domenica 9 dicembre 2012

I miei balocchi/1 Dedicato a Vaty e a Sofia

Visto che ormai siamo in pieno clima di feste
oggi ho deciso di farvi vedere 
i miei balocchi di Natale.
Li ho creati nel corso degli anni, mettendoci un po' di pazienza
e tanto, tanto amore.

Questi sono i Miei balocchi Luminosi, 
li ho realizzati con la foglia oro spennellata in modo irregolare 
con colori trasparenti da vetro.
Per le rifiniture ho utilizzato passamanerie, cordoncini,
nastri animati e grosse murrine 



































Questi invece li ho chiamati " balocchi fagotto",
e devo confessare che mi piacciono tantissimo e soprattutto
mi è piaciuto realizzarli perchè amo giocare con tessuti,
nastri, cordoncini, passamanerie,  pizzi e perline...
























Questo è un piccolo assaggio,  prima di Natale vi farò vedere 
altre piccole cose che ho creato e che mi fa piacere 
condividere con voi.



Con questo post, che dedico alla mia amica Vaty e alla piccola Sofia
in occasione del compleanno del loro bellissimo blog,
partecipo al GIVEAWAY ideato da Vaty per questa specialissima occasione




Per visitare il bellissimo blog di Vaty cliccate qui





giovedì 6 dicembre 2012

Aspettando il natale. Vola leggiadro un canto dal ciel

UNA VOCE BIANCA ARRIVA DALL'ITALIA





Chi ha fatto l’unità d’Italia, o meglio
l’unità culturale e spirituale del popolo italiano? Cavour? Vittorio Emanuele II? La televisione? No. E’ stata fatta ben prima di loro. Per esempio da sant’Alfonso Maria de’ Liguori, autore della prima canzone popolare italiana che è “Tu scendi dalle stelle"

Creando dei canti in dialetto napoletano, sant’Alfonso nel Settecento andava fra i poveri del Regno di Napoli col suo cristianesimo felice e profondamente umano, “insegnava ai ‘lazzari’ i fondamenti del cristianesimo e li rendeva protagonisti dei cerimoniali liturgici”. Una di queste sue canzoni legate alla liturgia del Natale che divenne “famosissima” è “Quanne nascette ninno”, in italiano “Tu scendi dalle stelle” composta nel 1754. Ebbe un tale successo che nel 1769 fu pubblicata in tutto il territorio italiano e cominciò a essere cantata dal popolo, dovunque, dalle Alpi alla Sicilia. Diventò “il primo esempio di canzone italiana”. E anche un modello che dette vita a un genere nuovo di musica popolare.

Grazie ai missionari redentoristi, ispirati a sant’Alfonso, analoghe espressioni musicali nacquero anche al Nord, nei dialetti locali.l'Italia settentrionale ha prodotto, già dal Seicento una lunga serie di ninne-nanne cantate al bambino Gesù, tra le quali le più note sono quelle bergamasche e quelle veneziane, che vanno ad affiancarsi a quelle napoletane, siciliane e sarde. Fra i canti natalizi più popolari si possono indicare così tante filastrocche e nenie natalizie di carattere locale mentre Tu scendi dalle stella è divenuta canzone natalizia universalmente nota e unica in Italia.





Tu scendi dalle stelle,
o Re del cielo,
e vieni in una grotta al freddo e al gelo.

O Bambino mio divino,
io ti vedo qui a tremar;
o Dio beato !
Ah, quanto ti costò l’avermi amato!

A te che sei del mondo
il Creatore,
mancano panni e fuoco, o mio Signore.

Caro eletto pargoletto,
quanto questa povertà
più m’innamora,
Giacché ti fece amor povero ancora.

Tu lasci del Tuo Padre
il Divin Seno
per venir a penar su poco fieno.

Dolce amore del mio cuore
dove amor ti trasportò
o Gesù mio.
Perchè tanto patir? Per amor mio!

Ma se fu Tuo volere
il Tuo patire
Perché vuoi pianger poi, perché vagire?

Sposo mio, amato Dio,
mio Gesù t’intendo sì,
ah mio Signore!
Tu piangi non per duol ma per amore!

