sabato 7 luglio 2012

Emily Dickinson




" La bellezza non ha causa:
esiste.
Inseguila e sparisce.
Non seguirla e rimane.
Sai afferrare le crespe del prato
quando il vento vi avvolge
le sue dita?
Iddio provvederà 
perchè non ti riesca.
( E.Dickinson )

venerdì 6 luglio 2012

Sofocle/ La riabilitazione del giusto




Composte nella seconda metà del secolo V a.C., le tragedie del ciclo di Edipo mettono in scena, in forme di straordinaria suggestione, una delle più alte e dolenti rappresentazioni del destino umano.
Edipo a Colono è la prosecuzione della vicenda raccontata dallo stesso Sofocle nell'Edipo Re  ( http://iltemporitrovatodiantonella.blogspot.it/2012/03/sofocle-la-rivolta-contro-il-destino.html?utm_source=BP_rece  ) e può essere considerata una sorta di testamento spirituale del drammaturgo.
Il vecchio Edipo, mendicante e cieco, viene riabilitato dopo aver subito senza colpa le peggiori sventure
La vita umana è misteriosa e costellata di sofferenze, ma offre al suo termine la possibilità di un  riscatto salvifico. La prefazione del volume è affidata a Edoardo Boncinelli.


"Vicenda eterna è quella di Edipo, uno dei grandi caratteri tragici dell'antichità, che ha trovato in Sofocle il suo cantore d'eccezione.
Vicenda eterna e tragica; quella di un uomo travolto dagli eventi e costretto dal Fato a commettere infamie ed errori che lo porteranno all'orrore di sè e alla perdizione"
" Tragedia della passione e della fatalità, l'Edipo a Colono ritrae un'umanità in balia dell'imprevedibilità degli eventi ma testardamente aggrappata all'ingannevole luce degli oracoli, lontani, vicini o fatti direttamente in casa, ad opera ad esempio dell'indovino Tiresia.
La maggior parte dei drammi greci nasce dal tentativo,  più o meno maldestro, di sfuggire al destini, segnalato da questo o quel responso oracolare.
Tale è la forza, nell'uomo di ieri come in quello di oggi, del desiderio di dare una spiegazione e un senso al tutto! "
( dalla prefazione di E.Boncinelli )

mercoledì 4 luglio 2012

L'altro Gattopardo ignorato dai critici

Elliot recupera l' "Autobiografia di Giuliano di Sansevero" , romanzo che in Italia non trovava un editore, ma oltre manica fu accolto come un capolavoro del 900.





Andrea Giovene scrisse la sua "Autobiografia di Giuliano di Sansevero, ora riproposta da edizioni Elliot ( pp.950 euro 25)  nel 1965, quando aveva 60 anni. Cinque volumi di manoscritto stampati a spese proprie e alla ricerca disperata di un editore. Gli occhi del filologo e scrittore finlandese Edvard  Gummerus colsero la qualità dell'opera e ne compresero il valore, che si rispecchiò in un successo avulso dai confini geografici.
Recensioni ricche di elogi da testate quali il New York Times e l'Observer erano solo l'appendice dell'entusiasmo che il mondo intellettuale mondiale aveva espresso per un caso letterario del 900. Andrea Giovene ha descritto la ricerca instancabile della bellezza negli aspetti più difficoltosi della vita, e questo può essere considerato il suo segreto.









Nell' "Autobiografia di Giovanni di Sansevero "  c'è il gioco di specchi delle personalità messe in scena dall'autore. Perchè Giuliano di Sansevero è un personaggio di fantasia, ma, come ,Giovene, è nato a Napoli all'inizio del novecento ed è, al pari di lui,  un rappresentante della nobiltà borbonica, diretti spettatori entrambi della decadenza impietosa che ha colpito dopo la grande guerra, l'orgoglio e il mondo della cultura cortese italiana.
Giovene  fa parlare Giuliano che a sua volta parla dell'autore e di sè. 
Sarà per questo che ogni immagine, ogni descrizione, conserva il sapore della pura verità e il profumo dei ricordi.
A partire dalla rappresentazione luminosa dell'infanzia, Giuliano, nella solitudine imposta da un padre accecato dalle coercizioni di un codice troppo ammuffito per rivelare la sua effettiva utilità, dipinge  in particolari netti un bambino dall'intelligenza vivace e attenta..
I saloni grandi e scuri, i giardini silenziosi arrampicati sulle case della polverosa Napoli di inizio secolo, fanno da cornice ai racconti non solo dei primi anni di vita, ma sono il tempio dei ricordi di Giuliano a cui si abbandonerà quando da adulto, dopo aver voltato le spalle alla vita che il padre aveva scelto per lui, cercherà suggerimento e conforto  nelle sue infinite peregrinazioni.







