece doveva nascere in una fredda stalla, nudo e digiuno, gli veniva voglia di piangere, di coprirlo con le sue vesti, di portarselo a casa sua.
Dentro la chiesa continuava l'illusione della primavera: l'altare era tutto adorno di rami di corbezzolo coi frutti rossi, di mirto e di alloro: i ceri brillavano tra le fronde e l'ombra di queste si disegnavano sulle pareti come sui muri di un giardino.
In una cappella sorgeva il presepio, con una montagna fatta di sughero e rivestita di musco: i Re Magi scendevano cauti da un sentiero erto, e una cometa d'oro illuminava loro la via.
Tutto era bello, tutto era luce e gioia. I Re potenti scendevano dai loro troni per portare in dono il loro amore e le loro ricchezze al figlio dei poveri, a Gesù nato in una stalla; gli astri li guidavano; il sangue di Cristo, morto poi per la felicità degli uomini, pioveva sui cespugli e faceva sbocciare le rose; pioveva sugli alberi per far maturare i frutti.
Così la madre aveva insegnato a Felle e così era.
- Gloria, gloria - cantavano i preti sull'altare: e il popolo rispondeva:
- Gloria a Dio nel più alto dei cieli.
E pace in terra agli uomini di buona volontà.
Felle cantava anche lui, e sentiva che questa gioia che gli riempiva il cuore era il più bel dono che Gesù gli mandava.





All'uscita di chiesa sentì un po' freddo, perché era stato sempre inginocchiato sul pavimento nudo: ma la sua gioia non diminuiva; anzi aumentava. Nel sentire l'odore d'arrosto che usciva dalle case, apriva le narici come un cagnolino affamato; e si mise a correre per arrivare in tempo per aiutare la mamma ad apparecchiare per la cena. Ma già tutto era pronto. La madre aveva steso una tovaglia di lino, per terra, su una stuoia di giunco, e altre stuoie attorno. E, secondo l'uso antico, aveva messo fuori, sotto la tettoia del cortile, un piatto di carne e un vaso di vino cotto dove galleggiavano fette di buccia d'arancio, perché l'anima del marito, se mai tornava in questo mondo, avesse da sfamarsi.
Felle andò a vedere: collocò il piatto ed il vaso più in alto, sopra un'asse della tettoia, perché i cani randagi non li toccassero; poi guardò ancora verso la casa dei vicini. Si vedeva sempre luce alla finestra, ma tutto era silenzio; il padre non doveva essere ancora tornato col suo regalo misterioso.

Felle rientrò in casa, e prese parte attiva alla cena.
In mezzo alla mensa sorgeva una piccola torre di focacce tonde e lucide che parevano d'avorio: ciascuno dei commensali ogni tanto si sporgeva in avanti e ne tirava una a sé: anche l'arrosto, tagliato a grosse fette, stava in certi larghi vassoi di legno e di creta: e ognuno si serviva da sé, a sua volontà.
Felle, seduto accanto alla madre, aveva tirato davanti a sé tutto un vassoio per conto suo, e mangiava senza badare più a nulla: attraverso lo scricchiolìo della cotenna abbrustolita del porchetto, i discorsi dei grandi gli parevano lontani, e non lo interessavano più.
Quando poi venne in tavola la torta gialla e calda come il sole, e intorno apparvero i dolci in forma di cuori, di uccelli, di frutta e di fiori, egli si sentì svenire: chiuse gli occhi e si piegò sulla spalla della madre. Ella credette che egli piangesse: invece rideva per il piacere.





Ma quando fu sazio e sentì bisogno di muoversi, ripensò ai suoi vicini di casa: che mai accadeva da loro? E il padre era tornato col dono?
Una curiosità invincibile lo spinse ad uscire ancora nel cortile, ad avvicinarsi e spiare. Del resto la porticina era socchiusa: dentro la cucina le bambine stavano ancora intorno al focolare ed il padre, arrivato tardi ma sempre in tempo, arrostiva allo spiedo la coscia del porchetto donato dai vicini di casa.
Ma il regalo comprato da lui, dal padre, dov'era?
- Vieni avanti, e va su a vedere - gli disse l'uomo, indovinando il pensiero di lui.
Felle entrò, salì la scaletta di legno, e nella cameretta su, vide la madre di Lia assopita nel letto di legno, e Lia inginocchiata davanti ad un canestro.
E dentro il canestro, fra pannolini caldi, stava un bambino appena nato, un bel bambino rosso, con due riccioli sulle tempie e gli occhi già aperti.
- È il nostro primo fratellino - mormorò Lia. - Mio padre l'ha comprato a mezzanotte precisa, mentre le campane suonavano il "Gloria". Le sue ossa, quindi, non si disgiungeranno mai, ed egli le ritroverà intatte, il giorno del Giudizio Universale. Ecco il dono che Gesù ci ha fatto questa notte




lunedì 17 dicembre 2012

Aspettando Natale. A Thai Christmas

Vaty, Antonella, Audrey: tre amiche si vedono per un the, una chiacchiera tira l'altra, e Vaty come sempre ci trasporta nella sua magia regalandoci emozioni
fatte di foto e ricordi.