Tu piangi per vederti
da me ingrato:
dove sì grande amor, sì poco amato!

O diletto del mio petto,
se già un tempo fu così,
or Te sol bramo!
Caro, non pianger più, ch’io t’amo, t’amo!

Tu dormi o Gesù mio,
ma intanto il cuore
non dorme, no, ma veglia a tutte l’ore.

Deh, mio bello e puro agnello,
a che pensi dimmi tu?
O amore immenso!
A morire per te, rispondi, io penso.

Dunque a morire per me,
Tu pensi o Dio:
e chi altro, fuor di Te, amar poss’io?

O Maria speranza mia,
se poc’amo il Tuo Gesù,
non Ti sdegnare!
Amalo Tu per me, s’io nol so amare






Da sempre la gioia viene manifestata con musica e canti.
In Italia gli zampognari girano suonando canzoni popolari natalizie e canti tradizionali; in altri paesi gruppi di artisti suonano, ballano e cantano, augurando a tutti salute e felicità.
Anche coloro che credono poco nel Natale non riescono a non farsi coinvolgere da melodie suggestive che sentono fin da quando erano bambini...




Quindi nel corso degli anni tantissime sono state le interpretazioni che grandi artisti
hanno dato delle canzoni natalizie alcune particolarmente ben riuscite come il bellissimo lavoro di Bob Dylan:
" Christmas in the Heart" che contiene una splendida interpretazione della famosa Adeate Fideles, canto
popalare irlandese, tradotto poi in latino







Immaginate la mattina del giorno di Natale: cielo terso, aria di neve, rintocchi di campane e tutto quanto. Sì, proprio come nell'epilogo del "Canto di Natale" di Dickens. L'arcigno Ebenezer Scrooge scende in strada con il cuore traboccante di buoni sentimenti, sorridendo felice ai passanti increduli. Immaginate che il burbero Scrooge, per mostrare al mondo i suoi generosi propositi, si metta improvvisamente a cantare, con una voce rauca che risuona per le vie come un latrato festoso: "Glory to the newborn king!". Bene, ecco a voi "Christmas In The Heart".


« Adeste fideles læti triumphantes,
venite, venite in Bethlehem.
Natum videte Regem angelorum.
Venite adoremus (ter)
Dominum.
In grege relicto humiles ad cunas,
vocati pastores adproperant,
et nos ovanti gradu festinemus.
Venite adoremus (ter)
Dominum.

Æterni Parentis splendorem æternum,
velatum sub carne videbimus,
Deum infantem pannis involutum.
Venite adoremus (ter)
Dominum.

Pro nobis egenum et fœno cubantem
piis foveamus amplexibus;
sic nos amantem quis non redamaret?
Venite adoremus (ter)
Dominum. »







Altro bellissimo album, dal mio punto di vista, il " My Christmas" di Andrea Bocelli
che ci porta in un'atmosfera incantata e religiosa nel medesimo tempo
con la splendida interpretazione di
" The Lord's Prayer e di " Angels we have heard  on high"
Fra le canzoni di Natale presenti nel cd di Andrea Bocelli segnaliamo le tradizionali Tu scendi dalle stelle, Silent Night, Adeste Fideles e Jingle Bells e le più moderne White Christmas, The Christmas Song e Santa Claus is coming to Town, tutte cantate in modo mirabile. Particolarmente riusciti i duetti con Mary J. Blige, Natalie Cole, Reba McEntire e Katherine Jenkins.






Oppure la melodica e a tratti un po' scanzonata
interpretazione natalizia di Michael Bublè
.La gamma dei brani da festività è coperta in modo pressoché totale nella tracklist, si va dall'Ave Maria di Schubert a “All I want for Christmas is you” di Mariah Carey, dal classicone “White Christmas” a “Santa Claus is coming to town”. Accanto alla tradizione così ampiamente rispettata, gli elementi di novità si individuano già in ambito soggettivo (duetti con Shania Twain e Thalìa, ad unire idealmente anglosassoni e latini) ma anche per via di un singolo scritto per l'occasione dallo stesso Michael Bublé insieme al fido Alan Chang





Oppure, per me un po' nostalgica di quegli anni, il
cd degli America che ci ripropone 
un Natale in stile Country






