sabato 30 marzo 2013

Buona Pasqua!




Benvenuti nel nostro Fatterellando edizione pasquale!

Vogliamo augurare a tutti i nostri lettori 
una Pasqua felice e piena di serenità
e lo facciamo a nostro modo, proponendovi
il bellissimo Wall papper d'apertura che Xavier 
ha creato per voi,
Il racconto molto tenero  e dolce
scritto da Audrey,
il dipinto di Carlier con una poesia scelti da me





Il racconto di Audrey

Rachel si alzò dal letto, corse verso la sedia, infilò il suo vestitino a 
fiorellini e poi si precipitò dalla mamma. Due occhi assonati fissavano la 
donna che era appena rientrata dal giardino, Rachel poggiò il palmo della mano 
sull'occhio destro e lo mosse con forza per stropicciarlo un pò.
-Amore, gli altri bimbi hanno già iniziato la ricerca. 
Le disse la mamma con aria amorevole.
-mamma, questo vuol dire che Easter Bunny è già venuto a nascondere le uova?
-Si, le ha nascoste, ma tu sei brava e anche se sei la più piccolina le 
troverai tutte...vai amore, corri!!
Rachel si precipitò verso la porta, quando la spalancò vide una distesa verde 
piena di colori primaverili, stupenda e decorata minuziosamente. Non era più il 
suo giardino quello, ma un luogo fatato, era come essere Alice nel paese nelle 
meraviglie, come nella storia che le leggeva sempre la mamma prima di andare a 
letto.






Lucy, Susan, Robert, Braian, Harry e Richard erano in preda al delirio, 
frugavano felici dietro ad ogni cespuglio, albero, panchina o decorazione. 
Rachel balzò dal suo letto, spalancò gli occhioni azzurri, si guardò le mani e 
si rese conto che erano grandi ed affusolate; quello che aveva visto era un 
sogno, un dolce è bellissimo sogno. Sorrise felice, si alzò dal letto e corse 
in giardino a nascondere le uova, le posizionò esattamente ove anni prima le 
aveva messe la sua mamma, quando quel giorno insieme ai suoi fratelli, i due 
cugini e alle gemelle Hilly ; aveva passato una bellissima giornata cercando le 
uova nascoste da Easter Bunny, il più bel Bunny di tutti i tempi: la sua 
mamma.






I ricordi belli sono come pietre preziose e spesso riaffiorano quando non ci 
pensi nemmeno più, Easter Egg era sempre stato il suo gioco preferito, 
posizionò un uovo decorato dietro la panca, tra alcuni ciuffi d' erba, poi si 
voltò e le sembrò di vedere la mamma appoggiata alla porta che sorridente le 
indicava di cercare l'uovo rosa proprio lì.
Un raggio di sole pareva indicarle la collina, il dolce pendio, le risa 
giocose e per un attimo le sembrò che tutti fossero li attorno a lei pronti a 
far rotolare le uova, il famoso Easter Egg Roll, il gioco preferito da  Braian. 
Si sedette sul pendio tra l'erba fresca, chiuse gli occhi e continuò a pensare 
a quei bei momenti, perchè i giorni di festa non sono giorni di festa senza 
quelle tradizioni che ti scaldano il cuore.


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Il dipinto di Carlier e la poesia di Ungaretti







Su un oceano
Di scampanellii
Repentina
Galleggia un'altra mattina.

(G. Ungaretti, Rose in fiamme )



Se volete passare da Audrey cliccate  qui

Si ringrazia Xavier autore dei blog http://lechatnoir96.blogspot.it/





giovedì 28 marzo 2013

Pasqua alta o bassa? Storia di una datazione controversa




Dispute teologiche, minacce di scismi, interventi dell'imperatore, questioni astronomiche,
 errori di calendario, tradizioni agricole, quartodecimani indomiti...
Questi e altri elementi sono alla base non di un tumultuoso romanzo,
ma della variabilità della data della Pasqua.
Il principio per calcolare la data della Pasqua viene da lontano:
dal Concilio ecumenico di Nicea (325 d.c.), convocato dall'imperatore Costantino
 per portare la pace nell'Impero, turbato dalla controversia ariana e
dalla divergenza circa la data di Pasqua fra i cristiani "orientali" e quelli che si riferivano
a Roma e ad Alessandria.






Fu presa questa decisione: tutti i cristiani avrebbero celebrato la Pasqua
 "nella data dei Romani e degli Alessandrini".
Per l'importanza scientifica riconosciuta alla città di Alessandria, fu incaricata
la Chiesa di questa città di determinare e comunicare ogni anno a tutte le Chiese la data stabilita.
Per fissare la data della Pasqua occorreva infatti scrutare il cielo:
la sua celebrazione è stabilita infatti (tuttora) per la prima domenica
 dopo la Luna piena successiva all'equinozio di primavera.
Perché questa saldatura tra data della Pasqua ed eventi celesti?
La Pasqua cristiana è legata alla Pasqua del popolo d'Israele (Pesach),
la cui celebrazione è descritta nel libro biblico dell'Esodo, al capitolo 12.
La tradizione ebraica, che considera importante la santificazione del tempo,
gode infatti di un calendario solare-lunare
e le feste ebraiche hanno antichissime origini legate alle tradizioni agricole-pastorizie
che hanno fondato la loro cultura.