Tutto parte dall'albero Genealogico, quello esposto nel salone della casa paterna con fierezza borbonica tra i rami infelici di generazioni moralmente schiave della casata. Di fronte all'Albero, fin da bambino, Giuliano provava il senso di repulsione tipico di chi preferisce vedere le cose da lontano, senza parteciparvi, con dignitoso, rigoroso distacco.
La vita in famiglia, il piccolo erede,  l'aveva in qualche modo  evitata, all'inizio non per sua scelta, vedendosi costretto a studiare fin dai nove anni tra le oppressioni dei monaci.
Quando tornò non riuscì più a tollerare  quel coinvolgimento e il senso di appartenenza che la stirpe si proponeva di esercitare su di lui, e si chiuse nella solitudine dei libri, trascorrendo giornate apatiche a osservare le variazioni cromatiche dei fiori, ad ascoltare il suono della pioggia che batteva sulle pietre in giardino.
Non tollerava la falsità che la vita mondana pretendeva con tenacia da una famiglia segretamente distrutta dal sogno dei tempi che erano.






La madre Annina di sangue provenzale, annientò la propria personalità per  assoggettarsi completamente al padre Gian Luigi, orgoglioso e miope, il quale assisteva inerme alla rovina dei beni ereditati da secoli di sangue blu.
Fu così che il giovane, appena diciannovenne, si convinse ad uscire dalla porta di casa, e da Napoli, per la prima volta in vita sua. Da lì iniziò la vita vera, fatta di espedienti, di incontri, di personaggi fondamentali per qualche periodo e che poi spariscono nel nulla sostituiti da altri.
Di loro , come del resto dei larghi divani napoletani su cui il fanciullo giocava, restava l'esperienza.






Ricorrendo ad una prosa musicale dalla metrica perfetta, Giovene dà vita all'uomo nascosto che guarda e non parla, vive e riedifica il vissuto, cerca la via d'uscita più silenziosa ai problemi del reale.
In un'esistenza sconvolta dai continui spostamenti il protagonista si interroga su se stesso cercandolo  nell'altro da sè che mano a mano lo ha inconsapevolmente trasformato, conferendo ad un'esistenza umile l'onestà del ricordo, le così dette "sensazioni sottili" :
" Sono movimenti quasi impalpabili dell'animo, e che si ritrovano talvolta al mutare delle stagioni, al ritorno di certi sentori, di certe luci, e che appena riconosciuti subito, nuovamente, si perdono.
Eppure quello è il vero fondo di noi stessi."






martedì 3 luglio 2012

Sofferenza




" Sentivo in modo intollerabile 
la sua sofferenza
ed era per poterla
strappare alla sofferenza 
che l'amavo"
( Gide )

lunedì 2 luglio 2012

Timbuctù



Riporto integralmente l'articolo apparso ieri su Libero dal titolo "Talebani nel Sahara: distrutti i templi patrimonio dell'Unesco" a firma di Maurizio Stefanini.





 Anche i talebani distrussero i Buddha giganti di Bamyan  a cannonate. Se non altro , però si trattava dei monumenti di una religione per loro "idolatra" e antecedente all'Islam. Ansar Dyne, i " Difensori della Fede " vicini ad Al Qaeda che stanno contendendo il nord del Mali  ai separatisti Tuareg del Movimento Nazionale per la Liberazione dell'Azawad (Mnla),  hanno invece iniziato a radere al suolo monumenti islamici. Ma la loro è un' ispirazione iconoclasta derivante dal rigore wahabita al potere in Arabia Saudita, per cui anche le forme di venerazione islamica diverse dalla loro sono idolatria pagana.