Novità di quest'anno l'album di canzoni del repertorio tradizionale che vede Rod Stewart insieme con una lista di ospiti di primissima classe, a cominciare da Michael Bublé, che duetta con Rod in "Winter Wonderland." "We Three Kings" è un duetto con Mary J. Blige, e il brano che dà il titolo all'album "Merry Christmas, Baby" è un duetto con Cee-Lo Green in cui figura il figlio prediletto di New Orleans, Trombone Shorty. In "Let It Snow! Let It Snow! Let It Snow!" compare Dave Koz al sassofono e "What Are You Doing New Year's Eve?" è un sorprendente duetto 'virtuale' con Ella Fitzgerald con la partecipazione di Chris Botti






'Un Natale in più', il nuovo album del cantautore romano. Un vero e proprio racconto fantastico della magia natalizia attraverso poesia e musica.
La nostalgia dei tempi che furono e una carrellata di ricordi del Natale d'infanzia sono racchiusi nel suo album . Claudio Baglioni torna a incantare con un disco che fin dalle sue prime note porta indietro nel tempo, a quegli anni '50 di Montesacro dove egli stesso ha mosso i suoi primi passi da bambino. È un invito sonoro a vivere la magia del Natale nella sua profondità, forse con quello spirito da bambino ormai perduto, ma indimenticato. Un vero e proprio tuffo nel passato, un ritorno alle atmosfere dell'Italia speranzosa di cinquanta anni fa attraverso suoni, orchestrazioni e testi originali.





E, in fine, non si può non nominare la splendida
" Thanks God it's Christmas"
grande tributo al Natale dei Queen.




( Immagini dal web)

Per continuare a leggere da Audrey  clicca qui







A conclusione di ogni post troverete un wallpaper e per realizzarlo ci siamo rivolte a un esperto quale è 
Xavier autore dei blog




il quale in sintonia con lo spirito di collaborazione di questi post
ha accettato di accompagnarci per queste settimane.
Quindi da qui a Natale ogni settimana troverete in chiusura del post
una sua creazione e una nostra frase augurale.















mercoledì 5 dicembre 2012

Storie di Natale, Racconto di Natale di Dino Buzzati



Racconto di Natale
di Dino Buzzati



Tetro e ogivale è l'antico palazzo dei vescovi, stillante salnitro dai muri, rimanerci è un supplizio nelle notti d'inverno. E l'adiacente cattedrale è immensa, a girarla tutta non basta una vita, e c'è un tale intrico di cappelle e sacrestie che, dopo secoli di abbandono, ne sono rimaste alcune pressoché inesplorate. Che farà la sera di Natale - ci si domanda – lo scarno arcivescovo tutto solo, mentre la città è in festa? Come potrà vincere la malinconia? Tutti hanno una consolazione: il bimbo ha il treno e pinocchio, la sorellina ha la bambola, la mamma ha i figli intorno a sé, il malato una nuova speranza, il vecchio scapolo il compagno di dissipazioni, i1 carcerato la voce di un altro dalla cella vicina. Come farà l'arcivescovo? Sorrideva lo zelante don Valentino, segretario di sua eccellenza, udendo la gente parlare così. L'arcivescovo ha Dio, la sera di Natale. Inginocchiato solo soletto nel mezzo della cattedrale gelida e deserta a prima vista potrebbe quasi far pena, e invece se si sapesse! Solo soletto non è, non ha neanche freddo, né si sente abbandonato. Nella sera di Natale Dio dilaga nel tempio, per l'arcivescovo, le navate ne rigurgitano letteralmente, al punto che le porte stentano a chiudersi; e, pur mancando le stufe, fa così caldo che le vecchie bisce bianche si risvegliano nei sepolcri degli storici abati e salgono dagli sfiatatoi dei sotterranei sporgendo gentilmente la testa dalle balaustre dei confessionali.






Così, quella sera il Duomo; traboccante di Dio. E benché sapesse che non gli competeva, don Valentino si tratteneva perfino troppo volentieri a disporre l'inginocchiatoio del presule. Altro che alberi, tacchini e vino spumante. Questa, una serata di Natale. Senonché in mezzo a questi pensieri, udì battere a una porta. "Chi bussa alle porte del Duomo" si chiese don Valentino "la sera di Natale? Non hanno ancora pregato abbastanza? Che smania li ha presi?" Pur dicendosi così andò ad aprire e con una folata divento entrò un poverello in cenci.