Nella tradizione ebraica l'equinozio di primavera ha un valore fondante:
 l'anno religioso inizia nel mese di Nissan, nel quale avviene questo equinozio.
Il calendario ebraico fa coincidere il plenilunio successivo all'equinozio al 14 Nissan:
 e la Pasqua ebraica si celebra proprio nella notte tra il 14 e il 15 di Nissan,
indipendentemente dal giorno della settimana in cui cade.
La base del calcolo della Pasqua cristiana rispetta questa regola, con un piccolo adattamento:
la Pasqua è spostata al «dies domini», il giorno memoriale della Risurrezione del Signore,
ovvero la prima domenica successiva.






In base a questi calcoli, la Pasqua per i cattolici può cadere ogni anno
entro il periodo che va dal 22 marzo al 25 aprile.
Ma le complicazioni non terminano qui. Se la data della Pasqua cristiana è univocamente definita,
come mai i cristiani ortodossi la celebrano in una data differente dai cattolici romani?
Semplice: pur continuando ad usare il metodo del Concilio di Nicea,
applicano l'antico calendario giuliano, impreciso e quindi sfasato
rispetto a quello gregoriano ora in uso.







E che dire invece dei Quartodecimani
 coloro che celebrano la Pasqua il 14° giorno del mese di Nisan
indipendentemente dal giorno della settimana in cui la festa capita
 e non la domenica successiva?






Un po' di folclore



Nella ricca tematica di usanze fiorite attorno alla grande festività della Pasqua
spicca la tradizione di mangiare l'agnello: ricorda il pranzo pasquale degli Ebrei,
ma si riveste di nuovi significati, nei quali l'agnello è figura di Cristo,
vittima innocente e immacolata, sacrificato a salute di molti.
Le uova benedette invece ricordano che nei tempi passati
 erano proibite durante la Quaresima e ricomparivano sulla tavola solo a Pasqua
 assieme al salame, al capretto e all'agnello a significare che il tempo della penitenza era finito e
a esso si sostituiva quello di una gioia sana e onesta.






La colomba pasquale invece è un caso di “contaminazione”:
essa infatti è il simbolo dello Spirito Santo e dovrebbe comparire sulla tavola a Pentecoste.
 A richiamo d'antichi riti purificatori, in Abruzzo il contadino metteva acqua benedetta nelle vivande;
 nel Salernitano i figli, il mattino di Pasqua, baciavano i piedi al padre
 chiedendo perdono delle loro mancanze;
in Versilia le mogli dei marinai baciavano la terra;
 nel Forlivese, la vigilia di Pasqua si accendevano grandi falò (forza purificatrice del fuoco)






. Un po' dappertutto il periodo pasquale è tempo di grandi pulizie,
simbolo del lindore dell'anima attraverso la confessione, secondo il precetto della Chiesa.
Il lunedì di Pasqua la devozione popolare si manifesta in pellegrinaggi:
i Napoletani, per esempio, si recano al santuario della Madonna dell'Arco, nella zona vesuviana,
formando trenta gruppi di vattienti (che rievocano gli antichi “disciplinati”), che, a piedi scalzi,
portano stendardi, sui quali sono appuntate le loro offerte;
giunti in prossimità del santuario, fanno di corsa il tratto fino alla porta ed entrano per le loro devozioni.






 In più ampio arco d'orizzonte la Pasqua ebraica dura otto giorni,
durante i quali ogni famiglia consuma l'agnello con erbe amare;
con il suo sangue si è prima cosparso lo stipite della porta di casa,
a memoria dello stesso atto nella prima Pasqua, quando aveva significato
per gli Ebrei la salvezza dei loro primogeniti; in quei giorni si mangia solo pane azzimo
 e fra le altre offerte si deve consegnare al sacerdote anche un manipolo d'orzo.






Il concetto del “sacrificio pasquale” rivive anche nella festa musulmana del Muḥarram,
ricordo della crocifissione di due nipoti di Maometto,
che si sacrificarono perché rinascesse fra i popoli musulmani la fede in Allāh.
I due simboli della colomba e del fuoco ricompaiono il giorno di Pasqua
nello scoppio del carro a Firenze: durante i riti della Resurrezione
 la colomba viene fatta partire dall'altare maggiore con un piccolo razzo e, correndo su di un filo,
 va a incendiare il carro; dove il simbolo è trasparente: purezza d'animo che esige la catarsi spirituale.
Quanto resta della simbologia della forma purificatrice del fuoco è memoria di antichi riti eleusini;
quasi dappertutto però il cristianesimo vi ha sostituito quello dell'acqua benedetta.






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Una curiosità

In molte zone d'Italia il giorno dell'Epifania,
festività di chiaro sapore natalizio, viene chiamata " Pasquetta ".
Perchè?
E' il giorno in cui, con apposito rito,
viene annunciata ai fedeli la data della prossima Pasqua.