Il tutto poi a Timbuctù "regina delle sabbie", "perla del deserto", "Firenze del Sahara", "città dei 333 santi".
Un luogo dall'architetura magica  e dagli intonaci multicolori che ricorda i tempi medioevali in cui l'impero del Mali era il potente tramite delle rotte carovaniere che portavano nel Magreb ed in Europa l'oro, l'avorio, le spezie e le altre ricchezze dell'Africa Occidentale.






" Oltre alle sue grandi moschee, la città conta anche 16 cimiteri e mausolei che erano componenti essenziali del sistema religioso nella misura in cui, secondo la credenza popolare, erano il rifugio che proteggeva la città da tutti i pericoli" è scritto nel sito dell'Unesco. Di lì si era anche diffuso a sud un Islam inculturato e tollerante che, con sorpresa del " Marco Polo islamico " Ibn Battuta permetteva alle donne di scoprire non solo il viso ma addirittura il seno, e accettava la venerazione dei santi sufi.






Proprio tre dei mausolei sacri all'Islam sufi sarebbero stati già distrutti  dai fanatici jihadisti, tra cui quello particolarmente importante di Sidi Mahmoud, risalente al XV secolo, e già profanato dai qaedisti a maggio.
" Oggi, nel momento in cui vi parlo, gli islamisti di Ansar Dine hanno finito di distruggere il mausoleo del Santo Sidi Mahmoud, hanno rotto e fatto cadere il muro" ha raccontato tra le lacrime all'agenzia France Presse un testimone, che ha chiesto di restare anonimo, " E' molto grave" , ha aggiunto. Come un gruppo di fondamentalisti ultraprotestanti che si impadronisse di Assisi  e iniziasse a sfasciare tutto ciò che è legato al culto di San Francesco..





Proprio conoscendo la loro mentalità, quando si era saputo che gli Ansar Dine erano diventati i nuovi padroni di Timbuctù  l'Unesco aveva iniziato a mandare avvertimenti, che una città dichiarata  nel 1988 Patrimonio dell'Umanità non venisse danneggiata. E giovedì avevano dichiarato che proprio per la guerra in corso Timbuctù andava considerata "Patrimonio dell'Umanità in pericolo".






L'effetto è stato esattamente il contrario: i difensori della Fede si sono messi a distruggere i mausolei proprio per dimostrare che loro fanno esattamente come gli pare. Da quello che ha detto il loro portavoce, non è che un assaggio: la loro intenzione, "a Dio piacendo", è di non lasciare pietra su pietra di nessuno dei 16 tra templi, santuari e cimiteri della città. " Gli islamisti hanno detto che , visto che l'Unesco vuole immischiarsi nei fatti loro, mostreranno di cosa sono capaci ", hanno pure riferito i testimoni, i cui racconti riferiscono inoltre di jihadisti che si avventano sui santuari armati di pale e picconi.








" Questa è una notizia tragica per tutti noi. Mi appello a tutti coloro che sono impegnati nel conflitto a Timbuctù: siate responsabili", è l'appello della presidentessa dell'Unesco Alissandra Cummins.
Una tragedia ancora maggiore sarebbe  se gli Ansar Dine  si ficcassero in testa  che anche i 700.000 rarissimi manoscritti custoditi nella città contengono tracce di eresia da purgare con le fiamme.




( foto dal web )






domenica 1 luglio 2012

Demostene/ La difesa della libertà




In un'Atene ormai lontana dalla grandezzadi un passato recente, Demostene combatteva con inesauribile energia contro la potenza della Macedonia diFilippo II.
Dall'impietosa denuncia dell'inerzia degli ateniesi di fronte alla nascente minaccia macedone della "Prima filippica"  fino all'amara constatazione del fallimento di un atteggiamento attendista ( le tre ultime "Filippiche"), queste appasionate, irruenti e coinvolgenti orazioni ci consegnano il ritratto di un uomo che fu alla fine sconfitto dalla Storia, ma resta ancora oggi uno di quegli esempi supremi di quello spirito di libertà che fu la maggiore conquista della civiltà greca.


" Demostene fu un realista politico, persuaso della tuttavia perdurante possibilità, per Atene,  di giocare una partita vincente tra Persia e Macedonia.
In questo senso egli è il vero continuatore di Pericle, di Cleone, di Alcibiade, il cui linguaggio fa proprio in tutta la sua oratoria a noi nota..
(dalla prefazione di L.Canfora) 

Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")