"Che quantità di Dio! " esclamò sorridendo costui guardandosi intorno- "Che bellezza! Lo si sente perfino di fuori.

Monsignore, non me ne potrebbe lasciare un pochino? Pensi, è la sera di Natale. "

"E' di sua eccellenza l'arcivescovo" rispose il prete. "Serve a lui, fra un paio d'ore. Sua eccellenza fa già la vita di un santo, non pretenderai mica che adesso rinunci anche a Dio! E poi io non sono mai stato monsignore."

"Neanche un pochino, reverendo? Ce n'è tanto! Sua eccellenza non se ne accorgerebbe nemmeno!"

"Ti ho detto di no... Puoi andare... Il Duomo è chiuso al pubblico" e congedò il poverello con un biglietto da cinque lire.






Ma come il disgraziato uscì dalla chiesa, nello stesso istante Dio disparve. Sgomento, don Valentino si guardava intorno, scrutando le volte tenebrose: Dio non c'era neppure lassù. Lo spettacoloso apparato di colonne, statue, baldacchini, altari, catafalchi, candelabri, panneggi, di solito così misterioso e potente, era diventato all'improvviso inospitale e sinistro. E tra un paio d'ore l'arcivescovo sarebbe disceso.

Con orgasmo don Valentino socchiuse una delle porte esterne, guardò nella piazza. Niente. Anche fuori, benché fosse Natale, non c'era traccia di Dio. Dalle mille finestre accese giungevano echi di risate, bicchieri infranti, musiche e perfino bestemmie. Non campane, non canti.

Don Valentino uscì nella notte, se n'andò per le strade profane, tra fragore di scatenati banchetti. Lui però sapeva l'indirizzo giusto. Quando entrò nella casa, la famiglia amica stava sedendosi a tavola. Tutti si guardavano benevolmente l'un l'altro e intorno ad essi c'era un poco di Dio.

"Buon Natale, reverendo" disse il capofamiglia. "Vuol favorire?"

"Ho fretta, amici" rispose lui. "Per una mia sbadataggine Iddio ha abbandonato il Duomo e sua eccellenza tra poco va a pregare. Non mi potete dare il vostro? Tanto, voi siete in compagnia, non ne avete un assoluto bisogno."

"Caro il mio don Valentino" fece il capofamiglia. "Lei dimentica, direi, che oggi è Natale. Proprio oggi i miei figli dovrebbero far a meno di Dio? Mi meraviglio, don Valentino."

E nell'attimo stesso che l'uomo diceva così Iddio sgusciò fuori dalla stanza, i sorrisi giocondi si spensero e il cappone arrosto sembrò sabbia tra i denti.





Via di nuovo allora, nella notte, lungo le strade deserte. Cammina cammina, don Valentino infine lo rivide. Era giunto alle porte della città e dinanzi a lui si stendeva nel buio, biancheggiando un poco per la neve, la grande campagna. Sopra i prati e i filari di gelsi, ondeggiava Dio, come aspettando. Don Valentino cadde in ginocchio.

"Ma che cosa fa, reverendo?" gli domandò un contadino. "Vuoi prendersi un malanno con questo freddo?"

"Guarda laggiù figliolo. Non vedi?"

Il contadino guardò senza stupore. "È nostro" disse. "Ogni Natale viene a benedire i nostri campi."

" Senti " disse il prete. "Non me ne potresti dare un poco? In città siamo rimasti senza, perfino le chiese sono vuote. Lasciamene un pochino che l'arcivescovo possa almeno fare un Natale decente."

"Ma neanche per idea, caro il mio reverendo! Chi sa che schifosi peccati avete fatto nella vostra città. Colpa vostra. Arrangiatevi."

"Si è peccato, sicuro. E chi non pecca? Ma puoi salvare molte anime figliolo, solo che tu mi dica di sì."

"Ne ho abbastanza di salvare la mia!" ridacchiò il contadino, e nell'attimo stesso che lo diceva, Iddio si sollevò dai suoi campi e scomparve nel buio.