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( Immagini dal web )

mercoledì 27 marzo 2013

La Sacra Sindone

.


Quando si affronta la problematica relativa all'"oggetto" Sindone, la regola d'oro è quella di aggiornarsi sulle fonti scientificamente documentate. Perché una tale introduzione?
Sembra pleonastico dirlo ma se, senza implicazioni di carattere religioso, si vuole incominciare con serietà ad approfondire la conoscenza di questo affascinante e misterioso reperto archeologico, è consigliabile (e direi anche serio) leggere primariamente quanto è stato scritto dagli scienziati di varie discipline che negli anni hanno avuto modo di poter effettuare delle analisi dirette sul reperto.
Le loro conclusioni sono state pubblicate su riviste scientifiche e quindi godono della massima autorevolezza. Da sempre, infatti, l'editoria è costellata da libri dall'evidente mira sensazionalistica o peggio è teatro di incredibile disinformazione. Televisione, radio e rotocalchi scandalistici ripropongono a cadenza annuale le solite e vecchie teorie sulla presunta fabbricazione della Sindone da parte di Leonardo da Vinci oppure sull'uso di un bassorilievo riscaldato per produrre l'immagine sindonica da parte di un ignoto artista del medioevo. Alcuni autori, soprattutto di area britannica, hanno dato un decisivo incremento al loro conto in banca "inventandosi" divertenti storielle su cavalieri templari e altro.






La panoramica è spesso desolante. E' doveroso anche aggiungere che, a volte, sono proprio gli stessi studiosi della Sindone a proporre teorie e dati non proprio ortodossi. Se si vuole avere un opinione completa e oggettiva su di un argomento discusso come questo è bene avere il punto della situazione. 
Molti hanno sentito parlare della Sindone come del possibile lenzuolo funerario in cui fu avvolto Gesù dopo la sua crocifissione. Altri, oltre a questo, sono rimasti colpiti dalle notizie riguardanti le monetine sugli occhi o l'analisi del DNA. Vedremo che il "documento" Sindone offre invece molte altre peculiarità di possibile autenticità. Buon approfondimento.






La Sindone è un lenzuolo di lino che ha certamente avvolto il cadavere di un uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso con chiodi, trapassato da una lancia al costato. Le evidenze oggettive riscontrabili sulla Sindone sono di due tipi fondamentali: le tracce ematiche (sangue umano, gruppo AB negativo, DNA maschile) e l'immagine impressa sulla stoffa, detta immagine sindonica. Al momento nessuno studioso ha saputo indicare, con certezza scientifica, un metodo conosciuto che possa produrre una figura come quella della Sindone. Mentre le tracce di sangue risultano comprensibilmente state assorbite dal telo a contatto con le ferite stesse, la formazione dell'immagine sindonica risulta difficilmente spiegabile. Dopo l'intervento di restauro dell'estate 2002, le nuove misure comunicate ufficialmente sono 442 cm per 113 cm.
La medicina legale ci dice che le macchie di sangue e di siero presenti sul tessuto sono irriproducibili con mezzi artificiali. È sangue coagulatosi sulla pelle di un uomo ferito e ridiscioltosi a contatto con la stoffa umida (fibrinolisi). Si tratta di sangue umano maschile di gruppo AB che all'analisi del DNA è risultato molto antico.






Oltre al sangue, sulla Sindone c'è l'immagine del corpo che vi fu avvolto. Questa immagine, dovuta a degradazione per disidratazione e ossidazione delle fibrille superficiali del lino, è paragonabile ad un negativo fotografico. È superficiale, dettagliata, tridimensionale, termicamente e chimicamente stabile. È stabile anche all'acqua, non è composta da pigmenti, è priva di direzionalità e non è stato ancora accertato se sia stata provocata dal semplice contatto del corpo con il lenzuolo o per altri fattori ancora irrisolti. I suoi chiaroscuri sono proporzionali alle diverse distanze esistenti fra corpo e telo nei vari punti di drappeggio. L'esame della Sindone mostra, senza alcun dubbio, la perfetta corrispondenza tra la descrizione delle torture subite da Gesù e le evidenze oggettive riscontrabili nel telo: sono ben evidenti, ad esempio, i segni prodotti dalla "corona di spine", la ferita al costato e nei polsi, oltre 120 ferite da flagello sulla schiena, sui glutei e sulle gambe, la posizione sollevata del petto indice di difficoltà respiratoria dovuta alla crocifissione, la particolare posizione dei piedi, tipica dell'inchiodamento. Non solo, molti studiosi concordano sul fatto che le ferite ai polsi sono state inferte su un uomo vivo, mentre la ferita al costato è stata inferta su un cadavere.
Sotto le macchie di sangue non esiste immagine del corpo: il sangue, depositatosi per primo sulla tela, ha schermato la zona sottostante mentre, successivamente, si è formata l'immagine.