Siamo arrivate al quarto appuntamento con il nostro "Aspettando il Natale"
ed è un appuntamento importantissimo perchè oggi Audrey ed io ospitiamo sui nostri blog
la nostra cara amica Vaty .
Vaty è una persona stupenda, il tipo di persona che tutti nella vita vorrebbero
poter conoscere, Vaty è un'anima pulita, se non la conoscete ve ne renderete conto 
leggendo quello che lei ci racconta.
Con lei si entra nella favola bella del Natale, in quella favola un po' triste e malinconica
ma alla fine piena di luce e di dolcezza che è la vita.
E allora, adagio, in punta di piedi avvicinatevi a noi,
tre amiche che stanno sorseggiando una tazza di tè speziato, e ascoltate
dalla sua voce il suo racconto di Natale.
Ssssssss, ascoltate!!!

Antonella


******************



Un giorno, mia Nonna si avvicinò a me e, con le lacrime agli occhi, mi disse:
"Sta venendo tua mamma dall'Italia. Ma stavolta non è solo per farti visita.
Ti porterà via con lei, in Italia".


Rimasi senza parole per diversi minuti. Finchè ebbi il coraggio di aprire bocca:
"Ma io non la conosco! Tu Nonna, per me, sei la mamma! Ti prego, non mandarmi via. Prometto che farò sempre la brava d'ora in poi".
Queste furono le mie ultime parole pronunciate in Thailandese. Avevo 6 anni.






Quando arrivai in Italia, non parlai. Piansi solamente. E piansi ogni notte, per 100 notti.
Mi mancava la nonna e sapevo che non l'avrei più rivista.
Mi sentivo sola, in mezzo a persone che non comprendevano la mia lingua, in mezzo a persone che ridevano e scherzavano, in mezzo a persone che non conoscevo.
Il senso dell'abbandono prese il sopravvento.
Così, decisi di chiudermi nel mio silenzio.
Ed ascoltai solo la sottile musica che fluiva in me.








Un giorno, mi ribaltarono. Mi dissero che dovevo smettere con i capricci e con i pianti.
Che dovevo tornare a parlare, ma non in Thai, in Italiano.
Così, da quel giorno, misi da parte le lacrime e presi in mano i libri.
Andai a scuola, dalla Maestra Lucia. 
Una Maestra che si innamorò di me, dei miei occhi tristi, del mio sorriso timido e del mio corpicino esile. 






Mi insegnò a parlare, a leggere, a scrivere.
Mi insegnò la danza e la musica.
E tutti i giorni mi chiese "sei felice?".
Non riuscivo a darle una risposta, però capì che vi era un mondo tutto da scoprire: 
lo studio, il gioco, la danza, la musica.
Non ero felice ma andare a scuola mi rendeva serena






E così, quando giunsero le vacanze natalizie, fui triste.







Il Natale non era nulla per me.

Mentre tutti gioivano, ridevano e cantavano, io me ne stavo in disparte.
E così è stato. Per molti anni.







Oggi, molte cose sono cambiate.
Oggi, grazie alla Maestra Lucia, ho imparato l'italiano. 
E se solo sapesse che oggi sono laureata e che sono diventata mamma, penso che sarebbe orgogliosa di quella piccola alunna Thai con occhi tristi e con sorriso timido che tanto aveva amato.






E così, ogni Natale ripenso a lei.
E sogno di rincontrarla. Sogno che quel giorno mi possa chiedere: "Sei felice?"
Perchè vorrei tanto risponderle:"O sì, lo sono e come, tantissimo."

Vaty


***************






La magia del Natale si nasconde dietro le piccole cose...
Non nei regali, perchè un vestito passa di moda con il tempo,
i giochi alla fine stufano, le cose materiali perdono valore.
Ciò che rende grande il Natale sono le persone che amiamo, le emozioni, i 
piccoli gesti.
Un sorriso è qualcosa che non si scorda facilmente, un abbraccio riscalda il 
cuore,
una frase importante non diventa mai out, l'insegnamento di una persona che ci 
ha trasmesso amore è per sempre.
Con questo post volevamo regalarvi un po' di magia, quella che si dovrebbe 
respirare a Natale, quella magia che 
solo Vaty sa creare con le sue parole e le sue immagini. 
Spesso il Natale porta con se un velo di tristezza, di malinconia o malessere; 
spesso non succede ciò che
ci aspettavamo. Però se si ha la pazienza di aspettare, la forza per resistere 
ed il coraggio per affrontare le ostilità;
scoprirete che Natale può arrivare cosi per caso in un giorno qualunque della 
vostra vita.
Questo post è frutto di una grande amicizia, anche se le nostre 3 paia di mani 
sono lontane, i nostri 3 cuori sono vicini;
talmente vicini da averci dato la possibilità di trovarci nel caos del web e 
regalarci un attimo virtuale di semplicità.
Quella di 3 amiche che si danno appuntamento per un caffè, che discutono 
esaltando momenti di riflessione e attimi di
felicità...quella felicità arrivata da un incontro casuale che ha unito le 
loro vite.
Il Natale Thai è questo: magia, suoni soavi, profumo di zenzero e cannella, 
foto incantevoli, amicizia pura e parole piene di sentimento.

                                                                                                                                                            
Audrey








A conclusione di ogni post troverete un wallpaper e per realizzarlo ci siamo rivolte a un esperto quale è
Xavier autore dei blog




il quale in sintonia con lo spirito di collaborazione di questi post
ha accettato di accompagnarci per queste settimane.
Quindi da qui a Natale ogni settimana troverete in chiusura del post
una sua creazione e una nostra frase augurale.




















Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")