Andò ancora più lontano, cercando. Dio pareva farsi sempre più raro e chi ne possedeva un poco non voleva cederlo (ma nell'atto stesso che lui rispondeva di no, Dio scompariva, allontanandosi progressivamente).





Ecco quindi don Valentino ai limiti di una vastissima landa, e in fondo, proprio all'orizzonte, risplendeva dolcemente Dio come una nube oblunga. Il pretino si gettò in ginocchio nella neve. "Aspettami, o Signore " supplicava "per colpa mia l'arcivescovo è rimasto solo, e stasera è Natale!"

Aveva i piedi gelati, si incamminò nella nebbia, affondava fino al ginocchio, ogni tanto stramazzava lungo disteso. Quanto avrebbe resistito?

Finché udì un coro disteso e patetico, voci d'angelo, un raggio di luce filtrava nella nebbia. Aprì una porticina di legno: era una grandissima chiesa e nel mezzo, tra pochi lumini, un prete stava pregando. E la chiesa era piena di paradiso.

"Fratello" gemette don Valentino, al limite delle forze, irto di ghiaccioli "abbi pietà di me. Il mio arcivescovo per colpa mia è rimasto solo e ha bisogno di Dio. Dammene un poco, ti prego."

Lentamente si voltò colui che stava pregando. E don Valentino, riconoscendolo, si fece, se era possibile, ancora più pallido.

"Buon Natale a te, don Valentino" esclamò l'arcivescovo facendosi incontro, tutto recinto di Dio. "Benedetto ragazzo, ma dove ti eri cacciato? Si può sapere che cosa sei andato a cercar fuori in questa notte da lupi.




martedì 4 dicembre 2012

Angelo Musicante, Rosso Fiorentino




" E'  Natale ogni volta che sorridi
a un fratello e gli tendi la mano.
E' Natale ogni volta che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E' Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere
per donarlo agli altri."
( Madre Teresa di Calcutta )
( Rosso Fiorentino, Angelo musicante )

lunedì 3 dicembre 2012

I libri dei miei viaggi

Ed eccoci qui con il consueto appuntamento mensile
con la bella iniziativa di Monica autrice di Viaggi e Baci
e questa volta  ci propone un argomento
che sicuramente è nelle mie corde:

I libri dei miei viaggi

e , volendo, ci sarebbe tantissimo da dire e da raccontare.
Quanti viaggi abbiamo sognato leggendo un libro?
E quante volte la lettura di un libro che ci ha particolarmente affascinate
è stata la molla che ci ha fatti decidere
per un viaggio anzichè per un altro?
E ancora, sicuramente sarà successo anche a voi, di decidere di fare un viaggio
e mettere in valigia un romanzo o comunque un libro
che proprio in quei luoghi si svolge
per avere la sensazione meravigliosa di leggere di un Paese
mentre si è in quel Paese?
A me è successo tantissime volte,
i libri sono il mio amore grande, come potrei 
viaggiare senza la loro compagnia?


In Rusia
con Delitto e Castigo

Mi ricordo come se fosse oggi la sera in cui mio marito
è rincasato con i biglietti per un viaggio in Russia,
la prima cosa che ho pensato è stata... " Delitto e castigo "
E' in assoluto il libro che amo di più
ed è la prima cosa che ho messo in valigia
quando siamo partiti per San Pietroburgo
e per la crociera sul Volga fino a Mosca.
A  San Pietroburgo e poi durante tutto la navigazione ho riletto il grande capolavoro di
Dostoevskij e leggerlo in loco è stata una vera esperienza, ho cercato il grande genio
della letteratura russa nelle strade e nei ponti sulla Neiva,
nel freddo intenso del golfo di Finlandia
nei piccoli villaggi toccati durante la navigazione, mentre sul Volga nevicava,
negli immensi laghi Ladoga e Onega,
grandi mari interni nella sterminata Russia,
e nello splendore di Mosca sotto un cielo color zaffiro.