L'immagine non è stata prodotta con mezzi artificiali. Non è un dipinto né una stampa: sulla stoffa è assente qualsiasi pigmento. Non è il risultato di una strinatura prodotta con un bassorilievo riscaldato: le impronte così ottenute passano da parte a parte, tendono a sparire, hanno diversa fluorescenza e non hanno caratteristiche tridimensionali paragonabili a quelle della Sindone.






Il meccanismo fisico-chimico all'origine dell'impronta

Si può ipotizzare un meccanismo come un fiotto di radiazione non penetrante che si attenua con il passaggio nell'aria, che diminuisce con la distanza.
La manifattura rudimentale della stoffa, la torcitura Z (in senso orario) dei fili, la tessitura in diagonale 3 a 1, la presenza di tracce di cotone egizio antichissimo, l'assenza di tracce di fibre animali rendono verosimile l'origine del tessuto nell'area siro-palestinese del primo secolo.
Altri indizi: grande abbondanza di pollini di provenienza mediorientale e di aloe e mirra; la presenza di un tipo di carbonato di calcio (aragonite) simile a quello ritrovato nelle grotte di Gerusalemme; possibili tracce sugli occhi di monete coniate il 29 d.C. sotto Ponzio Pilato; una cucitura laterale identica a quelle esistenti su stoffe ebraiche del primo secolo rinvenute a Masada, un'altura vicina al Mar Morto.






Nel Medio Evo erano completamente ignorate le conoscenze storiche e archeologiche sulla flagellazione e la crocifissione del I secolo, di cui si era persa la memoria.
L'eventuale falsario medievale non avrebbe potuto raffigurare Cristo con particolari in contrasto con l'iconografia medievale: corona di spine a casco, trasporto sulle spalle del solo patibulum (la trave orizzontale della croce), chiodi nei polsi e non nelle mani, corpo nudo, assenza del poggiapiedi. Inoltre avrebbe dovuto tener conto dei riti di sepoltura in uso presso gli ebrei all'epoca di Cristo.
Lo stesso falsario avrebbe dovuto immaginare l'invenzione del microscopio, avvenuta alla fine del XVI secolo, per aggiungere elementi invisibili ad occhio nudo: pollini, terriccio, siero, aromi per la sepoltura, aragonite.
Il falsario avrebbe dovuto conoscere la fotografia, inventata nel XIX secolo, e l'olografia realizzata negli anni '40 del XX secolo. Avrebbe dovuto saper distinguere tra circolazione venosa e arteriosa, studiata per la prima volta nel 1593, nonché essere in grado di macchiare il lenzuolo in alcuni punti con sangue uscito durante la vita ed in altri con sangue post-mortale; rispettando inoltre, nella realizzazione delle colature ematiche, la legge della gravità, scoperta nel 1666.






Ammessa la conoscenza di tutte queste nozioni scientifiche, l'ipotetico contraffattore avrebbe dovuto avere la capacità ed i mezzi per produrre l'oggetto. È inconcepibile che un falsario di tale sovrumana levatura sia rimasto completamente sconosciuto a contemporanei e posteri dopo aver prodotto un'opera così perfetta; egli avrebbe però utilizzato una stoffa appena uscita dal telaio, e quindi medievale, vanificando tutti i suoi poteri di preveggenza sulle future scoperte scientifiche.
Anche altri particolari, come l'apparente assenza dei pollici e la posizione più flessa di una gamba, sono in sintonia con le antiche raffigurazioni del Cristo morto, ma difficilmente riproducibili con un qualsiasi cadavere.
Procurare alla vittima, ormai deceduta, una ferita del costato con una lancia romana, facendone uscire sangue e siero separati, non è assolutamente un esperimento facile da compiere. Altrettanto arduo sarebbe stato mantenere il cadavere avvolto nel lenzuolo per una trentina di ore impedendo il verificarsi del fenomeno putrefattivo, processo accelerato dopo decessi causati da un così alto numero di gravi traumi.







Un'altra difficoltà, ma non di minor peso, sarebbe stata quella di prevedere che da un cadavere si potesse ottenere un'immagine così ricca di particolari; infine, sarebbe impossibile togliere il corpo dal lenzuolo senza il minimo strappo o il più lieve spostamento che avrebbero alterato i contorni delle tracce di sangue. La realizzazione artificiale della Sindone è impossibile ancora oggi; a maggior ragione nel medio evo.
La domanda fondamentale che incuriosisce tutti è evidente: chi è l'uomo della Sindone?
 La possibilità che sia Gesù è altissima, ed è proprio questo che disturba maggiormente. Riconoscere la Sindone come il lenzuolo che avvolse Gesù significa anche riconoscere la veridicità del Vangelo nel quale troviamo una descrizione della passione di Gesù Cristo in pieno accordo con segni scoperti sulla Sindone. Il problema era già emerso a inizio secolo dopo le prime fotografie di Secondo Pia e chiaramente evidenziato da Yves Delage, patologo francese, agnostico, membro dell'Accadémie des Sciences.
Dopo aver analizzato i negativi di Secondo Pia e rimasto impressionato dall'analogia esistente tra quell'immagine e la descrizione della morte di Gesù riportata dai Vangeli, disse: "se si trattasse di Sargon, di Achille o di un faraone, nessuno avrebbe pensato a fare obiezioni ... io riconosco Cristo come personaggio storico e non capisco come qualcuno possa trovare scandaloso che tuttora esistano tracce materiali della sua vita ...".






Quello che è certo è che la Sindone non è un falso. "È certo che è un'immagine che non lascia indifferente nessuno" - affermò il cardinale Anastasio Ballestrero, già arcivescovo di Torino e custode della Sindone - "È un'immagine che emoziona e sorprende e che suscita interrogativi profondi".






Ostensione televisiva del 30 marzo

Il motivo per cui ho deciso di scrivere questo post è che sabato 30 marzo  ci sarà 
un'ostensione televisiva in mondo visione della Sacra Sindone.
E qui , indipendentemente  da quello che la scienza ci può raccontare, entra in gioco la fede.
Da quando sono adulta non sono mai mancata ad un ostensione, dalla prima, quando probabilmente avevo poco più di diciotto anni, e non esistevano prenotazioni ma si restava in piedi per ore ed ore
attendendo la breve sosta davanti al lenzuolo, fino a quella del 2010, e sempre è stata una grandissima emozione, un essere toccati da qualche cosa di grande e di inspiegabile, se questo per me credente è normale mi ha sempre sorpresa vedere quanto si sono sempre commosse le persone atee che erano in mia compagnia.

​Questa è la terza del nuovo millennio. Ma, a differenza del 2000 e del 2010, durerà poco più di un'ora invece di 40 giorni; i pellegrini staranno a casa propria ma saranno molti milioni in più dei 4 che, in tutto, vennero a Torino 3 e 13 anni fa.

È l'ostensione televisiva della Sindone, in onda il pomeriggio del 30 marzo su RaiUno, nell'ambito della trasmissione A sua immagine. E non solo in Italia: la Rai offrirà la trasmissione in mondovisione; si prevede grande interesse soprattutto nei Paesi di tradizione cristiana di America Latina, e nelle Filippine. L'iniziativa è stata presentata all'inizio di marzo a Torino, nel Seminario metropolitano, a due passi dal Duomo in cui la Sindone è custodita e da dove non verrà spostata.

Il Custode pontificio Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, ha spiegato subito la cosa fondamentale: l'ostensione rientra nell'Anno della fede, ed è una proposta di «nuova evangelizzazione» che si avvale delle tecnologie multimediali per raggiungere non solo i credenti, in quei luoghi della "piazza telematica" che oggi hanno sostituito tanta parte delle aggregazioni tradizionali.

L'idea dell'ostensione maturò nell'estate scorsa, e venne approvata da papa Benedetto XVI (la Santa Sede è la proprietaria del Telo, destinatole per volontà testamentaria da Umberto II di Savoia, l'ultimo re d'Italia). Il giorno scelto, Sabato Santo, richiama alla splendida riflessione che il Papa propose durante la sua visita nell'ostensione 2010: la Sindone come «icona del Sabato Santo», testimonianza del Cristo morto e del silenzio in cui il mondo intero è piombato; ma anche segno grande di speranza, di attesa della risurrezione.




( Immagini dal web )


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Considero questo blog come una sorta di diario dove appunto tutte le cose
che reputo importanti e che non voglio perdere, per cui mi scuserete 
se ancora una volta, a fine post, cambio argomento( questa volta
neanche poi tanto ) ma questo momento storico
voglio tenerlo tra i miei ricordi



( dal web )












domenica 24 marzo 2013

Lo shopping dei miei viaggi

Anche questo mese Monica ha lanciato la sua iniziativa
che ha un titolo irresistibile:




E chi durante un viaggio non si è mai incantata davanti a bancarelle
e negozi di souvenirs non ce la sta raccontando giusta!

Io amo tantissimo l'artigianato, sempre che sia vero artigianato,
e quindi una parte importante dei miei viaggi è rappresentata dai vari acquisti.
In genere compro sempre un libro fotografico del luogo che sto visitando,
deve essere un libro veramente bello perchè sarà quello che mi farà viaggiare per
migliaia di altre volte.
E poi...ecco, mi sfogo un po'...
Cerco sempre degli oggetti che mi piacciano veramente
perchè voglio continuare a tenermeli intorno anche con il passare del tempo.
La cosa farà sicuramente ridere ma io amo spolverare, anzi lo considero 
il mio hobby più bello e interessante.
Spolverare è l'occasione per riprendere in mano tutti questi oggetti,
toccarli, coccolarli e ricordare un bel viaggio, un momento particolare,
una persona che li ha portati in dono.
Ogni oggetto ha una sua storia da ricordare, ogni oggetto rappresenta
un momento della nostra vita.
Questi sono gli oggetti dei miei viaggi, in realtà
molto di più di semplici oggetti.