Mosca 


" E cos'erano poi tutte, tutte le sofferenze del passato!
Tutto, persino il suo delitto, persino la condanna e la deportazione
adesso gli sembravano, in quel primo impulso, una sorta di evento esteriore, strano, quasi che non fosse capitato a lui, D'altronde quella sera non potè pensare a lungo
e con costanza a qualcosa, non riuscì a concentrare il pensiero su un punto preciso;
non sarebbe stato nemmeno in grado di risolvere qualcosa consapevolmente;
poteva solo sentire,
Al posto della dialettica si stava facendo avanti la vita,
e nella coscienza si stava elaborando qualcosa di completamente diverso"
(Dostoevskij, Delitto e castigo )



In Norvegia 
con Su una gamba sola

Il viaggio per mare in Norvegia risale a diversi anni fa
e già allora amavo mettere in valigia libri ambientati nei luoghi
che mi apprestavo a conoscere.
Così è entrato nella mia valigia e nella mia vita questo libro che , se non ci fosse
stato questo viaggio, probabilmente non avrei mai letto.
Chissà se navigando nei fiordi sarei riuscita ad apprezzare così tanto
la grandiosità della natura che mi stava intorno se non fossi stata in compagnia
del Dottor Oliver Sacks autore di "Su una gamba sola"
 e vittima di un incidente, poi narrato in questo libro, sulle montagne norvegesi.
E allora tra i grandiosi scenari naturali, il profondo silenzio, i colori un po' lividi del nord
e la lettura così " sul posto" e così introspettiva il viaggio è diventato
un viaggio dell'anima,
il più interiore dei miei viaggi, probabilmente quello che non rifarei mai
per paura di non provare più quelle emozioni.



Il fiordo di Geiranger visto dall'alto


" Se soltanto avessi avuto una bandiera, una fiaccola, un fucile,
un piccione viaggiatore, una radio trasmittente!
Se soltanto avessi potuto emettere un urlo ciclopico, che si potesse
udire a dieci chilometri di distanza!
Altrimenti, come potevano sapere che c'era un loro
simile, un essere umano storpiato, che lottava per la propria vita
a millecinquecento metri di altezza?
Ero dentro l'orizzonte visivo dei miei soccorritori, eppure, probabilmente, sarei morto.
C'era qualcosa di impersonale, di universale nel mio modo di sentire;
non avrei gridato" Salvate me, Oliver Sacks!",
bensì " Salvate questa creatura vivente ferita! Salvate la vita! ";
La stessa muta invocazione che ho imparato a conoscere così bene
nei miei pazienti - l'invocazione di qualsiesi creatura che
veda di fronte a sè l'abisso, mentre è nel pieno delle forze,
 dell'energia, del diritto a vivere. "
( O. Sacks, Su una gamba sola )




In Sicilia
con I Vicerè

E infine la Sicilia, meta di tanti viaggi e di tanta passione.
Ma mai l'ho amata come quando nel viaggio sono stata accompagnata da
Consalvo Uzeda e da " I Vicerè " di De Roberto.
La Sicilia dello splendore del barocco e dell'opulenza di Palermo,
la Sicilia dove, "gattopardianamente",
 tutto è cambiato
e dove tutto è rimasto com'era.



Palermo


"La storia è una monotona ripetizione; 
gli uomini sono stati, sono e saranno sempre gli stessi. Le condizioni esteriori mutano;
certo tra la Sicilia di prima del sessanta, ancora quasi feudale,
e questa d'oggi pare ci sia un abisso; ma la differenza è tutta esteriore.
Il primo eletto con il suffragio universale non è nè un popolano nè un borghese,
nè un democratico: sono io , perchè mi chiamo principe di Francalanza.
Il prestigio della nobiltà non è non può essere spento..."
( F.De Roberto, I Vicerè )


****************


" Il mondo è un libro,
quelli che non viaggiano
ne leggono solo una pagina "
( Sant'Agostino )









sabato 1 dicembre 2012

Aspettando Natale, La tradizione a tavola tra dolce e salato

A TAVOLA CON ANTONELLA

Ciao a tutti ,
siamo qui, ed è già il secondo incontro
su questa dolce strada che ci porta  a Natale
L'Italia ha una ricchissima tradizione culinaria che resta tale
 durante tutto l'anno, ma si sa, Natale è il periodo
più importante dell'anno e certamente anche a tavola 
ogni regione cerca di dare il meglio di sè...
Naturalmente non possiamo analizzare un menù per ogni regione
perciò dopo un breve excursus sulla cucina Italiana a Natale
 Audrey vi proporrà un menù del Sud, in particolare della sua terra che è la Puglia,
offrendovi a fine pasto un dolce del Nord
ed io vi proporrò un tipico menù natalizio piemontese
e vi servirò a fine pasto il tipico dolce natalizio della Basilicata 
per gratificare il mio 50% lucano 
ma soprattutto perchè  esiste una sola Italia
che e la nostra Italia.