LA STATUA IN LEGNO SCOLPITO
DI SANTIAGO DE CUBA





La statua è scolpita nel legno e ci siamo innamorati di lei
appena l'abbiamo vista, entrando in questo piccolo cortile.
Ogni volta che la spolvero mi tornano alla mente le donne che,
sedute in circolo, cantavano e vendevano questi oggetti in legno.
Mi piace tantissimo il momento in cui, mio marito ed io, scegliamo delle cose
per la nostra casa, sia le cose importanti, come un mobile
che le piccole cose come il ricordo di un viaggio.
Ci consultiamo, ci soffermiamo, immaginiamo l'effetto in casa nostra,
diventa un momento di grande comunione.






IL DIPINTO DI GRAN TURK



A Gran Turk abbiamo scovato un negozietto a metà strada
tra un negozio di rigattiere, un antiquario e un negozio di artigianato
e gira e rigira ci è capitato in mano questo dipinto ed ogni giorno
quando posiamo gli occhi su di lui riviviamo la magia di quel viaggio.





e questo è lo stupendo mare di quelle isole,
mare di mille sfumature e di mille profumi,
ho cercato di raccogliere a piene mani la vita ogni volta 
che ne ho avuto occasione e qui ho vissuto il Paradiso,
lo riviviamo ogni giorno quando, bevendo il caffè seduti
al tavolo della cucina, posiamo gli occhi su questo quadro.






IL NARGHILE' DI ASSUAN

Il " Restauratore " ed io
ricordiamo sempre con grande nostalgia il bazar di Assuan
meraviglioso insieme di suoni, odori e colori.
Certe mattine mi sveglio con in mente Assuan e una nostalgia
sottile e malinconica per quel posto che mi ha rubato l'anima.
L'unica cosa che posso fare è contemplare il mio narghilè 
acquistato in una magica notte africana








E questo è lo splendido bazar di Assuan, 
quell'aria tiepida e speziata,
quel narghilè di fumo dolce fumato in un bar
non propriamente per turisti,
quei bicchieri di thè
hanno reso ancora più incantata una vacanza già di per sè
indimenticabile.





" Ogni oggetto amato
è il centro di un Paradiso "
( Novalis )




Con questo post partecipo all'iniziativa di Monica













sabato 23 marzo 2013

L'Italia rimanda i Marò in India, tanto non rischiano la pena di morte



Non volevo più scriverne, speravo di non doverne più scrivere
e invece ieri sera la notizia:
" Raggiunto l'accordo con l'India, i Marò 
tornano a New Delhi ".
  E questa è una di quelle notizie che gettano discredito  su un Paese  e lo 
privano dell'onore e della reputazione.
Fin dall'inizio di questa vicenda il comportamento del governo italiano
e stato, a mio parere, sbagliato e meschino.
Invece di dimostrare coraggio e decisione, difendendo due soldati comandati 
in missione antipirateria su una nave italiana, l'esecutivo dei pasticcioni ha commesso
un errore dietro l'altro. Non soltanto ha acconsentito che la petroliera su cui erano
imbarcati invertisse la rotta, uscendo dalle acque internazionali e consegnandosi dunque
nelle mani degli indiani, ma per mesi, dopo l'arresto dei due militari, Monti e il ministro
degli esteri Terzi di Qualchecosa avevano adottato una linea morbida. Invece di protestare fin da subito
per l'inganno con cui i due Marò erano stati arrestati, al posto di mettere in campo
tutte le misure possibili per ottenere la più rapida  scarcerazione, anzichè coinvolgere la Ue e
tutti gli alleati, il governo ha tentato flebili pressioni






Insomma,  la situazione si è via via ingarbugliata e i nostri soldati non solo non hanno visto
riconosciuto lo status di militari sottoposti alla nostra giurisdizione, non solo non hanno ottenuto ragione 
per aver operato in acque internazionali e dunque non indiane, ma sono stati privati anche di un processo giusto. Le perizie sui morti e sulle pallottole rinvenute nei corpi dei pescatori
sono state compiute senza nessuna garanzia per la difesa, ma di fronte a ciò
l'esecutivo dei tecnici, non ha protestato e non ha reagito.
Risultato, siamo arrivati al punto che secondo la Corte suprema indiana i nostri soldati
avrebbero dovuto essere giudicati da un tribunale speciale.
Così, a qualcuno, nel pieno di una crisi di governo, nel bel mezzo di una campagna
elettorale, è venuta l'idea di non fare tornare i Marò in India dopo la licenza di un mese
dovuta proprio al voto.
Alla Farnesina e a Palazzo Chigi qualcuno deve aver pensato che questa era la furbata
che avrebbe risolto la questione. Con un tradimento di un patto sottoscritto
dal governo ci saremmo riportati a casa i nostri soldati.
Com'è andata lo si è visto.






L'India ha reagito sequestrando il nostro ambasciatore e minacciando rappresaglie
nei confronti delle nostre aziende.
Risultato, l'uomo che aveva garantito di restituirci il prestigio internazionale ha calato
le braghe esponendoci a una figuraccia mondiale.
Grazie a Monti e a Terzi siamo coperti di ridicolo: abbiamo dato prova  di essere
un Paese di furbi, che cercano la scorciatoia ma quando sono messi con le spalle al muro
balbettano e chiedono scusa, supplicando il perdono.
Grazie a Monti abbiamo perso non solo la fiducia da parte di chi è al servizio 
dello Stato, come i due uomini mandati all'estero per difendere gli interessi nazionali,
ma anche l'onore. Nè è sufficiente dire che i marò sono stati rimandati in India
perchè New Delhi ha garantito che nei loro confronti
non sarà applicata la pena di morte.





La verità è che Monti e Terzi si sono rimangiati la parola due volte.
Prima con gli Indiani e poi con i soldati italiani.
Peggio di così non si poteva fare. Altro che governo dei tecnici. Questo è 
il governo dei pasticcioni.
Questo veramente non avrei mai pensato di arrivare a pensarlo e a scriverlo
ma non ci resta che rimpiangere un uomo come Craxi, che fece circondare  i marines
dai carabinieri, tenendo testa agli Stati Uniti.
No, non avrei mai pensato di dirlo!




( Fonte: Libero )



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METTICI LA FACCIA MARIO

Dopo essere stato a guardare per un anno, in piena 
campagna elettorale Monti si è fatto fotografare con i 
Marò in aeroporto, nel poco lusinghiero tentativo di
raccattare qualche voto. Allora ci fu la fanfara, per
SuperMario in pista con i soldati " Orgoglio della Patria".
Peccato che non ci sia stato anche l'altra  notte , il bocconiano 
con il loden, a mettere i nostri valorosi Marò sull'aereo 
che li ha condotti nelle galere indiane.


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Ore 12,30 mi si gela il sangue nelle vene nell'apprendere che il Ministro dell Difesa indiano
dichiara di non aver mai dato garanzie sulla non applicabilità 
della pena di morte, dice:
" Come può il potere esecutivo dare garanzie sulla sentenza di un tribunale? "
smentendo il nostro Ministro degli esteri.
Ennesima figuraccia!



( Fotografie dal web )




                                            




venerdì 22 marzo 2013

Oriana Fallaci, la carriera giornalistica




È il 1954 quando si trasferisce a Roma e viene assunta da Arrigo Benedetti, all’epoca direttore dell’«Europeo», per occuparsi di «fatti romani» per la prestigiosa rivista.
«Qui mi stabilii in una cameretta d’affitto e vissi un anno» racconta in seguito.
 È il periodo della dolce vita e Oriana si lascia attrarre dal mondo spesso frivolo dello spettacolo.
 Non vi si sente a suo agio, ma con la consueta determinazione vi si getta a capofitto. 
Per far suo quel mondo lo deve capire, e per arrivare a comprenderlo deve frequentare i personaggi che lo rendono così irresistibilmente leggero – a volte fino a sfiorare un’involontaria comicità.
È allora che la Fallaci comincia a elaborare e mettere a punto 
quel modo inedito di realizzare le sue interviste che nel giro di pochi anni
 l’avrebbe resa celebre e proiettata
 – pur essendo una donna alle prese con una professione quasi esclusivamente maschile – 
ai vertici del giornalismo mondiale.






Una tecnica unica, quella che Oriana crea gradualmente negli anni Cinquanta 
e sviluppa in totale autonomia tra gli anni Sessanta e Settanta.
 Come testimoniano molti degli appunti su quaderni e agende
 recuperati dal nipote ed erede testamentario Edoardo Perazzi dopo la morte della zia,
 le interviste venivano studiate a lungo a tavolino. 
Se ne è potuto avere un’idea grazie al ciclo di mostre realizzato nel corso del 2007
 (che ha dato vita al catalogo Oriana Fallaci. Intervista con la Storia), 
con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con RCS,
 nelle città che hanno avuto maggior significato nella vita di Oriana (New York, Milano, Roma, Firenze). 
Una parte di quel materiale di preparazione è stato esposto e reso accessibile ai tanti visitatori: 
numerose stesure del testo di base, traduzioni, frequenti e spesso decise cancellature, 
varianti infinite per affrontare al meglio lo stato d’animo dell’intervistato, 
combinazioni aperte per spingere su uno piuttosto che l’altro tasto. 
Tutto ciò per mettere in crisi la «vittima», farla ridere e poi temere, affascinarla 
e mostrarsi a sua volta affascinata, incanalare il discorso in modo da correre a fianco del politico
 o della star sotto torchio, spingerlo nella direzione che mai avrebbe voluto intraprendere; 
infine infliggere i decisivi colpi finali, attaccandolo sui suoi stessi errori,
 fino a far rivelare il lato più oscuro della propria mente.
Una sorta di interrogatorio non violento, in cui girando e rigirando attorno al problema 
il colpevole finisce per confessare senza neanche accorgersene. 
«Per esser buona un’intervista deve infilarsi, affondarsi, nel cuore dell’intervistato» 
dirà Oriana nel 2004 in Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’Apocalisse.