E allora io vi accompagno attraverso le tradizioni regionali più
a Nord dell'Italia, mentre Audrey si occuperà delle regioni del Sud.
Partiamo dalla valle d'Aosta dove fanno bella mostra di sè sulle tavole imbandite
la zuppa della Valpelline e la Carbonade valdaostana, carne macerata in vino e aromi, con la polenta
quindi un bel dolce di sciroppo di pere. La Lombardia mette in tavola pasta fresca ed in
particolare i ravioli di zucca e gnocchetti agli spinaci, seguiti dal cappone ripieno con la  mostarda
di Cremona e...superfluo a dirsi il Panettone. In Trentino immancabili i Canederli gustati con burro e
parmigiano, poi salsicce e crauti e per finire lo Strudel di mele.
In Friuli viene invece servita la trippa con sugo e formaggio e la boveda e muset, 
zuppa di rape e cotechino, il cappone e per finire  la Gubana, dolce lievitato arricchito di 
uvetta, pinoli, noci e liquore. In Veneto iniziamo con antipasto di salumi e gnocchi al sugo di anatra seguiti da polenta e baccalà o manzo lesso con il "cren"  e per finire il Pandoro di Verona.
In Emilia Romagna viene servito Culatello di Zibello, tortellini ripieni di carne o tagliatelle al ragù seguite dal cotechino di Modena, come dolce il Pane di Natale al mosto d'uva o il Pan Speziale tipico di Bologna.
Ancora pasta fresca sulle tavole della Liguria con i ravioli alla genovese, cappone e spiedini
di rigaglie di pollo e funghi. In Toscana arrivano fumanti sulla tavola i cappelletti in brodo, il
cappone bollito e piatti di cacciagione, come dolci i cavallucci, i ricciarelli e il Panforte di Siena.
E adesso vi apro le porte della mia casa e 
della mia cucina...






Il pranzo di Natale è qualche cosa che di diritto
entra a far parte della storia di tutte le famiglie.
Non c'è famiglia che per Natale non si riunisca davanti a una 
tavola apparecchiata in modo impeccabile e 
non si cimenti nei piatti più tradizionali.
A casa mia il pranzo di Natale aveva inizio con giorni
di anticipo quando mamma, nonna e zia
davano il via alle operazioni che culminavano il pomeriggio del 22 dicembre
quando entrava in scena anche mio papà
che si metteva all'opera per arginare tutta questa
"piemontesità" culinaria con il grandioso dolce tipico della Basilicata.
La casa, che era già impregnata dai profumi degli arrosti e
dei bolliti che servivano per ottenere l'indispensabile brodo,
cominciava a profumare anche di garofano, cannella e miele.
Era, è il profumo di Natale!





Vorrei invitarvi al mio pranzo di Natale
e comincio con il proporvi il nostro menù tradizionale






Due parole per il Vitello Tonnato che deve essere
qullo autentico piemontese
assolutamente senza la maionese
e per
gli Agnolotti
che vanno riempiti con arrosti di due tipi di carne
e salame cotto, cucinati in poco brodo di carne 
e serviti con pochissimi di questo brodo
quasi asciutti irrorati da tantissimo burro rosso
e parmigiano







Vi è piaciuto il mio pranzo un po' piemontese e un
po' lucano?
Se sì vi lascio due ricette quella del Brasato al Barolo
e quella dei Cicerotti
Naturalmente se volete anche le altre ricette non avete che da dirmelo
e ve le farò avere.