Nel periodo romano, armata di registratore e microfono,
 la Fallaci affronta i divi stranieri che lavorano a Cinecittà
 senza tralasciare i grandi personaggi del cinema italiano di quegli anni: 
Mastroianni, Totò, Fellini e Anna Magnani rappresentano solo alcuni esempi. 
Le sue interviste fanno clamore perché segnano la differenza con quelle degli altri giornalisti,
 «L’Europeo» le pubblica con grande rilievo contribuendo alla fama degli intervistati ma anche dell’intervistatrice. Con molti di quei personaggi nasce un’amicizia che durerà nel tempo.
Un anno dopo, nel 1955, Oriana è chiamata alla redazione milanese del giornale. 
È contenta di cambiare città, nonostante non sia particolarmente attratta da Milano; 
più che altro sogna di visitare altri Paesi e spera che grazie all’incarico milanese 
le sia data la possibilità di viaggiare per il mondo.






Ricorderà in seguito: «A viaggiare, del resto, avevo incominciato molto presto: da sola.
A 18 anni ero stata in Inghilterra, in Irlanda, in Francia: “per vedere”.
 E anche perché ci tenevo a conoscere i Paesi che, sotto il fascismo, mio padre 
citava sempre come “i Paesi della democrazia”. Io non avevo conosciuto la democrazia. 
Ero nata quando Mussolini era già al potere da tempo e, sotto la sua dittatura, ero cresciuta.
 Comunque, abitando come base a Milano, viaggiavo molto per “L’Europeo”.
 Nel 1955 fui per la prima volta negli Stati Uniti».






Ecco il primo sogno realizzarsi: gli Stati Uniti sembravano un traguardo irraggiungibile,
 ci arriva invece nel 1955 e ci torna più volte negli anni immediatamente successivi, 
sempre con lo scopo di conoscere – e smascherare – i personaggi di spicco del panorama americano
 della politica e dello spettacolo.
Facendo tesoro della stagione romana e degli incontri avvenuti durante i frequenti viaggi in America, 
nasce il reportage Hollywood vista dal buco della serratura,
 che diventerà il primo libro di Oriana pubblicato da Longanesi nel 1958 con il titolo
 I sette peccati di Hollywood.
Continua nel frattempo la collaborazione, sempre più intensa, con «L’Europeo».
A Oriana viene affidata un’inchiesta sul ruolo delle donne e sul loro modo di vivere 
dall’altra parte del mondo, in Oriente.






 Così la stessa Fallaci narra quel viaggio, e quello che ne scaturì:
«E, mi pare nel 1960, feci il mio primo giro del mondo: per scrivere delle donne. Fui in Medio Oriente, in Oriente. Ne cavai un lungo reportage (Viaggio intorno alla donna) e poi il libro Il sesso inutile». 
Era il secondo libro di Oriana, e il primo pubblicato per Rizzoli nel 1961: 
di lì in avanti il rapporto tra autore ed editore non si sarebbe mai interrotto.
Le numerose interviste e curiosità pubblicate per «L’Europeo» tra il 1958 e il 1963, arricchite di nuove riflessioni e rielaborate, sono raccolte in volume da Rizzoli nel 1963, 
con il titolo Gli antipatici.
 Tra considerazioni critiche e descrizioni irriverenti, il mondo dello spettacolo è «radiografato» e 
messo alla gogna senza filtri da un giornalista.




 Anzi, ed è importante sottolinearlo di nuovo, da una giornalista.
Oriana conquista infatti un territorio professionale che, fino a quel momento, 
è sempre stato prerogativa maschile. Ciò concorre non poco a creare la figura della Fallaci, 
sia agli occhi del mondo, sia nelle dinamiche più personali che forgiano il suo carattere indomito.
Una giornalista sempre in viaggio, abituata a visitare i Paesi più lontani, 
capace di denunciare i maltrattamenti inflitti alle donne e a schierarsi senza problemi contro gli uomini, 
diventa un personaggio scomodo. 
Ma questo non la frena, anzi le dà la forza di proseguire e 
di entrare in piena competizione con i suoi colleghi maschi.






Ma c’è un altro ambito che in quegli anni coltiva e dove sente di poter esprimere al meglio la sua vocazione: «Il giornalismo all’inizio per me fu un compromesso, un mezzo per arrivare alla letteratura»;
sono le sue stesse esperienze di lavoro e di vita a fornirle la materia prima
 per scrivere e pubblicare nel 1962, sempre con Rizzoli, il suo primo romanzo
 Penelope alla guerra. 
Affresco coraggioso e cosmopolita capace di precorrere i tempi,
narra la storia di un triangolo amoroso a New York giocato tra Giovanna (Giò),
 giovane donna audace e disinibita alla ricerca della propria indipendenza sessuale ed economica,
 e due ragazzi omosessuali che vivono della loro arte.
Una narrazione che rivendica con voce coerente e decisa
 – come già era avvenuto nell’inchiesta del Il sesso inutile – 
il ruolo della donna nella società, indicando i primi passi del cambiamento e
 dell’emancipazione dai vincoli della famiglia e delle tradizioni.




( Fonte e fotografie web )
( Continua giovedì 28 marzo )





Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")