BRASATO AL BAROLO

1 pezzo da brasato di carne di bue ( il macellaio vi consiglierà sicuramente
al meglio)
2 carote
2 coste di sedano
1 cipolla con piantati  4 - 5 chiodi di garofano
pepe nero in grani
3 - 4 foglie di alloro
1 bottiglia di Barolo




24 ore prima di iniziare a cucinare preparare una
marinata: mettete la carne in un recipiente con tutte le verdure
e le spezie e ricoprite con il Barolo.
lasciate marinare per 24 ore girandola due o tre volte.
Al momento di cucinare scaldate in una pentola per arrosti
olio e burro, togliete la carne dalla marinata
asciugatela bene con carta da cucina,
mettetela in padella e fatela rosolare bene.
Quando sarà ben rosolata aggingete tutte le verdure ( dopo aver
tolto i chiodi di garofano dalla cipolla) e bagnate con il vino.
Abbassate il fuoco mettendolo al minimo e proseguite la cottura
girando una volta l'arrosto per circa 4 ore
Tenete pronto del brodo in caso vi servisse per bagnarlo ( in
genere basta il vino).
Trascorso questo tempo estrarre il brasato e frullare il sugo con le verdure
riporre sul fuoco aggiungere, mescolando, un cucchiaio di farina (per
addensare) un cucchiaino scarso da tè di cacao amaro
e un mezzo cucchiaini da caffè di concentrato di pomodoro.
far riprendere il bollore.
Affettare la carne e servire con la sua salsa
e la purea di patate.






I cicerotti di Addolorata


Per la pasta
 1 Kg di farina bianca
100 gr, di olio
 1 uovo
100 gr. di zucchero
150 gr. di burro
succo di un limone
cannella e garofano in polvere vino bianco ( per impastare)






Per il ripieno
Ceci
Zucchero
cioccolata dolce e fondente
cannella e garofano in polvere
scorzette di cedro candite ( possibilmente non quelle del supermercato)





Bollire i ceci e passarli al setaccio.
Unire lo zucchero, la cioccolata grattugiata
le spezie e la scorzetta di cedro, 
ottenendo una purea.
 Preparare la pasta, tirarla e formare con il ripieno
dei ravioli di media grandezza.
Friggerli in abbondante olio di semi bollente.
Assorbire l'unto e rervirli ricoperti di miele.
Meglio ancora se li servite con 2 o 3 tipi di miele
a parte.
Potete preparari anche con un po' di anticipo e conservarli
in una scatola di latta per tutte le feste.

(Per le fotografie dei cicerotti ringrazio il gruppo FB
" Pescopagano Collezione e Ricordi " ) 











Ma si, perchè alla fine il natale è anche questo!!! Lo vediamo persino nei
film e nelle serie tv,
ma soprattutto a casa nostra ha solo una piccola variante la nostra versione,
forchettata dopo forchettata
ci fa spostare il buco alla cintura. Cerchiamo di mangiare senza senso di
colpa pronunciano la fatidica frase
"dopo le feste inizio la dieta, promesso", intanto quando ci sediamo
sbottoniamo il primo bottone del pantalone, giusto
per stare più comodi. Però alla fine che fa? Natale è una volta l'anno,
quindi  passiamolo assaggiando,
ridendo e scherzando con i nostri commensali, perchè Natale è anche questo
stare tutti insieme con il preteso di mangiare.
Natale è proprio cantare con chi amiamo questi versi
"Aggiungi un posto a tavola che c'è un amico in più, se sposti un pò la
seggiola stai comodo anche tu, gli amici a questo servono per stare in
compagnia, sorridi al nuovo ospite non farlo andare via, dividi il
companatico
raddoppia l'allegria"...
Perchè a Natale si può fermare tutto, bloccare il tempo e godere per un'attimo
della vita
e dei momenti che ci offre, delle persone che amiamo e del buon cibo che
prepariamo
con tanta dedizione per quel posto in più.






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A conclusione di ogni post troverete un wallpaper e per realizzarlo ci siamo rivolte a un esperto quale è 
Xavier autore dei blog




il quale in sintonia con lo spirito di collaborazione di questi post
ha accettato di accompagnarci per queste settimane.
Quindi da qui a Natale ogni settimana troverete in chiusura del post
una sua creazione e una nostra frase augurale.












Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")